Ci piace pensare di vivere nell’epoca delle grandi libertà, quella in cui ciascuno di noi può dire ciò che pensa, scrivere qualunque cosa gli passi per la testa (ma ciò non è possibile, altrimenti in molti, per non dire troppi, avrebbero già collezionato una quantità non indifferente di denunce), dissentire apertamente, protestare pacificamente senza il timore di ricevere delle manganellate, schierarsi incondizionatamente a favore di ciò in cui si crede, e perché no, magari persino salire su un palco davanti a migliaia di persone per parlare di qualsiasi cosa si ritenga importante. E così è, ve lo assicuro. Peccato che questo varrebbe, per quanto strano possa sembrarci, solo finché qualcuno non decide che la libertà di altri vale più della nostra, incluso quando quest’ultima non lede affatto quella altrui.
Un po’ ciò che ci dimostra la vicenda che ha visto protagonista Macklemore, il quale da opening act del The LOOP Tour di Ed Sheeran si è ritrovato tagliato fuori dalla programmazione semplicemente per aver pronunciato una frase che, oggigiorno, pare mietere più vittime di un bombardamento: “Free Palestine“.
Macklemore, il palco è libero finché le parole non diventano scomode
Naturalmente, la voce della celebre Thrift Shop non si è pronunciato comodamente dal divano di casa o dietro lo schermo di un pc. Al contrario, le ha dette sul palco del MetLife Stadium, durante i due concerti della tournée previsti nella struttura, parlando della situazione a Gaza e mostrando anche immagini della devastazione attualmente e a mio avviso innegabilmente in atto. Insomma, ha fatto esattamente quello che abbiamo appena detto essere una delle grandi libertà del nostro tempo: ha preso in mano il microfono e ha gridato al mondo ciò che pensava. Sfortunatamente per lui, però, quel microfono si sarebbe spento poco più tardi.
Dopo le numerose polemiche che le sue esternazioni hanno causato, il cantante è stato infatti escluso dalle restanti tappe americane dello show. Sulla questione è intervenuta addirittura Pink che, richiamando le sue origini ebraiche, si è espressa a favore della sua comunità, la cui sensibilità sarebbe stata a suo dire urtata dalle parole del collega, guadagnandosi, in tutta risposta, una petizione di rimozione da ambasciatrice dell’UNICEF che ha già superato le 150mila firme. La sua posizione, al pari di quella di tanti, potrebbe essere comprensibile, ma perché, allo stesso modo, 73.910 palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza da quel fatidico 7 ottobre e 174.935 feriti non dovrebbero essere degni della sensibilità di qualcun altro?
Per carità, qui non si vuole attribuire agli ebrei la responsabilità di un genocidio che, tuttavia, dei responsabili li ha e sono sicuro che neppure Macklemore intendesse farlo. Ciò nonostante, è impensabile che dinanzi all’uccisione perpetua di civili, tra cui donne e bambini, a pagarne il prezzo sia chi si espone in nome della fine della guerra.
Il problema non è dissentire, ma decidere chi può parlare
Ad ogni modo, il promoter ha spiegato che alcuni proprietari degli stadi non avrebbero accettato di ospitare gli spettacoli con lui nel programma e Sheeran, dal canto suo, ha precisato che la decisione non sarebbe stata sua e che lui avrebbe cercato, nei giorni successivi, di mediare tra le diverse parti. Ha inoltre spiegato di non voler trasformare i propri concerti in una piattaforma politica. Non lo si può biasimare per questo e neppure incolpare, dal momento che si è liberi anche di essere neutrali. Ma si può esserlo davvero quando la nostra neutralità, e dunque la nostra libera scelta di rimanere tali, produce delle conseguenze e intacca inevitabilmente la libertà altrui? E quanto è veramente libera quella scelta sapendo che parlare potrebbe costarci caro?
Il punto, in fondo, non è tanto ciò che Macklemore o Pink hanno detto, perché su quello si può discutere e si può essere d’accordo oppure no, così come si possono criticare le modalità con cui ha utilizzato il palco e si possono considerare offensive alcune sue parole. Tutto legittimo. Il problema arriva quando dal diritto di contestare si passa al potere di silenziare una voce, dal momento che contestare qualcuno e impedirgli di parlare non sono esattamente la stessa cosa.
Chiunque dovrebbe potere avere la possibilità di dire la propria e siamo tutti costantemente pronti a ribadirlo, Pink ed Ed Sheeran inclusi, ma siamo disposti a farlo quando tocca qualcuno che non ci piace? Il famoso scrittore George Orwell sosteneva che:
Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire
D’altronde, non è proprio così che funziona la libertà di espressione, ossia quando permette di ascoltare anche cose che non condividiamo?
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