Dominus noster Iesus Christus te absolvat; et ego auctoritate ipsius te absolvo ab omni vinculo excommunicationis (et suspensionis) in quantum possum, et tu indiges. Deinde ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris, + et Filii, + et Spiritus Sancti. Amen. Per sacrosancta humanae redemptionis mysteria, condonet tibi omnes poenas praesentis et futurae vitae, aperiat tibi portas paradisi, et perducat ad gaudia sempiterna. Amen – Dalla formula tradizionale dell’assoluzione sacramentale
L’idea di una salvezza dalla dannazione ottenuta dietro compenso economico è un’eco che riporta alla memoria uno dei capitoli più controversi della storia della Chiesa: la mercificazione delle indulgenze ai tempi di Leone X. Oggi il pontefice è Leone XIV e, naturalmente, il contesto storico è completamente diverso. Tuttavia, certe vicende di cronaca sembrano riportare alla mente dinamiche che si sperava appartenessero soltanto al passato.
Le accuse della Procura e la posizione della difesa: salvezza dalla dannazione a pagamento?
La Procura di Palermo ha chiuso le indagini sulla fondatrice delle Sorelle Missionarie della Misericordia di Carini, suor Antonina Cataldo, 88 anni, indagata insieme a una collaboratrice con l’accusa di truffa. Secondo la ricostruzione della Procura, le due avrebbero convinto alcuni fedeli a versare somme di denaro per evitare di “finire all’inferno” e ottenere preghiere capaci di scongiurare presunte punizioni divine. La ricostruzione dei magistrati parla di circa 210 mila euro complessivi, 177 mila dei quali in contanti, raccolti tra il 2010 e il 2024.
Il processo e le indagini su qualcosa che si pensava fosse superato
Le sette persone costituitesi parti offese hanno dichiarato di aver effettuato quei versamenti senza opporsi. Del resto, la paura della dannazione eterna può esercitare una pressione psicologica enorme, soprattutto sulle persone più fragili. I magistrati ritengono che la presunta truffa sia stata realizzata sfruttando la debolezza psicofisica dei fedeli, inducendoli a fare donazioni anche attraverso l’acquisto di oggetti benedetti, presentati come capaci di esercitare influenze positive.
Una donna avrebbe dichiarato di aver versato 1.500 euro l’anno per quindici anni; un’altra 500 euro al mese. Altri fedeli avrebbero donato somme comprese tra i cinquemila e i quindicimila euro. Secondo gli investigatori, parte del denaro sarebbe confluita in libretti postali, conti correnti, polizze assicurative e investimenti immobiliari.
L’indagine penale è stata preceduta da accertamenti amministrativi della Diocesi di Monreale, competente sui territori di Carini e Torretta, dove si sarebbero svolti i fatti. Le Sorelle Missionarie rischiano ora la chiusura.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Bartolomeo Parrino, respinge ogni accusa. Secondo la sua ricostruzione, non vi sarebbe stata alcuna costrizione nei confronti dei fedeli, che avrebbero effettuato le donazioni liberamente, e suor Antonina avrebbe dedicato la propria vita agli altri senza appropriarsi di alcun patrimonio personale. Sarà il processo, qualora si celebri, ad accertare i fatti e le eventuali responsabilità.
La fede viene ancora utilizzata per alimentare le paure?
Al di là dell’esito giudiziario, la vicenda pone una questione che va oltre il singolo caso. Quando la fede viene utilizzata per alimentare paure, promettere protezione soprannaturale o prospettare la salvezza in cambio di denaro, si entra in un territorio moralmente pericoloso. La religione dovrebbe liberare le coscienze, non trasformarsi in uno strumento per condizionarle. Insomma una suora tutta preghiera e penitenze, simile ad un personaggio famoso che alcuni anni fa vendeva numeri vincenti e l’edera che sradicava dal proprio ufficio. Cambiano i protagonisti, cambiano le epoche, ma la tentazione di sfruttare la credulità e la sofferenza umana sembra non conoscere tramonto. Ed è proprio questa, forse, la forma più insidiosa di avidità.
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