Solo et pensoso i più deserti campi/vo mesurando a passi tardi et lenti,/et gli occhi porto per fuggire intenti/ove vestigio human l’arena stampi./Altro schermo non trovo che mi scampi/dal manifesto accorger de le genti,/perché negli atti d’alegrezza spenti/di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge/et fiumi et selve sappian di che tempre/sia la mia vita, ch’è
celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge/cercar non so ch’Amor non venga sempre/ragionando con meco, et io co·llui.
Uno dei celebri componimenti del Canzoniere di Petrarca è Solo et Pensoso. Chi non ha mai letto, almeno una volta, questo bellissimo sonetto? Ovviamente gli addetti ai lavori, ne conoscono, almeno si spera, la parafrasi, ma soprattutto l’emozione che in qu el momento il poeta evocava. Per chi non lo sapesse, la poesia è nata con l’uomo ed è sempre attuale. Addirittura la tragedia greca è il punto di riferimento della psicologia analitica i deata da Jung, personaggi mitologici rappresentano stili di vita, simboli della personalità profonda e quindi spesso inconscia che costituisce la base della psiche di ogni uomo.
Ritornando al sonetto, vorrei porre una riflessione piuttosto seria, che sicuramente è uno dei temi scottanti di questo quarto di secolo, ovvero l’esternazione dei sentimenti di fronte ad un mondo che è
continuamente in fuga da ogni vocabolo che echeggia le questioni di cuore. La realtà umana vive, oggi più che mai, la condizione alienante del sé, ragion per cui, un uomo come Petrarca potrebbe essere, anzi è, senza ipotesi, giudicato come colui che, trafitto da un dolore irreparabile, diviene depresso e allora è
consigliabile, con prescrizione “medica”, stare lontani dalla tossicità del sentimentalismo.
Guardate un po’ come si è sovvertita la realtà, la mia curiosità, forse opinabile, deriva dagli incontrastabili movimenti che sbandierano vessilli del “No alla violenza” e dell’“Ama chi ti pare”. Sinceramente io, dietro queste frasi, non percepisco la forza dell’anima se non una propulsione all’esibizionismo di un Io che non riesce ad entrare negli spazi della coscienza. Ogni tanto sarebbe lecito chiedersi se gli effetti di queste lotte sono tangibili oppure rimangono tra il serio ed il faceto.
Certamente, con il volto del caro Francesco vediamo come l’atteggiamento dei nostri contemporanei, che vivono tra l’ empatia e la fragilità dello spirito, e per fragile intendo qualcosa di delicato o prezioso di cui bisogna averne cura, è un sentimento di smarrimento. Sconvolgente è tutta la serie di proposizioni che vengono menzionate nel momento in cui un amico vive un momento di dolore, e che cerca solamente un po’ di sostegno. In questi anni di fidanzamenti virtuali e amori meccanici, non è più possibile esternare attimi di emozioni che danzano nel nostro intimo.
Petrarca fugge dalla gente, ma è consapevole della incapacità di liberarsi dal sentimento che vive in lui e che, al tempo stesso, è la forza che lo ispira alla poesia. Scrivere di un amore sui social è un rischio, perché ci si ritroverebbe attaccati da consigli alla buona, da una tempesta di parole confezionate, il web ci ha resi leoni da tastiera, consiglieri di stili di vita, ed io vorrei guardare l’ intimo di questi esseri che hanno in tasca i consigli della felicità, e così via. Ecco da chi fuggiva il poeta, e in quel tempo non c’era nemmeno internet, egli aveva deciso di scappare dalla società.
C’è anche chi vorrebbe infilare dentro l e e mozioni dell’altro la propria esperienza, detesto infinitamente l e frasi: “Non ci pensare”, “dimentica”. Siamo forse forniti di interruttore per spegnere il pensiero, per resettare la memoria? Miriade di distillati divoranti il valore della parola. L’essere umano che nega il fluire delle emozioni partecipa al transumanesimo: tutti uguali, tutti felici, tutti sempre e incondizionatamente innamorati, tutti che vanno avanti. Tuttavia, si tratta della più eclatante menzogna che lascia sgomento agli animi che hanno deciso di raccontarsi.
Dovremmo imparare dal contrasto dei sentimenti non solo il valore della vita, ma cercare, come archeologi l’artista che è in ognuno di noi, prescindendo dai pregiudizi che sono un vicolo cieco. In proposito, il poeta Marco Carrer ha posto in analisi due vocaboli importanti, rilevandone il significato profondo: Dimenticare e Scordare. Il primo contiene la parola Mente, che attraverso la distrazione aliena le forme pensiero che creano blocchi. Il secondo, invece, Scordare, sebbene siano dei sinonimi, ha a che fare col Cuore (s – cord – are). Perciò, chi facilmente scorda non è accordato alla nota del proprio spirito.
Seicentocinquanta anni dopo, il poeta è eterno!
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