Attualità

Stipendi fermi, prezzi in volo: anatomia di un bilancio familiare in crisi

Non risparmiare ciò che resta dopo aver speso, ma spendi ciò che resta dopo aver risparmiato — Warren Buffett

Spesso si dice che “le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese”. È una specie di mantra, un’espressione un po’ stereotipata che si ripete ormai da anni e che domina le discussioni politiche a ogni livello. Le famiglie sono, di fatto, meno ricche. A dirlo è l’Onf, l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, che fa i conti in tasca agli italiani e riferisce che i rincari per il 2026 ammontano a circa 672 euro annui. Una cifra consistente se si pensa che uno stipendio netto mensile è in media inferiore ai duemila euro al mese. Ovviamente il problema andrebbe visto da diverse direzioni per poterne anche solo abbozzare un’analisi completa e corretta.

Perché gli stipendi sono sempre più bassi e le spese continuano ad aumentare?

I dati non danno molto scampo: l’inflazione aumenta, gli stipendi non si adeguano, cambia la percezione che le persone hanno della realtà circostante, con una conseguente prudenza negli investimenti, soprattutto per quel che riguarda beni necessari come la casa. Il mercato immobiliare vede una crescita esponenziale degli affitti e, nelle città più vivaci, anche dei prezzi di vendita. Quello che colpisce è la visone politica della situazione delle famiglie italiane.

Chi governa racconta la mirabolante crescita economica della popolazione, un aumento dei posti di
lavoro, in una visione propagandistica che poco ha a che fare con la realtà. Se è vero che, a livello generale, l’occupazione è aumentata, raggiungendo picchi del 62,7%, l’Italia rimane fanalino di coda in Europa per la dinamica salariale. Purtroppo l’Italia è il paese del G20 con la perdita più marcata di potere d’acquisto dal 2008 a oggi. Ma in pratica che cosa significa per le famiglie? Meno consumi e più propensione al risparmio.

I nuovi business e il mercato del “second hand”

La situazione di incertezza, questa sensazione continua di trovarsi in un momento di precarietà fa sì che i consumatori diventino parsimoniosi. Si spende meno per consumi liberi, come viaggi, tempo libero e cultura, per timore di trovarsi di fronte a spese impreviste legate alla salute, ad esempio. Ci troviamo di fronte a un evidente paradosso. La società ci spinge continuamente a spendere, creando prodotti che durano il tempo di una stagione, facendoci sentire bisogni che di fatto non esistono, senza, però, avere a
disposizione denaro sufficiente per possedere le ultime novità in fatto di tecnologia o di accessori, per citarne solo un paio.

Fioriscono, così, nuovi business, che sembra ci facciano risparmiare, come il mercato del “second hand”, ma che, in realtà, ci spingono a comprare ciò che non serve, solo perché costa poco. Sulle nostre tasche pesano anche altre spese silenziose, che sommate in un anno diventano una cifra piuttosto pesante. È il caso delle piattaforme streaming video, che ci offrono intrattenimento che sembra a basso costo. Ma non ci basta vedere la novità su Netflix o Prime, dobbiamo vedere quella serie che tutti hanno visto, pena l’esclusione sociale. E allora ci abboniamo all’ennesima piattaforma, aggiungendo sempre ulteriori
spese.

Il risparmio diventa, così, illusorio, perché incorriamo nelle trappole di marketing che ci fanno credere di aver messo da parte qualche soldo, ma che in realtà ci hanno sospinto a spendere di più acquistando ciò di cui non abbiamo bisogno. Insomma, lavoriamo a ritmi record, ma facciamo fatica a farci bastare lo stipendio. Siamo schiacciati fra il carovita reale e il generale aumento dei prezzi e una vita che ci chiede di
spendere sempre di più per essere membri attivi della società. Dobbiamo necessariamente trovare un equilibrio, affinché il denaro diventi uno strumento che ci garantisca davvero la libertà!

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Carla Ursino

Calabrese di nascita e di temperamento, ha una passione innata per la parola scritta e parlata. Ha fatto dell’arte in tutte le sue sfaccettature la propria ragione di vita. Laureata al DAMS a indirizzo Musica e specializzata in Storia della musica rinascimentale, ha approfondito lo studio del canto, esibendosi in concerti sia come contralto solista sia in coro in tutto il centro e il nord Italia. Ha appreso l’arte del teatro e della danza e ha calcato i più disparati palcoscenici, fino ad arrivare a presentare eventi culturali e dedicati alla moda, soprattutto nel territorio veneto, dove ha vissuto per più di vent’anni. Attualmente è docente e, per dare spazio all’altra grande passione, la politica, fiera Consigliera di opposizione di un piccolo Comune calabrese.

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