Valerio Merola è senza dubbio uno dei conduttori televisivi più riconosciuti e riconoscibili. Scoperto e lanciato da Pippo Baudo negli anni ‘80, l’ideatore e conduttore dello storico e seguitissimo talent show al femminile Bravissima, nonché autore tv e opinionista, dal 28 aprile è tornato in libreria con il suo secondo libro, Cuoci e Seduci, per la casa editrice Pathos Edizioni. Un volume che unisce le delizie del palato, attraverso ricette facili e veloci, a consigli e suggerimenti per dei dopocena bollenti. Il libro sarà ufficialmente presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio e Merola sarà presente, sabato pomeriggio e domenica mattina, allo stand dell’editore per incontrare i lettori e il firma copie.
Ma vediamo cosa ne pensa lui, con oltre quarant’anni di carriera alle spalle, della televisione di oggi, a cominciare dal GF Vip.
Non si può capire il presente senza conoscere il passato – Carl Sagan
“Sono stato anche io un concorrente della casa, una fortunatissima terza edizione andata in onda nel 2018, ed era presentata da Ilary Blasi. Ho un bellissimo ricordo di lei, L’esperienza mi ha lasciato soddisfazione e qualche nota grigia per l’ignoranza di un coinquilino con cui sono stato costretto a confrontarmi, ma sicuramente le dirette con Ilary nello studio, quando sono uscito, sono state piacevolissime. Lei è cordiale, sorridente, affabile. E poi spesso nel suo camper camerino veniva a trovarla il Capitano… ricordo bei momenti anche con lui.
Quindi sono felice del ritorno di Ilary alla guida del GF Vip, la trovo giusta nel ruolo. Le due opinioniste sono indovinate proprio perché diverse. Il cast non ha ancora un personaggio di spicco, però mi sembra equilibrato“.
Ma anche altri, da Mediaset alla Rai, sono i programmi di spicco che stanno tornando in auge, dei classici intramontabili della tv d’antan riproposti da Gerry Scotti e Milly Carlucci: “Canzonissima, La ruota della fortuna… solo i nomi mi ricordano momenti bellissimi della televisione. Erano anni magici, tutto filava liscio forse in apparenza, ma la percezione era di benessere, gioia di vivere, fiducia nel futuro. I format tv di quegli anni avevano tutti lo stesso comune denominatore: regalare intrattenimento al telespettatore, erano fatti di sorrisi e serenità, non maratone di cronaca nera come oggi. Prima i programmi erano semplici nella loro struttura, ma proprio per questo di grande appeal sul pubblico. È una televisione che non c’è più, come non ci sono più trasmissioni e conduttori iconici». Conclude: «In realtà è uno stile che si è perso, e non è mancanza di idee, ma scarsa voglia di averne. I format sono spesso comprati all’estero, la creatività dei nostri autori italiani non è più valorizzata. Se potessi, mi piacerebbe far tornare, e presentare, un programma del passato: “Stranamore”, del grande Alberto Castagna“.
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