A cura di Fabrizio Ranzani
Vi è già capitato di sentire l’espressione “l’uomo della strada”, utilizzata da qualche scienziato, filosofo, politico, sociologo, antropologo, giornalista? Generalmente, la usano per definire il cittadino comune, quello appunto che, a differenza di loro, circola per la strada. Senza ombra di dubbio, vi sarete accorti che al supermercato, al cinema, sulla spiaggia, al centro commerciale, in mezzo al traffico, è piuttosto raro, se non addirittura impossibile, incontrare giornalisti, sociologi, politici, scienziati, antropologi, filosofi, incontri soltanto “uomini della strada”. Perché? E chi sono questi cosiddetti ‘uomini della strada’? E perché, filosofi, sociologi, antropologi, politici, ma soprattutto giornalisti, ne parlano sempre?
La manipolazione cosciente e intelligente delle abitudini e delle opinioni delle masse è un elemento importante della società democratica – Edward Bernays
‘L’uomo della strada’ è colui che non parla mai
Ho frequentato per oltre 8 anni in Brasile, ambienti accademici avanzati e un centro di ricerche, e ho notato una cosa: i ricercatori che fanno sperimentazione, ad esempio, con componenti elettronici, quando si incontrano, parlano sempre di componenti elettronici, li analizzano, li studiano, li testano, li criticano, li profilano. Invece, quelli che fanno sperimentazione con popolazioni di ratti di laboratorio, quando si incontrano, parlano sempre di ratti di laboratorio, li analizzano, li studiano, li testano, li criticano, li profilano. E infine, quelli che fanno sperimentazione con le sonde sulle comunità di utenti dei social, quando si incontrano, parlano sempre di utenti dei social, li analizzano, li studiano, li testano, li criticano, li profilano.
Al contrario, noi che facevamo sperimentazione di metodi didattici avanzati sugli studenti, quando ci incontravamo, parlavamo sempre degli effetti di tali metodi sugli studenti, li analizzavamo, li studiavamo, li testavamo, li criticavamo, li profilavamo. Di solito, lo scienziato, il filosofo, il politico, il sociologo, l’antropologo, il giornalista che parla in TV o sui media nazionali “dell’uomo della strada”, è sempre un privilegiato, uno che guadagna un sacco di soldi e fa un lavoro di ricerca o amministrazione di certi temi su una certa popolazione di individui.
Il paradosso di una società studiata mentre cammina
Ma vuoi vedere che questi fanno sperimentazione e ricerca di come si comportano e reagiscono questi “uomini della strada” e poi si riuniscono in TV per parlarne? Oppure, non sarà che è proprio attraverso la TV e media dove parlano, essendo questi accessibili agli “uomini della strada”, che questi gli inducono le idee e i comportamenti su cui vogliono fare sperimentazione e vedere come reagiscono nel tempo?
Ma voi, la vedete la TV, li usate media? E soprattutto, circolate per strada?
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