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Gli invasati (1963), un film che gioca sul sottile confine fra realtà ed illusione

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Gli invasati

Hill House (villa Crain nell’edizione italiana) non è soltanto una casa, è qualcosa di più e all’interno del film Gli invasati ne abbiamo più di una dimostrazione. Immersa su un’alta collina, lontana dal fracasso della città dove fa buio presto, resta lì, immobile ad aspettare che qualcuno la risvegli. Un gruppo di persone, capeggiate dal dottor John Markway (Richard Johnson, 1927-2015), saranno i primi a vedere la fasta magione dopo ottant’anni. Gli ospiti scopriranno presto di trovarsi a dover affrontare i propri incubi in una casa che sembra tutto fuorché tranquilla e amena.

Eleanor Lance (Julie Harris, 1925-2013) ha sempre vissuto facendo l’infermiera della madre invalida con una sorella orribile e sfruttatrice, ha sempre cercato di fuggire dalla sua vita e dalla sua casa. Theodora “Theo” (Claire Bloom, 1931) è una giovane anticonformista con percezioni extrasensoriali dalle sfumature saffiche. Luke Sanderson (Russ Tamblyn, I segreti di Twin Peaks, 1990) scettico bellimbusto che spera di ereditare villa Crain da una vecchia zia. Ad accogliere gli ospiti e gli unici a poter entrare e uscire dalla casa sono i coniugi Dudley che da subito cercano di mettere in guardia e allo stesso tempo spaventare (già solo a guardarli) i poveri ospiti ignari.

Julie Harris in Gli invasati, Robert Wise, 1963
Credit: Web

Tra atmosfere gotiche e suggestioni, il quartetto si convincerà che la casa sia infestata (forse?) dai fantasmi e che niente è come sembra.

“Gli invasati” di Robert Wise è un film profondamente gotico

Gli Invasati (The Haunting) diretto da Robert Wise (1914-2005) (quattro Premi Oscar e un Oscar onorario) è un film del 1963, tratto dal romanzo The Haunting of Hill House del 1959 della scrittrice americana Shirley Jackson (1916-1965) e uscito per la prima volta in Italia solo venti anni più tardi con il titolo La casa degli invasati (e poi con il titolo L’incubo di Hill House). Il film di Wise risulta essere molto fedele al romanzo e gioca sulla paura dei personaggi e sulla linea sottile che distingue la realtà dall’illusione, spingendo di volta in volta gli ospiti di Hill House a domandarsi se quello che stanno percependo e vivendo sia solo frutto delle suggestioni e delle paure e non dei fenomeni paranormali.

Girato in bianco e nero e fotografato splendidamente dall’inglese Davis Boulton (1911–1989; La stirpe dei dannati [Children of the Damned, Anton Leader, 1964]), Gli invasati gioca a stuzzicare sempre la mente dello spettatore e a mettersi nei panni della protagonista Eleanor.

Hill House
Credit: Web

I pensieri della donna riecheggiano nelle grandi stanze labirintiche di villa Crain e la sua ipersensibilità la spinge sempre di più verso la nevrosi. Sembra quasi che la casa la spii e che voglia fagocitarla insieme agli altri ospiti.

Incubi, sogni, percezioni o realtà?

Tra scricchiolii, rumori e aria gelida, gli ospiti iniziano ad essere vittime della paranoia anche legata alla storia della casa: il magnate Hugh Crain aveva fatto costruire la magione per sua moglie (morta a causa di un incidente poco prima di poter accedere alla villa) e per sua figlia Abigail che non lascerà mai il letto della sua stanza di bimba per diventare una vecchia inferma lasciata alle cure di una cinica dama di compagnia che la lascerà morire senza prestarle soccorso.

Julie Harris e Claire Bloom in The Haunting
Credit: Web

La casa “lebbrosa e malata” così come viene spesso definita dal dottor John Markway sembra quasi avere una vita propria e la sua forma squadrata, distorta e illusionistica rende ancora più difficile e inquietante la permanenza dei sui ospiti. Ma cosa si cela dietro Hill House? Più che un horror, il film di Wise si concentra sul concetto della paura e delle suggestioni lasciando allo spettatore la possibilità di credere o meno alla presenza di fantasmi.

La casa, il remake e la mini serie TV

Rispetto al remake del 1999, The Haunting – Presenze (progetto iniziato da una collaborazione mai portata a termine tra Stephen King e Steven Spielberg) diretto dall’olandese Jan de Bont, con Liam Neeson, Catherine Zeta Jones, Lili Taylor e Owen Wilson, che sfrutta l’utilizzo di effetti speciali e diverse scene sanguinolente con l’obiettivo di rispettare i canoni classici del cinema dell’orrore, Gli invasati rimane una pietra miliare del cinema degli anni Sessanta proprio perché è più importante immaginare ciò che non si può vedere.

Per gli amanti delle “case maledette” e per tutti quelli che non hanno avuto la possibilità di leggere il libro della Jackson consiglio caldamente questo film davvero molto fedele all’opera originale. Interessante anche la rilettura del libro uscita nel 2018 nella serie antologica disponibile su Netflix The Haunting con un cast d’eccezione (Henry Thomas, Timothy Hutton e Carla Gugino). Nonostante i vari remake, le mini serie ad esso ispirate, Gli invasati ancora oggi resta un unicum nel suo genere. Il tema della follia, della malvagità e degli umori non solo dei personaggi ma della casa stessa sono solo alcuni degli espedienti narrativi ai quali ricorre il regista per dimostrare che la casa abbia ancora un anèlito vitale. Ma stanno davvero così le cose? A voi la possibilità di scoprirlo!

Buona visione!

Eleanor…resta con noi! – [Estratto da una battuta del film]

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Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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