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Fisica quantistica: il presente può davvero riscrivere il passato?

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Fisica quantistica

Il passato, il presente e il futuro sono solo illusioni persistenti, anche se ostinate

Con queste parole Albert Einstein ci rammenta che ogni cosa è relativa ed è in questo senso che la fisica quantistica può riservarci continuamente delle straordinarie, e altrettanto, strane sorprese. Tra i paradossi più affascinanti sui quali gli scienziati non smettono mai di interrogarsi, infatti, c’è quello degli esperimenti a “scelta ritardata”. Ma cosa vuol dire? Ebbene, si tratta di situazioni in cui, perlomeno in apparenza, le decisioni che vengono prese oggi, nel momento attuale, sono in grado di cambiare ciò che è già avvenuto.

Cosa può dirci la fisica quantistica a riguardo?

Senza dilungarci in digressioni eccessivamente scientifiche né in trattati da aula accademica, immaginate un fotone lanciato contro due fenditure. Una volta che questi le ha attraversate, decidiamo in che modo misurarlo. Osservando l’interferenza, il suo comportamento appare ondulatorio. Tuttavia, se cerchiamo la traccia retta, il fotone pare comportarsi esattamente come una particella. Pertanto, quando i dati vengono incrociati con quelli di un secondo rivelatore “gemello”, emerge un quadro coerente con la scelta compiuta in ritardo, come se l’esperimento fosse stato “onda” o “particella” sin dall’inizio. Da qui l’espressione secondo la quale il presente sia in grado di riscrivere il passato.

Ciò nonostante, come ci tengono a sottolineare gli esperti, non è propriamente così. Come ben sappiamo, nulla viaggia a ritroso nel tempo e non esiste una “retrocausalità” in grado di cambiare il corso degli eventi o gli eventi stessi. Ciò che viene a modificarsi, in effetti, è l’informazione disponibile perché è la nostra scelta di misura che stabilisce quale aspetto del passato diventa accessibile, non ha niente a che vedere con ciò che è effettivamente avvenuto in sé. In altre parole, il passato non viene modificato, ma si ridefinisce semplicemente la maniera in cui possiamo raccontarlo.

L’esempio della fotografia

Un paragone utile è quello della fotografia. Un evento si è già svolto, ma possiamo sviluppare la pellicola in due modi diversi: con un grandangolo o con un teleobiettivo. La foto che scegliamo di sviluppare non altera l’evento, ma incide sulla storia che potremo narrare di esso. Nel medesimo modo, la meccanica quantistica ci ricorda che osservatore e realtà non sono separabili, e che la conoscenza è sempre legata al metodo con cui la otteniamo.

Negli ultimi anni, poi, nuove ricerche hanno confermato questa interpretazione. Le versioni moderne degli esperimenti di “quantum eraser” dimostrano che l’apparente paradosso svanisce se ci concentriamo sul flusso dell’informazione: non è il passato a cambiare, ma la nostra possibilità di accedervi. La sensazione di “magia” deriva più dal linguaggio con cui descriviamo il fenomeno che dai dati stessi. Alcuni fisici parlano di “illusione retrocausale”, utile per comunicare al grande pubblico la stranezza quantistica, ma pericolosa se presa alla lettera.

C’è però una lezione profonda da trarre: se la realtà osservata dipende dall’osservatore, quanto possiamo fidarci delle nostre rappresentazioni del mondo? Quanto è indipendente la realtà dal nostro modo di osservarla? È solo la fisica a comportarsi così oppure vale anche, più generale, anche per la nostra vita quotidiana, fatta di scelte e narrazioni?

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