Sanremo 2026, Casa Bontempi porta gli strumenti direttamente sul palco dell’Ariston

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Sanremo bontempi
Credit: foto per gentile concessione dell'Ufficio Stampa

Non dovrebbe sorprenderci, e invece lo fa eccome, che un marchio storico di strumenti musicali diventi protagonista assoluto del Festival di Sanremo poiché, diciamocelo, dovrebbe apparire quasi naturale: quale luogo migliore, del resto, per chi da quasi novant’anni costruisce tastiere, chitarre e sogni sonori? Eppure, vedere Bontempi trasformarsi da presenza istituzionale a regista culturale della settimana sanremese produce un piccolo cortocircuito. Perché la kermesse canora ci ha abituati a tutto, ma non a questo.

Non uno sponsor qualunque, non un logo sul ledwall del Teatro Ariston, ma un vero e proprio centro nevralgico parallelo alla manifestazione. Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui un’azienda ha deciso di non limitarsi ad “esserci”, ma di costruire un vero e proprio ecosistema!

Da sponsor a regista culturale: Bontempi e l’ecosistema sanremese

Con Casa Bontempi, sotto la direzione artistica di Michele Monina, il marchio compie un salto di paradigma: non più semplice produttore di strumenti, ma editore, broadcaster, hub creativo. A pochi passi dall’Ariston, mentre sul palco si alternano i Big in gara, fuori prende forma un controcanto mediatico che vive di talk, streaming, televisione e carta stampata. È una mossa che racconta molto dello stato dell’industria musicale italiana. Oggi non basta più costruire strumenti: bisogna costruire narrazioni. E Bontempi è esattamente questo, un laboratorio permanente dove la musica viene suonata, sezionata, discussa, talvolta perfino contraddetta.

Il palinsesto, un po’ come la serata inaugurale del Festival, è una dichiarazione d’intenti. Bestiario Pop, con Monina e Luccioola, amplificato dai collegamenti di Selvaggia Lucarelli, promette analisi senza anestesia. Punkremo, guidato da Etta Di Marco e Giorgieness, strizza l’occhio alle nuove generazioni e a quell’indie che spesso Sanremo osserva con diffidenza prima di inglobarlo. E poi il talk televisivo con i Big, prodotto insieme a TV Arancia, che trasforma Casa Bontempi in un salotto parallelo, forse persino più libero di quello ufficiale.

Sanremo fuori da Sanremo

La vera intuizione, però, è un’altra: non concentrare tutto nella città dei fiori, ma creare un ponte continuo tra la Riviera e il resto del Paese. Lo streaming multipiattaforma, il digitale terrestre, la distribuzione mattutina di un numero speciale di Cioè in collaborazione con Panini: operazioni che sanno di anni Novanta rivisitati con l’ossessione contemporanea per la cross-medialità. C’è un’aria quasi vintage nel vedere un brand storico tornare alla carta stampata proprio mentre tutti parlano di algoritmi. Ma è un vintage strategico: la nostalgia, a Sanremo, è sempre una valuta fortissima.

Accanto a Bontempi, una costellazione di partner che mescola tecnologia, territorio e solidarietà. MediaWorld Italia garantisce l’infrastruttura tecnica, mentre Givova porta a Sanremo il progetto solidale “Arcobalì”. C’è la Sicilia degli agrumi con Tenuta Donna Fina, il brindisi affidato alla Cantina Andrea Giorgetti e lo sguardo sugli emergenti della startup Feelers. Un mosaico che va oltre la semplice sponsorizzazione: è branding culturale. È il tentativo di affermare che la musica non è solo performance televisiva, ma filiera, comunità, educazione, impresa.

L’azzardo che racconta un’epoca

Le parole dell’amministratore unico Andrea Ariola suonano come una dichiarazione identitaria: “Dal 1937 Bontempi è musica”. In un momento storico in cui i festival diventano piattaforme, e le piattaforme diventano media company, l’operazione Casa Bontempi appare meno folle di quanto sembri. Anzi, è forse il segno più evidente di come il Festival di Sanremo non sia più solo uno spettacolo televisivo, ma un campo di battaglia culturale dove si ridefiniscono ruoli e gerarchie.

Se l’Ariston resta il tempio, Casa Bontempi prova a essere la piazza. E in questa settimana sanremese in cui tutti cercano visibilità, il paradosso più interessante è che a prendersi la scena siano, finalmente, gli strumenti. E no, non dovrebbe sorprenderci. Ma il bello di Sanremo è che riesce ancora (e sempre) a farlo!

Senza musica la vita sarebbe un errore — Friedrich Nietzsche

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