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“Io sono notizia”: quando l’ignoranza si finge “cultura” a spese degli italiani!

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Io sono notizia

Questa settimana, tra le tante e altre cose, avrei voluto sicuramente parlarvi di un algoritmo che riesce a diagnosticare tumori rari con anni di anticipo, di una comunità islandese che ha azzerato le emissioni grazie a un modello energetico replicabile ovunque o, perché no, magari del fatto che i panda non sono considerati più una specie a rischio di estinzione. Tutte notizie vere, tutte straordinarie e, neanche a dirlo, tutte passate sotto il tappeto mediatico quasi fossero briciole fastidiose sul divano della cronaca. E invece no. Mi tocca, mio e vostro malgrado, commentare la maldestra serie tv con protagonista Fabrizio Corona dal titolo Io sono notizia, un affresco non richiesto della vita e della carriera dell’ei fu Re dei Paparazzi che se fosse stato pura immondizia, avrei di certo saputo in quale discarica collocarlo!

Non è vero che non c’è cultura, semplicemente non è “Io sono notizia”

Oggigiorno la cultura, si sa, è quel settore dell’apparato italiano di cui il Governo spesso e volentieri si dimentica. D’altronde, non è un mistero per nessuno che, di anno in anno, vengano tagliati sempre più fondi. Eppure, con mia grande sorpresa mista a delusione, Io sono notizia trova più spazio del dovuto su palcoscenici decisamente immeritati, l’ennesima somma di denaro sperperata dallo Stato e persino il coraggio di presentarsi come “progetto culturale”! Ebbene sì, perché mentre Corona (s-)parla di registi che vendono i loro film ai giganti dello streaming e addita il Tax Credit o il Superbonus come truffe ai danni del Paese, i suoi 5 episodi ricevono quasi 800mila euro dal Ministero della Cultura!

Ora, non so cosa ne pensiate voi, ma io vorrei tanto interpellare il ministro Alessandro Giuli, così, giusto per chiedergli cosa ci abbia mai ravvisato di ‘culturale’ nell’iniziativa, tanto da stanziare un quantitativo considerevole di fondi pubblici!?! Anche perché, diciamocelo, non è che si possa automaticamente definire “cultura” qualunque cosa abbia un minimo di pubblico, altrimenti pure l’eco di un reflusso gastroesofageo disperso nel vento potrebbe essere per qualcuno un’installazione sonora!

Cosa ha la serie tv di “culturale”?

Non ci vuole un genio per capire che Io sono notizia, di culturale, abbia ben poco, se non niente! Anzi, vi dirò di più, a mio avviso corrisponde solamente alla più infima rappresentazione visiva di un’illusione in virtù della quale basta l’esposizione per giustificare il contenuto, l’incarnazione mediatica del trionfo dell’“io” urlato sul “noi” pensato. Insomma, la celebrazione dell’ovvio, del banale e del già visto, con l’aggiunta di una pretesa morale che lo rende ancora più indigesto.

Nel frattempo, però, fuori da questo spettacolino autoreferenziale, succede che i ricercatori lavorano senza finanziamenti, gli artisti migrano, le biblioteche chiudono, i teatri sopravvivono per miracolo e gli insegnanti tengono in piedi l’idea stessa di pensiero critico con lo scotch e la buona volontà. Ma del resto, è ampiamente risaputo, loro non ‘sono notizia’. Chissà, forse perché non urlano o, più semplicemente, perché non si abbassano a sponsorizzare perfino la malaria pur di racimolare un euro!

Il vero problema siamo noi

La civiltà comincia quando smettiamo di applaudire il vuoto — Albert Camus

Ciò nonostante, il problema non è di per sé Io sono notizia, ma chi è la notizia perché, benché tutti ormai conoscano Corona, stiamo pur sempre parlando di un soggetto che pare aver ben poco da insegnare. Il problema è che a lui e quelli come lui venga offerto uno spazio con un ampio bacino di utenza, che certi prodotti vengano legittimati e legittimino il messaggio secondo cui sarebbe sufficiente raccontare se stessi, nel bene e il più delle volte nel male, per essere rilevanti, esporsi per ritenersi profondi, indignarsi per considerarsi intelligenti. Che dire, il problema è che, mentre moltissimi artisti con idee e iniziative valide, di spessore, si vedono negati finanziamenti più che giusti, format discutibili godono di fondi ministeriali provenienti dalle tasche degli italiani e poi finiscono, non si sa come, su un canale privato a pagamento in cui ci sono già milioni di abbonati.

E allora sì che, a costo di annoiarvi, avrei voluto parlarvi di scoperte scientifiche, di modelli virtuosi e di traguardi sensazionali. In altre parole, mi sarei volentieri dilungato nel raccontarvi di cose che fanno crescere, non di cose che fanno dell’analfabetismo funzionale un’autentica bandiera. Ma eccoci qui, a commentare l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia non è vero che la cultura manca. Al contrario, si preferisce di gran lunga sostituirla con qualcosa che non le somiglia minimamente. E questa sì che è una notizia, di cui, a onor del vero, avrei fatto, sia per me che per voi, volentieri a meno!

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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