Un giorno il mio ex, narcisista, mi raccontò che aveva una lista delle donne con cui era stato, anche solo chattato senza avere avuto rapporti reali. Scoprire l’esistenza di una “lista” delle donne passate nella sua vita mi disturbò profondamente, ma lui mi fece capire che non si trattava di memoria o nostalgia, bensì di una fredda attività di catalogazione.
La lista delle donne del narcisista: un inventario emotivo
Questo inventario emotivo era una sequenza ordinata di prestazioni, livelli culturali e compatibilità sessuali. Non c’era alcun sentimento relazionale né ricordi autentici: solo statistiche emotive in cui la donna veniva annullata per far emergere esclusivamente la sua funzione.
Mi disse che, nei momenti di noia, tornava a consultare quella lista. A volte non ricordava i lineamenti delle donne con cui era stato, ma ricordava perfettamente le sensazioni. È lì che ho capito una cosa fondamentale: non gli interessava chi fossero quelle donne, ma cosa rappresentassero per il suo ego e per quella sensazione di controllo tipica della personalità narcisistica.
La manipolazione più sottile: farti sentire speciale
In questo gioco psicologico, la bugia più raffinata è quella che ti assegna un ruolo privilegiato:
Tu sei diversa, non importa se ce ne sono state altre. Tu sei la più importante
È una forma di manipolazione estremamente sofisticata e meschina: mentre ti mette davanti all’esistenza di altre donne, ti convince di essere superiore a tutte.
Così la lista smette di essere un’offesa e diventa una competizione. E tu resti agganciata a un sistema che ti umilia mentre ti lusinga.
Non sei la migliore: sei la più manipolabile
Per uscire da questo schema serve tempo, spesso anni, e certamente anche il supporto di una persona esperta. Solo allora riesci a vedere con chiarezza ciò che prima sembrava amore.
Non tornava da te perché eri la migliore: tornava perché eri la più accessibile, la più manipolabile.
Eri quella capace di trasformare l’umiliazione in una prova d’amore, la base sicura a cui tornare, non per sentimento, ma per comodità.
Non eri in cima per il tuo valore, per il sentimento che provava per te ma per la tua capacità di resistere, perdonare e restare.
La vera svolta: uscire dalla lista
La vera svolta, il momento in cui ti liberi da quella tela emotiva ben tessuta e invischiante non è quando scali la lista ma quando ne esci definitivamente.
La considerazione non deve essere: “Alla fine sceglie sempre me!” bensì “Perché io accetto di essere scelta in questo modo?”.
Essere la numero uno in un sistema del genere non è un traguardo, è una forma sofisticata di perdita della dignità, dell’identità, di sé.
A distanza di anni, poi, resta solo una considerazione scomoda, ma necessaria: quanto ti è costato davvero essere quella che lui non voleva perdere… ma che non ha mai realmente scelto?
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