Sin dalle più remote e primordiali origini dei gruppi umani, il concetto stesso di socio, da cui deriva il termine esteso a un gruppo: società; prevede, non solamente la mera intenzione e interazione collaborativa fra due o più individui, per svolgere attività complesse e rispondenti a qualche impellente necessità per la sopravvivenza, ma prevede anche la condivisione, tra i componenti del gruppo, della proprietà di risorse materiali derivanti dalle attività svolte insieme, in società, quali: cibo, strumenti, artefatti, risorse estratte col lavoro dalla natura, arem, ecc.. Un fattore questo, che non solamente oggi, non è presente nella popolazione, ma non lo si ritrova nemmeno procedendo a ritroso per millenni nell’evoluzione della civiltà umana.
La libertà non è altro che la distanza tra il cacciatore e la preda — Elias Canetti, ‘Massa e potere’
Il mito originario della classe sociale e della condivisione
Il fattore comune che invece si riscontra sempre, durante la puntuale analisi regressiva nel tempo della struttura gerarchica dei gruppi umani, è quello della concorrenza di ogni individuo o famiglia, per l’ottenimento delle risorse, concentrate nelle mani di pochi individui, questi si, strutturati in Classe Sociale, i quali, attraverso di esse, controllano l’intero ciclo di vita della popolazione assoggettata e strutturata quindi in Classe Concorrenziale.
I termini società, comunità, civilizzazione, di fatto, non hanno quasi mai rappresentato nella storia dell’evoluzione umana, e a maggior ragione oggi, non rappresentano affatto, la reale struttura organizzativa dei grandi gruppi umani, i quali, risultano invece sempre suddivisi in una Classe Sociale dominante e in Classi Concorrenziali sottostanti, assoggettate a vario livello.
Effetti della Classe Concorrenziale
Gli effetti della Classe Concorrenziale sugli individui che vi appartengono, sono tanto devastanti quanto ad essi invisibili.
Se solo avessero modo di percepirli, crollerebbe totalmente la loro credenza nella realtà illusoria in cui vivono, e il dolore derivante dalla presa di coscienza dello stato esistenziale di sistemica dipendenza, schiavitù, isolamento, e totale assenza di qualsiasi via di scampo da questa condizione, ne determinerebbe uno shock psicologico così profondo e irreversibile, che la mente di ognuno di noi, non appena ne percepisce solo un barlume, si chiude e ne fugge inquadrandoli come qualcosa di disturbante, al punto, che può solo ignorali per evitare paura e dolore.
E sono proprio quella paura e quel dolore a costituire il motore inconscio primario di ogni nostra azione, in quanto, se solo ci fermassimo un attimo in presenza di noi stessi, a riflettere su ciò che facciamo e sul perché lo facciamo, dovremmo fare i conti con la realtà, non quella illusoria, ma quella della cattività urbana in cui viviamo.
Due gruppi non poi così divisi
Noi pensiamo che i concetti di civilizzazione e strutturazione della società in Classi Sociali abbiano origini recenti nella storia dell’umanità, e siano il prodotto della razionalità e di valori come la giustizia e l’organizzazione delle popolazioni in base a capacità, impegno e competenze degli individui, ma la realtà è molto diversa, e nemmeno appartiene alla dimensione della razionalità e della Specie Homo.
I concetti di Classe Sociale e Concorrenziale e la strutturazione dei gruppi di primati in queste due modalità, appartiene ancora alla dimensione dell’assoggettamento con la forza. Osservando l’immagine sopra, si può cogliere in un’unica, emblematica scena primordiale, la loro origine.
Mentre prima vari gruppi di primati, anche in condizioni climatiche di scarsità di risorse naturali come l’acqua, se ne alternavano comunque all’accesso senza scontri mortali, ad un certo punto, un gruppo, con l’uso della forza, si è impossessato di tali risorse, ne ha impedito l’accesso agli altri gruppi, e la condivisione si è ristretta ai soli individui di questo gruppo dominante.
Quest’ultimo ha iniziato, di fatto, a costituire la Classe Sociale, mentre tutti gli altri gruppi, non avendo più la possibilità di attingere alla risorsa, nonostante si trovassero in maggioranza numerica, si sono ritrovati in una situazione dove, per coalizzarsi e rovesciare la situazione, avrebbero dovuto primariamente possedere una genetica Alfa adeguata, che avrebbe potuto spingerli ad organizzarsi e ad affrontare il sacrificio di un importante numero di individui, che sarebbero caduti sotto la prima difesa del gruppo dominante, per consentire al fattore numerico, di sopraffare il fattore aggressivo e la forza.
Questo non è mai avvenuto
E il gruppo dei Beta, si è conseguentemente strutturato in Classe Concorrenziale, ovvero, ogni individuo si è assoggettato a un lavoro per ottenere dalla Classe Sociale un po’ di risorse per sopravvivere, ma in uno stato appunto di concorrenza con gli altri Beta in funzione di affidabilità, produttività, obbedienza.
I Beta, a differenza degli Alfa, non hanno modo di aiutarsi tra loro, perché, nonostante la loro empatia e illusoria collaboratività e disponibilità, non possiedono risorse sufficienti, ognuno è impegnato a lavorare per ottenere a malapena le risorse che occorrono a lui e alla sua famiglia, e chi riesce ad accumularne una maggiore quantità, non la condivide, perché è inconsciamente cosciente del fatto che potrebbe, in qualsiasi momento, trovarsi impossibilitato a lavorare e a necessitare di quelle risorse in esubero per vivere.
Per caso, guardando l’immagine sopra, ti sembra di avere qualcosa in comune con alcuni di quei primati?
E’ qualcosa in comune con quelli armati che posseggono le risorse, o con quelli disarmati, in gruppo ma isolati tra loro, e che, per elemosinare un po’ d’acqua, sono disposti a cedere ai dominanti la propria esistenza?
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