La prima volta che ho sentito parlare di personalità Nemesi, mi è venuto in mente qualcosa di negativo, una punizione, una resa dei conti. Ma poi mi sono documentata approfonditamente. Uscivo da una relazione tossica e desideravo fortemente ritrovare me stessa, dopo tanto dolore.
Ho capito una cosa fondamentale, che mi ha aiutato a cambiare prospettiva e punto di vista. Nemesi non è la donna che torna per farla pagare a qualcuno, bensì è la donna che smette di aspettare che sia proprio chi l’ha ferita a restituirle la pace.
Il concetto è davvero semplice anche se difficile da mettere in pratica: Nemesi è quella persona che, dopo essersi a lungo concentrata sull’altro, prova a guardare di nuovo verso di sé.
Dentro una relazione che fa soffrire, può capitare di passare molto tempo a cercare spiegazioni: perché si comporta così? Che cosa voleva dire? Tornerà a essere la persona dell’inizio? E se avessi sbagliato io?
Sono domande comprensibili. Ma, quando occupano ogni spazio, si rischia di perdere di vista le proprie:
Come sto? Che cosa desidero? Che cosa non voglio più accettare?
Il primo gesto della Nemesi è forse proprio questo: spostare lo sguardo e non per negare ciò che è successo, né per fingere che non faccia male, ma per riconoscere che la propria vita non può restare sospesa in attesa di una spiegazione, di un pentimento o di un ritorno.
Si dice che le ferite fortifichino, può darsi, ma ugualmente lasciano paura, confusione, fatica. E non c’è niente di sbagliato nel sentirsi ancora vulnerabili.
La forza non consiste nel dire che va tutto bene o nel trasformare ogni sofferenza in una lezione. Può cominciare in modo molto più semplice: smettere di giustificare ciò che ci fa stare male, chiedere aiuto, concedersi tempo, rimettere un confine dove prima si cedeva per paura di perdere l’altro.
Non è una rinascita spettacolare ma un percorso fatto di scelte piccole, che aiutano a ritrovare fiducia nel proprio giudizio.
Diventare Nemesi non significa non soffrire più, né diventare intoccabili. Significa non misurare il proprio valore sulle attenzioni ricevute o sulla capacità di farsi scegliere. Significa capire che la propria dignità non dipende dal fatto che l’altro riconosca il male che ha fatto.
Alla luce di tutto questo, chi è la Nemesi? E’ colei che, a un certo punto, smette di aspettare il riscatto da chi l’ha ferita e comincia a restituirsi, un passo alla volta, a se stessa.
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Personalità Nemesi: come trasformare il dolore in forza e liberarsi dalla relazione tossica
Mettere confini nelle relazioni: il momento in cui tutto cambia
Perdonare non significa tornare: significa salvare il bello senza negare il male
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