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Beethoven contro il cancro: quando la Quinta fa tremare le pareti delle cellule tumorali (ma solo in laboratorio)

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Beethoven

Avete mai pensato di curare il cancro con un po’ di buona musica? Sappiamo che può sembrare una domanda assurda, se non addirittura una di quelle a cui soltanto un complottista presterebbe attenzione. Eppure, si tratta di un quesito al quale hanno dedicato un autentico studio condotto in Brasile, che ha messo le cellule tumorali ad ascoltare le sinfonie di Beethoven, i capolavori di Mozart e le inarrivabili composizioni di Ligeti. Letteralmente.

D’altronde, si sa:

La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia – Ludwig Van Beethoven

Peccato solo, però, che la scienza non sia ancora pronta per la playlist terapeutica!

Lo studio sulle sinfonie di Beethoven

Ad ogni modo, nelle scorse settimane, all’interno di un un laboratorio, alcune piastre di Petri si sono tramutate nell’Arena di Verona delle cellule tumorali: da un lato, la Quinta Sinfonia di Beethoven — “tu-tu-tu-tùm!” — che pare le abbia colpite come un gancio di Tyson. Dall’altro, Ligeti con la sua Atmosphères, un pezzo così inquietante che già da solo fa venire voglia di dissolversi. E a quanto pare, le cellule tumorali hanno preso sul serio la suggestione.

Ma attenzione: non tutte le sinfonie colpiscono allo stesso modo. Mozart, ad esempio, con la sua raffinata Sonata per due pianoforti, non avrebbe sortito alcun tipo di effetto. Anzi, verrebbe quasi da dire che le cellule tumorali abbiano apprezzato, forse anche applaudito, restando vive e in attività. Insomma, un esperimento sorprendente che avrebbe dell’incredibile se i suoi risultati si potessero applicare alla vita reale. Ebbene sì, perché niente di tutto ciò vale al di fuori della piastrella di Petri!

Stando alle spiegazioni della Márcia Capella — la “direttrice d’orchestra” della simulazione —, l’effetto è stato osservato solo in laboratorio. Non esiste, dunque, alcun tipo di prova che suggerisca che ascoltare Beethoven sotto la doccia ci salvi da qualcosa in più della tristezza del lunedì mattina. Per di più, quel famigerato “20% di morte cellulare” che ha fatto il giro del web, pare sia un dato preso un po’… a orecchio. La stessa dottoressa ha detto: “Tranquilli, non lo possiamo misurare con precisione. E no, non stavamo cercando la cura miracolosa col giradischi.

Il colpo di grazia? Lo studio è stato sospeso. Che dire, nulla di più di una “bella” e a tratti simpatica storia: un po’ scienza, un po’ mito, e soprattutto molto clickbait!

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