La scorsa settimana il partito tedesco di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland) ha vinto le elezioni statali in Sassonia-Anhalt, con una schiacciante maggioranza del 44%. Capitanato da Ulrich Siegmund, il partito sostiene un programma basato su posizioni di estrema destra, sovraniste, nazional-conservatrici ed euroscettiche. Insomma, in netto contrasto con la realtà attuale a mio avviso. Ciò nonostante, come mai le destre, soprattutto quelle più estreme, stanno riscuotendo sempre più successo fra gli elettori?
Il programma dell’AfD, il nodo della “remigrazione” e l’efficacia della propaganda social
Tra le principali proposte vi è l’espulsione degli immigrati irregolari massa (utilizzando il termine remigration), tramite la creazione di task force per i rimpatri veloci e il rifiuto totale dei migranti alle frontiere. Naturalmente questo tema non ci è nuovo, soprattutto se pensiamo alle operazioni delle forze ICE negli Stati Uniti di Donald Trump. Senza allontanarci troppo, però, il tema della remigrazione è un pilastro fondamentale anche del programma di Futuro Nazionale, il partito italiano dell’ex generale Roberto Vannacci. Altre proposte, poi, consistono nell’abolizione del diritto d’asilo fondamentale sancito dalla Costituzione tedesca, trasformandolo in un “diritto di grazia”, e un ridimensionamento dei rapporti tra la Germania e l’UE, con un ritorno al Marco tedesco fino ad arrivare, se necessario, all’uscita dall’Unione con quella che chiamano Dexit.

Programmi che in molti, nel 2026, non considererebbero consoni e non esiterebbero neppure per un attimo a definire abominevoli, ma che, invece, sono apprezzati da tanti altri. A cosa è dovuto? Ebbene, credo proprio che il grande successo di questi partiti si debba principalmente all’attuale clima di crisi, paura e incertezza. Del resto, c’è sempre stata una correlazione sociologica tra il complottismo populistico alimentato dall’ignoranza e la paura collettiva.
Cosa c’è di diverso questa volta?
A differenza di altri periodi di crisi che ha visto l’Europa, tuttavia, questa volta siamo bombardati di notizie più che mai, e l’informazione politica ha un nuovo megafono: i social, mezzo che questi partiti adoperano abilmente e assiduamente per la propaganda. Nonostante non siano i maggiori responsabili di questo fenomeno, i social evidentemente alimentano la polarizzazione politica di questi anni.Un simile successo nasce quando si riportano al centro del discorso politico questioni che prima non pensavamo si potessero discutere seriamente, per quanto estreme fossero.
Lo spiega molto bene Joseph Overton con la sua “teoria della finestra”: la finestra allegorica di Overton contiene uno spettro di questioni politiche sulle quali è normale e accettabile dibattere. Fuori da questa finestra troviamo le idee che a causa del loro estremismo, per buon senso, troviamo assurdo possano creare opinioni contrastanti. Questa finestra però non è fissa, e la pericolosità di personaggi come Vannacci e Siegmund risiede proprio nel loro potere di muoverla su discorsi che prima sembravano distopici.
Perché sono figure pericolose?
Questi personaggi traslano il discorso grazie a una retorica sufficiente a ingannare i più ingenui. Con la loro disinvoltura, che cela rabbia e odio nostalgici, dipingono i temi che trattano come se non fosse estremo rimettere in dubbio i postulati della nostra società.
Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso – Hannah Arendt (da La banalità del male, 1963)
Inoltre, per contrasto fanno apparire le destre che abbiamo avuto fino ad ora come più moderate, più ragionevoli. Basti pensare al recente discorso di Meloni sul reato di femminicidio, o Salvini circa l’aborto. Meloni e Salvini non si sono spostati di una virgola dalle posizioni che hanno sempre assunto, ma vicino all’ex generale sembrano prendere le distanze. Neppure i cittadini europei sembrano aver cambiato più di tanto la loro visione di certe questioni: sembra però che queste pesino maggiormente al momento del voto. Tali vittorie sono sicuramente anche il risultato di un’opposizione lacunosa, disorganizzata. Parliamo di politicanti bravissimi a spiegare cosa sbaglia la destra, ma meno bravi a trovare soluzioni per contrastarla nel concreto.
Il fenomeno Charlie Kirk: la nuova destra che conquista i giovani
Il successo del populismo conservatore non riguarda solo l’elettorato maturo. Negli Stati Uniti, il fenomeno legato a Charlie Kirk e alla sua organizzazione Turning Point USA dimostra come la nuova destra stia attraendo una fascia crescente di giovani. Grazie a un uso strategico dei social network, a un linguaggio diretto e alla capacità di occupare gli spazi universitari e digitali, la destra conservatrice ha smesso di essere percepita come “vecchia” o “passatista”. Kirk ha trasformato l’attivismo conservatore in una sottocultura pop, capace di intercettare il dissenso giovanile verso il mainstream e di spostare la Finestra di Overton anche tra le nuove generazioni.
Dall’estrema destra queste vittorie sono sempre accolte con grande entusiasmo e scroscianti applausi. A chi festeggia questi risultati, sfugge un particolare: il nazionalismo non è l’Internazionale socialista. Il nazionalista tedesco non vuole essere fratello del nazionalista italiano che celebra i suoi risultati elettorali. Non vuole essere nostro fratello Europeo perché non crede nell’Europa. È nazionalista tedesco. Chi grida “prima gli italiani”, “prima i tedeschi”, “prima gli austriaci”, non sta costruendo una grande famiglia internazionale della destra. Sta semplicemente mettendo sullo stesso piano persone convinte che il proprio popolo debba venire prima degli altri. Quando in Italia vince la destra, il nazionalista tedesco certamente non apre lo champagne perché ha vinto un italiano. Chi festeggia nel nostro Paese queste vittorie dovrebbe ricordare che per i nazionalisti tedeschi in Germania siamo stati i Gastarbeiter, i lavoratori immigrati e gli Spaghettifresser!
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