Tra testi scritti con macchinosi algoritmi e melodie generate dall’intelligenza artificiale, la musica sembra essere in cancrena di questi tempi. Per dirla in altri termini, è come se fosse divenuta un prodotto di consumo fine al consumismo stesso, una sorta di droga tagliata male. Musica che non tocca più le corde dell’anima, concerti dai numeri dopati, artisti che, alla stregua di operai robot, devono produrre un singolo al mese. Ma che dire, è il mercato che lo richiede, che detta le regole, mentre l’artista è al suo servizio del mercato.
Ma non era proprio quel mercato che doveva essere uno strumento a disposizione dell’artista?
Viviamo in un mondo di musica usa e getta; musica fast-food senza alcun contenuto… La musica non è fuochi d’artificio, la musica è sentimento — Salvador Sobral
Senza troppo scomodare l’Homo oeconomicus di J.S. Mill, siamo piombati al vuoto calcolo del profitto, che non genera benessere ma nevrosi. Poi li vedi mollare, fagocitati dal tritacarne in cui provano a correre, ma senza i muscoli per stare al passo o il doping, purtroppo, non ce la fanno. Perché per fare una maratona bisogna saper dosare le forze, avere fiato. Sfortunatamente, però, questa è una maratona senza fine. Provo profonda tristezza per questi tempi in cui la musica si satura da sé, si ingolfa. Oggi, il ragazzino vuole fare il cantante per la notorietà, non perché quello del canto è il modo che più gli si addice per esprimersi!
Bisogna trovare un modo per premiare l’autenticità
Forse suonerò persino retorico, ma questa è la mia Opinione! Bisogna trovare un modo per arrestare questa folle corsa, un modo per premiare la qualità senza dipendere da un algoritmo. Qualcosa che premi l’autenticità e il talento. Invece, viene sempre più ricompensata la visibilità, la presenza ingombrante. E allora forse dovremmo tornare ad essere invisibili. A fare musica in maniera esclusiva. Ma come?
Vi sembra giusto che una serie di input programmati e meccanici decida cosa meriti più visibilità? Mi piacerebbe tornare a parlare di musica senza dover essere costretto a ripescare sempre dal passato per trovare qualcosa di autentico. E non perché sia un nostalgico. Voglio tornare a parlare di musica così, continuando a generare riflessioni sulla direzione che sta prendendo e sul rapporto sempre più sbilanciato tra ciò che appartiene all’Anima e ciò che invece diventa pura meccanica, un freddo agglomerato di input output.
E voi cosa pensate della direzione che sta prendendo la musica? Cosa si può fare per tornare all’autenticità? Magari sarò un visionario o forse solo un folle conservatore dei tempi andati? Fatemi sapere. Io, nel frattempo, continuo a credere che la metrica sia la matematica dell’anima, ma la matematica senza più anima è ormai un gelido algoritmo generato dal silicio, un codice prestabilito, un pacchetto di suoni variabili ma sintetici.
In ultima analisi con questo non voglio demonizzare l’intelligenza artificiale. Può essere uno strumento, un valido supporto se saggiamente utilizzata. Ma l’uomo ragiona sempre per eccesso e con stolta furbizia finisce sempre per diventare vittima delle sue stesse invenzioni. Si è sostituito l’utile all’apparenza e il bello con il vistoso.
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
