Questa settimana avrei voluto parlarvi del Referendum sulla Giustizia e dell’infinità di scempiaggini che la gente ama ripetere (e ripetersi) per venire meno ai propri doveri. Poi, mi sarebbe piaciuto dilungarmi sulla causa da 160 milioni di euro che Mediaset sta intentando contro Fabrizio Corona, anche perché, dopo le ripetute accuse diffamanti dell’ei fu Re dei Paparazzi (ricordiamolo, si è innocenti o colpevoli fino a prova contraria e qui di prove ne sono state fornite ben poche!), che cos’altro ci si poteva aspettare?! O che ne so, avrei di certo dedicato due parole al comico, si fa per dire, Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare al Festival di Sanremo dopo aver gustato per un po’ il sapore di quella stessa insalubre medicina che lui era solito dispensare agli altri.
E invece, purtroppo, mi tocca commemorare, più che commentare, nel vero senso della parola, la triste e inaspettata dipartita della Contessa del Popolo Patrizia De Blanck.
Con la sua morte, qualcuno direbbe che la televisione italiana può tirare un sospiro di sollievo. E non di certo perché la sua fosse una presenza ingombrante o scomoda nel senso negativo del termine, non fraintendetemi, ma semplicemente perché ora i palinsesti e le emittenti, già pervasi da un non troppo inspiegabile senso di noia e mansuetudine, possono finalmente tornare a sentirsi al sicuro, liberi da qualsivoglia tipo di imprevisto o da chiunque, come la De Blanck, possa dire la cosa giusta al momento sbagliato nel modo più crudo e diretto possibile.
E per che cosa? Forse per ritornare ad essere un deserto di buone maniere che, per quel che riguarda il piccolo schermo, di educativo hanno sempre avuto ben poco? O chissà, magari per dare nuovamente spazio alle finte frasi giuste pronunciate all’occasione più opportuna, quella a favor di telecamera naturalmente, intrise di un buonismo calibrato in base all’indice dello share e di un opinionismo pre-confezionato che non sa per niente di autentico? Ebbene, perché se è così, allora dovremmo parlare di un vero e proprio lutto nazionale!
Perché, diciamolo senza giri di parole, benché fosse una contessa, non era un mistero per nessuno che la classe o la nobiltà non fossero il suo pane quotidiano. Mentre i più si accontentano tutt’ora di personaggi ‘forti’ solamente di facciata, trasgressivi a seconda del numero dei gettoni di presenza e ribelli soltanto a discrezione dell’editore, Patrizia era probabilmente per pochi, indigesta per molti e autenticamente ingestibile per tutti.
Diceva quello che pensava nel modo peggiore possibile, ma con tempi comici impeccabili. Non era costruita, addestrata o ripulita, ma una donna che se ne fregava talmente tanto da risultare scandalosa pure quando aveva ragione. Insomma, il suo sembrava quasi un sabotaggio continuo del perbenismo televisivo, un’opera di demolizione durata decenni che, con ogni eventualità, solo la vamp dall’insindacabile giudizio Tina Cipollari potrebbe eguagliare. D’altronde, come dimenticare le loro discussioni nel corso del reality Il Ristorante?
O ancor meglio, chi se le dimentica più le sbugiardate in diretta televisiva all’autoproclamatasi per identificazione personale Marchesa Daniela del (fico) Secco d’Aragona? Si trattava pur sempre di aristocrazia da talk show, un minuetto velenoso dove il bon ton veniva sfrattato e sostituito da un teatrino barocco in cui l’unica cosa davvero blu era il sangue alla testa di noi poveri telespettatori, ma che aveva la funzione di ricordare, soprattutto a chi amava spacciarsi per ciò che non sarebbe mai potuto diventare, che:
Signori si nasce, non si diventa!
Patrizia era così e probabilmente lo sarebbe per giunta al suo funerale, se solo potesse. Persino a questo mio pezzo, ne sono sicuro, se lo avesse letto, avrebbe risposto con un sonoro “vaffanculo“. Ma la cosa positiva è che, a differenza della stragrande maggioranza dei prezzemolini televisivi che vediamo malauguratamente ogni giorno, non ha mai finto di essere diversa o migliore perché essere se stessi rimane sempre il più bel biglietto da visita che si possa presentare!
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“Io sono notizia”: quando l’ignoranza si finge “cultura” a spese degli italiani! – L’Opinione
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