Giornalista, scrittrice, conduttrice e autrice di progetti culturali e sociali, nel corso degli anni Claudia Conte ha dedicato se stessa e il proprio lavoro all’attenzione verso le persone, ai giovani, ai diritti, a quelle fragilità che troppo spesso diventano visibili soltanto quando hanno già prodotto le loro conseguenze. Il suo impegno si è sempre rivolto alla cultura del rispetto e al contrasto della violenza in ogni sua forma, manifestandosi anche attraverso collaborazioni con realtà come UNICEF, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Museo della Shoah, AISM e Fondazione Francesca Rava.
Il suo percorso professionale tocca la radio, la televisione, la scrittura, la produzione culturale e la direzione artistica del Ferrara Film Festival, senza contare le numerose partnership con enti del Terzo Settore e istituzioni impegnate nella lotta per l’inclusione e per la tutela dei più fragili. Piattaforme piuttosto differenti fra loro, ma pur sempre accomunate da un unico scopo. Basti pensare al format La mezz’ora legale su Rai Radio 1, ai progetti dedicati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale oppure ai suoi libri, tutte dimostrazioni di come abbia spesso scelto di utilizzare la comunicazione non soltanto per raccontare qualcosa, ma per cercare di aprire un dialogo, un confronto, e far luce su quelle situazioni che il più delle volte restano nell’ombra.
La voce di Iside, ad esempio, opera premiata con il Books for Peace nel 2024, aveva portato al centro il disagio giovanile e il volontariato, mentre quest’anno è arrivato Dove nascono i silenzi, romanzo incentrato sulle fragilità familiari, sulla violenza di genere e sulle ferite che possono rimanere nascoste dietro le relazioni quotidiane. Nei giorni scorsi, invece, è partito su Rai Radio 1 il suo nuovo programma Impronte, pensato per affrontare argomenti come il rapporto tra esseri umani e animali, le adozioni, la pet therapy e la biodiversità, grazie a testimonianze e storie capaci di mettere in discussione il modo in cui guardiamo il mondo che ci circonda. Lo scrittore, filosofo, giornalista e intellettuale francese Albert Camus diceva che:
La vera generosità verso il futuro consiste nel dare tutto al presente
Che sia questa la missione di Claudia? Per scoprilo, abbiamo deciso di raggiungerla telefonicamente e di chiederlo direttamente a lei. Buona lettura!
“Impronte” è il nuovo programma di Rai Radio 1, che va in onda tutti i giovedì, dalle 10.30 alle 11.00, e che conduco con grande orgoglio. Il suo, nonché il mio intento è quello di raccontare quel legame che accompagna da sempre la storia dell’uomo, ossia quello con gli animali. Sono compagni di vita, alleati, e perfino protagonisti di attività di soccorso, assistenza, solidarietà, pet therapy e servizi delle forze dell’ordine. Voglio parlare del ruolo sociale che svolgono, soprattutto nei confronti delle persone più fragili e per farlo abbiamo scelto di inserire all’interno del format storie vere, contributi di esperti come veterinari, zoologi, ricercatori e divulgatori, o frammenti di vita da parte di personaggi del mondo dello show business che condivideranno insieme a noi il loro legame con il mondo animale.
In ogni puntata presentiamo inoltre un libro o un film dedicato ai nostri amici a quattro zampe, e ci sarà spazio anche per notizie curiose provenienti da tutto il mondo. Mi piacerebbe parlare non solo di animali domestici, ma di tutti quelli che vivono lontani dalla nostra quotidianità e che, di conseguenza, ci risultano poco conosciuti, nella speranza di poterli comprendere meglio. Ci sarà pure spazio per le storie personali degli ascoltatori. Non a caso, una delle cose belle di “Impronte” è che, in ciascun episodio, gli spettatori da casa potranno scrivermi ed io potrò invitarli in trasmissione per permettere loro di condividere con me i propri racconti. Insomma, è un luogo in cui tutti possono essere protagonisti, purché amino incondizionatamente gli animali.
Il modo in cui trattiamo gli animali racconta tantissimo di noi, della nostra sensibilità e dei nostri valori. Le persone che abbandonano gli animali o che sono violente con loro sono persone che hanno tanto odio, persone violente. Molto spesso chi li maltratta maltratta anche gli altri esseri umani. Mi piacerebbe affrontare questo particolare aspetto in trasmissione e sono certa che lo faremo molto presto, perché il rispetto va dimostrato verso qualunque forma di vita!
Spesso, purtroppo, dietro i silenzi si nascondono sofferenze, disagi e dolori, specialmente se questi riguardano i più giovani o le persone fragili. Pensiamo, ad esempio, ad una donna che sta subendo violenza. Si chiuderà in un silenzio impenetrabile, ma che deve essere indagato. La persona che subisce violenza, così come chi subisce bullismo o cyberbullismo, non deve sentirsi sola e non deve sentirsi in colpa. Molte volte chiedere aiuto non significa essere deboli, ma riconoscere di avere un problema e trovare la forza, ne occorre tantissima, di andare avanti, di rinascere. Perciò, a chi mi ascolta e mi legge voglio dire che se si vive una situazione di questo tipo, bisogna chiedere aiuto, far sentire la propria voce.
“Dove nascono i silenzi”, poi, nasce dalla collaborazione con l’Osservatorio sul Bullismo e con altre realtà, tra cui “Uguali per i Figli”. Uno degli obiettivi di questa storia è proprio quello di indagare il rapporto tra genitori e figli. Si tratta di una storia vera, dopotutto, una di quelle molto distanti dalla realtà e in cui i lettori possono (e devono) immedesimarsi. La trama parla di un padre che ha una doppia vita. All’esterno, è un uomo rispettato, rispettabile, stimato, con un buon lavoro, ma in casa si trasforma, diventando un uomo che opprime la famiglia, maltratta la moglie, umilia e giudica i figli.
La componente del giudizio è piuttosto importante, poiché viviamo in una società che giudica troppo. Ciò rappresenta l’esatto opposto del rispetto e in merito potremmo senza ombra di dubbio apprendere qualcosa dagli animali, i quali ci donano amore incondizionato indipendentemente da chi siamo. Penso sia una forma di accoglienza che dovremmo imparare tutti ad avere, solo così potremo dar vita a relazioni sane e piene di rispetto.
Tornando alla storia che accennavo poco fa, la moglie del protagonista non lavora e di conseguenza non è indipendente economicamente. Oggigiorno parliamo continuamente di femminicidio e troppo poco di violenza domestica che, al contrario, è diffusissima. Secondo il rapporto “Edufin” del Ministero dell’Economia e delle Finanze, una donna su due che conosce il fenomeno della violenza economica dichiara di averla subita, un dato che combacerebbe, per giunta, con il fatto che l’Italia è fanalino di coda in Europa per occupazione femminile.
Tuttora le donne non riescono ad avere un’effettiva parità. Pensiamo al salary gap, al gender gap e ai giudizi di genere, fenomeni che per poter essere estirpati alla radice devono essere combattuti anche sul piano culturale, e devono essere le donne stesse a farlo, senza paura e senza vergogna, specie quando di mezzo ci sono dei figli, sui quali potrebbero ripercuotersi i disagi e i traumi derivanti da una situazione del genere, con la possibilità che si trasformino in ciò che disperatamente si cerca di combattere.
Beh, è proprio questa la mia battaglia. Vado continuamente nelle scuole, intervengo in svariati convegni e scrivo libri a riguardo, perché il messaggio più importante è quello di non far sentire solo chi è in difficoltà. Bisogna veramente pensare che la vita possa andare avanti e che i momenti brutti siano delle parentesi dalle quali si può fuggire, persino a costo di dover compiere delle scelte difficili. Un po’ come, per esempio, abbandonare un marito violento. Potrebbe essere una scelta difficile, dal momento che equivarrebbe a lasciare una persona che si è amato molto e che probabilmente è il padre dei propri figli. Tuttavia, se si tratta di una persona violenta o se la relazione non ha più alcunché di sano, dovremmo spingerci a lasciar andare ogni cosa, mettendo noi stessi e magari i nostri figli al primo posto.
È una grandissima responsabilità, che appartiene a tutti quelli che hanno un seguito o l’opportunità di scrivere su un giornale, di parlare in televisione, di poter redigere un libro o di esporsi dinanzi ad un nutrito seguito sui social media. Chiunque può darsi da fare per sensibilizzare su certe tematiche, nessuno è esente. La violenza è ormai molto diffusa e un giorno potrebbe riguardarci da vicino. Per questo è importante parlarne e lo è ancor di più per i giovani, che oggi hanno opportunità, ma al tempo stesso soffrono di altrettante fragilità. Non devono essere lasciati soli, tantomeno demonizzati ingiustamente. Bisogna educarli al rispetto e ai sentimenti, rimetterli al centro e dedicar loro del tempo, farli sentire ascoltati, e perché no, magari persino compresi!
La nostra è una società che mette al primo posto l’ego e, se si fanno pochi sacrifici, avere dei figli oppure dedicare del tempo ai ragazzi significa inevitabilmente rinunciare a qualcos’altro. Per i genitori è più semplice lasciare il figlio magari con il cellulare tutto il giorno, anziché parlare con loro. Ciò implica che questi ragazzi crescano senza alcun tipo di riferimento. Ancor peggio, i soli che trovano sono quelli in cui si imbattono sulle piattaforme virtuali e sui social media, molti dei quali sono solitamente dei modelli sbagliati da non dover assolutamente imitare, e all’interno di quelle serie tv dove ad essere glorificati sono a mio avviso proprio i personaggi peggiori sotto ogni punto di vista.
Sfortunatamente, però, non avendo a disposizione nessuno che possa aiutarli a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, i ragazzi finiscono puntualmente per emularli.
Bellissima domanda. Un po’ come gli animali lasciano l’impronta nell’habitat in cui vivono e nei cuori che toccano, anche a me piacerebbe lasciare una traccia. Proprio nei giorni scorsi ho ritirato in Campidoglio un premio che si chiama “Tracce e Visioni”, a testimonianza di come ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare quello che ha intorno. In fondo, basterebbe davvero poco. Un sorriso ad una persona che soffre, una tesa di mano, il non essere chiusi nel nostro individualismo. Insomma, cominciare, o meglio ricominciare, a sentirci tutti parte di una grande famiglia, quella dell’umanità, dei buoni sentimenti e dei buoni valori.
E ancora una volta penso che gli animali facciano parte di tutto questo. Siamo creature del creato, facciamo tutti parte di una grande famiglia, che va rispettata, così come va rispettato l’ambiente. Ecco, il “rispetto” è l’impronta più importante che tutti noi possiamo lasciare!
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