Avevo immaginato quel giorno con una cura diversa dal solito. Volevo che fosse un momento da ricordare, qualcosa che avesse il sapore delle cose importanti. Cinquant’anni non sono un compleanno qualsiasi, sono una soglia, e per questo avevo deciso di celebrarlo in un ristorantino romantico, di quelli con le luci soffuse e un’atmosfera capace di proteggere l’intimità. Era costoso, sì, ma non importava: desideravo che fosse un momento unico e autentico, tra me e lui.
Avevo chiamato in anticipo per chiedere un tavolo speciale. Quando arriviamo, è tutto esattamente come lo avevo immaginato: una candela accesa, due calici pronti, un ambiente elegante e raffinato, perfetto per celebrare con lui il mio compleanno speciale.
Poi, senza un motivo reale, qualcosa cambia.
Il suo sguardo si spegne, la voce si incrina, e in pochi minuti in quel tavolo aleggia la sua sofferenza. Inizia a parlare delle sue inquietudini, delle sue ferite, delle sue disgrazie, come se nulla attorno esistesse più. Il mio compleanno scompare, sostituito dal suo dolore. Io resto lì, cercando di mantenere una normalità che ormai non c’è più, mentre intorno percepisco gli sguardi degli altri clienti e l’imbarazzo silenzioso della cameriera, che si avvicina e poi si ferma. Le faccio cenno che va tutto bene, ma dentro so che non è così.
Non è la prima volta. Ed è proprio questo il punto.
Perché il narcisista rovina le feste
Chi vive o ha vissuto una relazione con un narcisista lo sa: non è un episodio isolato. È uno schema che si ripete con una precisione quasi inquietante. Compleanni, Natale, anniversari, vacanze: ogni volta che dovrebbe esserci leggerezza, condivisione, felicità, accade qualcosa che incrina tutto.
All’inizio si tende a giustificare. Si pensa a una giornata storta, a un momento di fragilità, a qualcosa che non dipende davvero da lui o da lei. Ma quando la scena si ripete, diventa impossibile non vedere lo stesso copione.
Il narcisista rovina le feste perché non riesce a tollerare ciò che quelle giornate rappresentano: la tua luce. Nei momenti felici, infatti, tu non sei concentrata su di lui, non stai cercando di capirlo, di rassicurarlo o di salvarlo. Stai semplicemente vivendo. E questa attenzione su te stessa è destabilizzante per chi ha bisogno di essere costantemente al centro.
La felicità, per una persona con tratti narcisistici, non è uno spazio da condividere, ma una minaccia. Se tu stai bene senza dipendere da lui, se riesci a brillare senza il suo controllo, allora il suo ruolo vacilla. Ed è proprio lì che interviene: con un litigio improvviso, con accuse senza senso, con un dolore che diventa improvvisamente urgente e totalizzante.
La cosa che ho imparato negli anni è che non cattiveria o strategia destabilizzante. E’ qualcosa di più profondo: un’incapacità reale di sostenere la serenità, di vivere momenti emotivamente sani, di lasciare spazio all’altro. Dietro questi comportamenti ci sono fragilità antiche, irrisolte, che trasformano ogni occasione di luce in un terreno da sabotare.
Comprenderlo ha senso ed è anche giusto ma giustificarlo, invece, no. Perché il punto non è più capire lui. Il punto, a un certo momento, diventi tu.
Quando ogni momento importante per te si trasforma in un’urgenza di ripuntare il riflettore su di lui, non si tratta più di coincidenze. È un sistema disfunzionale che si ripete e che alla fine svuotare anche le occasioni di gioia.
Le feste dovrebbero essere luoghi di memoria, di gioia, di presenza. Se diventano campi di tensione, se ti ritrovi a camminare sulle uova proprio nei giorni in cui dovresti sentirti libera e protagonista del tuo cinquantesimo compleanno, allora devi capire che non può funzionare. A quel punto, non domandarti più perché fa così ma domandati perché continuo a permetterglielo proprio nei momenti in cui merito di più?
Perché chi ti ama davvero non ha bisogno di spegnere la tua luce per esistere. Al contrario, sa riconoscerla, rispettarla e, soprattutto, condividerla.
E se questo non accade, allora non è amore.
È un inganno…d’amore. Esattamente come il titolo di questa rubrica.
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