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“Qui tutti mentono” di Shari Lapena: quando i segreti si annidano ovunque

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Qui tutti mentono

La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici – Epitetto

Siamo a Stanhope, in un quartiere residenziale normalissimo, di quelli dei telefilm e libri americani. William è un medico stimato, da fuori una persona impeccabile. Se non che, be’, cliché: ha un’amante. Si chiama Nora e, anche lei sposata e con figli, lo incontra in un hotel, con appuntamenti fissi. Un giorno però Nora mette sul piatto della bilancia tutto. Figli, marito, scandali: è uno di quei posti dove tutti finiscono per conoscersi e, si chiede, si può rischiare la rovina di due famiglie per una sbandata? La donna, anche se ancora presa, tronca la relazione extraconiugale, lasciando William sconvolto. Quando l’uomo torna a casa riceve tuttavia la seconda sorpresa (brutta sorpresa, meglio specificarlo) della giornata. Sua figlia Avery, nove anni di ragazzina intelligente, ribelle e poco incline ad ascolto e regole, è lì, cacciata da scuola. Ed è proprio così che inizia Qui tutti mentono di Shari Lapena, un libro dove tutti nel petto nascondono dei segreti.

Qui tutti mentono, ma davvero tutti ed iniziano pure presto!

Dopo una risposta così così della ragazzina, abbastanza insopportabile a mio avviso, il padre fa però una cosa imperdonabile: le dà una sberla. Ma mica un buffetto, non comprensibile comunque, ma proprio una manata sul viso potente come solo gli adulti sanno dare ai bambini. E qui crolla tutto. La ragazzina è sconvolta, è a terra con il viso arrossato. Sebbene William si renda presto conto di aver fatto un errore madornale, non può tornare indietro, riavvolgere il nastro, e fa un’altra cosa iper-super-enormemente sbagliata. “Non dirlo alla mamma“, le dice. E esce di casa. Ma presto dovrà farsi un ulteriore esame di coscienza. E il giudice, di fatto, non sarà solo lui.

Poche ore dopo, Avery risulta scomparsa e a William viene l’ansia. Un’ansia potentissima, e non solo per il fatto che una bimba di nove anni non sia al sicuro, tra le mura di casa. Ha il magone anche perché, quando la Polizia chiede ai genitori notizie sulla giornata, lui – impaurito da quello che sarebbe potuto emergere a riguardo – mente: “– dice – l’ho vista ma solo stamattina“. Quindi nega, ovviamente, di averla beccata a casa, dopo essere stata cacciata da scuola, e omette il fattaccio della sberla. Nelle ore successive, tuttavia, non solo la sua ansia si fa notare dagli agenti, ma è sempre più chiaro che “qualcuno” l’abbia vista a casa. E non ci vuole molto perché sospettino di lui, sebbene poi i sospetti colpiscano un’altra persona che gli è vicina. Tuttavia, in tutto questo, chi ha preso Avery?

Avery è scomparsa e tutti hanno dei segreti

In Dottor House, una delle frasi preferite dal medico era: “Tutti mentono“. Proprio per questo, non si fidava mai di quello che raccontavano i pazienti. E in tutto ciò c’è un fondo di verità: siamo esseri umani, spesso nascondiamo scheletri nell’armadio così grandi che potrebbero tranquillamente appartenere a giganti. E spesso non parliamo nemmeno se messi alle strette, soprattutto perché una verità, quando tenuta al buio troppo tempo, fatica a fare capolino alla luce. Siamo fatti così, mentiamo, nascondiamo, omettiamo. E in questo libro tutti, ma proprio tutti, hanno qualcosa di pazzesco nel cranio, una verità chiusa a doppia mandata.

Insomma, in questo libro, i nodi vanno tutti al pettine, ma con la loro velocità. O lentezza, per meglio dire. E questo rende tutto più bello da leggere, da scandagliare. Si legge d’un fiato, si rimane poi sconcertati dal finale. Dal vero finale, intendo, ma per capire cosa sto dicendo dovete leggere il libro.

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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