Lorenzo Munari, neo Presidente C.R.I. di Latina: la sfida delle povertà e l’impegno dell’associazione

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Lorenzo Munari

Come è ben noto ormai da tempo, la Croce Rossa Italiana, in acronimo C.R.I., è un’organizzazione di volontariato che opera sull’intero territorio nazionale. Le sue attività principali sono volte ad offrire assistenza a coloro che ne hanno bisogno e in qualunque circostanza se ne richieda l’intervento. Ogni circoscrizione, poi, ha i suoi personali ostacoli da dover sormontare legati alla realtà locale e quella di Latina è indubbiamente fra queste. A tal proposito, il neo-eletto Presidente della C.R.I. latinense Lorenzo Munari ha voluto esporci quelle che sono le sfide con cui il suo organico deve scontrarsi, parlando delle attività messe in pratiche quotidianamente che sono volte a contrastarle.

L’attività della C.R.I. latinense raccontata da Lorenzo Munari:

“Sono ormai circa due mesi che i volontari e le volontarie della Croce Rossa Italiana di Latina mi hanno scelto come loro Presidente. È per me un onere sociale e un onore associativo poter guidare una realtà umanitaria così forte storicamente, il cui valore è riconosciuto in tutto il mondo.
Essere alla guida di un’associazione a carattere umanitario ha delle infinite responsabilità, che vanno ben oltre il semplice impegno civile. Essere alla guida di un’associazione a carattere umanitario significa la volontà di esserci anche quando chiunque altro non vorrebbe restare.

La Croce Rossa Italiana di Latina estende il suo territorio da Cisterna di Latina a Terracina, comprendendo tutti i Monti Lepini ed il litorale pontino. Sicuramente la realtà comunitaria è piuttosto variegata e pregna di bisogni diversi, e sempre più taciuti, ma di certo uno dei temi ricorrenti, e su cui intendo fare luce, è la povertà. Povertà in tutte le sue varie accezioni. Non esiste e non incontriamo solo quella economica delle persone a cui ci rivolgiamo, ma anche quella sanitaria, rappresentata dall’impossibilità di accedere ad adeguate prestazioni sanitarie o al reperimento di farmaci, talvolta salvavita, perché troppo onerosi. La povertà educativa, che vede l’istituzione scolastica in forte crisi e la poca presenza delle piccole comunità in supporto delle famiglie in continua difficoltà. La povertà alimentare, che oltre l’assenza di alimenti utili, in contrapposizione non può non includere il forte spreco di cibo che la maggior parte delle nostre famiglie non ottimizza. In pratica un vero e proprio ossimoro sociale.

La solitudine, una delle più grandi sfide

Tuttavia, la povertà che oggi più mi spaventa è quella delle relazioni. La solitudine è in aumento, soprattutto quella involontaria e delle fasce più adulte delle persone che assistiamo. Una delle realtà in cui ci stiamo imbattendo maggiormente è quella del barbonismo domestico, ossia persone il più delle volte in solitudine, che vivono in abitazioni con condizioni igieniche preoccupanti, con cumuli di oggetti e spazzatura conservati per anni. A questo scenario si aggiunge la presenza di animali domestici che si riproducono senza controllo, andando ad aggravare una situazione già precaria.

Insomma, contesti tutt’altro che semplici, verso i quali bisognerebbe rivolgere la giusta e dovuta attenzione poiché fin quando continueremo a considerarli come fossero “meri problemi”, saremo noi stessi parte di essi. I nostri volontari e le nostre volontarie, con coraggio, affrontano giornalmente queste situazioni per dare un contributo, e come direbbe una persona a me cara, lo fanno buttando il loro cuore oltre l’ostacolo.

Quali sono le possibili soluzioni, mi domando. Sono molte, ma sicuramente più grandi della realtà associativa che rappresento. Sono soluzioni che le Istituzioni hanno il potere di individuare, e noi saremo sempre pronti a supportarle, sia nell’analisi che nella progettazione e nell’azione.

Ci siamo stati, ci siamo e ci saremo sempre“.

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