Giornata Mondiale contro gli abusi sugli anziani: il silenzio fa più rumore della vita stessa

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Giornata Mondiale contro gli abusi sugli anziani
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Risale a pochi mesi fa, più precisamente a gennaio, uno dei più recenti casi di abusi sugli anziani che hanno ottenuto una certa rilevanza a livello nazionale. Nello specifico, si tratta di una spiacevole vicenda emersa alcuni mesi fa in una RSA di Grottaferrata (RM), dove le indagini hanno portato a ben 7 misure cautelari nei confronti di operatori e responsabili della struttura per presunti maltrattamenti agli ospiti della struttura. Una storia che racconta qualcosa di più profondo della cronaca in sé e che, nell’ottica della Giornata Mondiale istituita dalle Nazioni Unite e ricorrente oggi, 15 giugno, ci permette di accendere i riflettori su un fenomeno che, troppo spesso, passa inosservato, rimanendo nascosto fra le mura domestiche, nelle strutture assistenziali e, più in generale, negli spazi dove la fragilità incontra il potere di chi dovrebbe proteggerla.

La violenza che prospera nell’invisibilità:

Quando si parla di abusi sugli anziani, l’immaginazione corre subito alle aggressioni fisiche. Eppure, come ben sappiamo, la violenza può assumere forme molto più sottili. Essa è abbandono, umiliazione, indifferenza, la decisione di non ascoltare, di non vedere, di considerare una persona ormai (relegata) ai margini della nostra quotidianità. A tal proposito, le organizzazioni internazionali ricordano da anni che i casi di abusi restano largamente sottostimati e sotto denunciati. Molti episodi non arrivano mai all’attenzione delle autorità perché avvengono in contesti chiusi, dove la vittima dipende proprio da chi esercita il controllo su di lei. La vicenda di Grottaferrata, invece, ha colpito l’opinione pubblica per la crudezza delle accuse: anziani lasciati senza adeguata assistenza, vessazioni, presunte pratiche incompatibili con la dignità della persona.

Tuttavia, sarebbe un errore considerarla una semplice eccezione, un incidente isolato. Oggigiorno, infatti, viviamo in una società che celebra la velocità, la produttività, l’efficienza, mentre tutto ciò che rallenta viene spesso percepito come un problema da gestire. In questo modo, gli anziani diventano invisibili e non sempre per cattiveria. Anzi, solitamente accade per abitudine. Li si ascolta meno, li si consulta meno. Si decide per loro, si parla di loro come di un costo, un’emergenza, un impegno, addirittura un peso, e raramente come di una ricchezza. Del resto, però, come ricordava anche Mahatma Gandhi:

La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta i suoi membri più deboli

L’indignazione non serve più a nulla

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E se questo è il trattamento che riserviamo a chi dovremmo al contrario custodire, inutile dire che lo sdegno, le dichiarazioni e le richieste di controlli più severi quando emerge un caso di maltrattamenti, non servono proprio a un bel niente. Per contrastare davvero il fenomeno, in effetti, forse dovremmo un po’ tutti ripartire da noi stessi e dal modo in cui trattiamo chi ci circonda, specialmente se e quando si tratta di uno nostro stesso familiare.

Reti sociali attive, operatori adeguatamente formati, strutture trasparenti e controlli costanti non hanno alcun significato se a mancare sono la presenza e la considerazione che qualsiasi essere umano, in quanto tale, dovrebbe meritare. Chissà, magari una delle necessità più urgenti dovrebbe essere proprio quella di combattere la solitudine alla quale lasciamo chi, per noi, sembra non avere più alcun tipo di utilità, fosse anche solo per il fatto che, per quanto ci piaccia ignorarlo, è risaputo che l’isolamento sociale sia una delle maggiori cause di rischio di aumento di violenze e trascuratezza.

Ogni anziano maltrattato è la fotografia del fallimento di una famiglia, prima ancora che di una struttura o di un operatore. Anzi, ancor peggio, rappresenta il fallimento di una comunità che non è riuscita a vedere e a cui solitamente fa comodo non vedere. Perciò, anziché ergerci a giudici e giuria ogniqualvolta se ne presenta l’occasione, dovremmo riflettere maggiormente sul tempo che dedichiamo davvero alle persone anziane che fanno parte della nostra vita. Altrimenti, che società stiamo costruendo? Oggi riquadra loro, ma domani, è certo, toccherà a noi!

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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