La raccolta firme per il Referendum di abrogazione della “Legge Valditara” ha coinvolto oltre mezzo milione di persone, unite dall’intento comune di fare chiarezza sulla legge e su come verrebbero effettivamente applicate le disposizioni nelle scuole. Durante questa vicenda, è emersa la difficoltà di affrontare la questione dell’educazione sessuo-affettiva con una conoscenza adeguata, a fronte della presenza di opinioni superficiali e la sfida di legittimare pratiche propedeutiche già adottate con successo in altri paesi europei. La preoccupazione principale è rappresentata dalla leggerezza con cui molte persone affrontano argomenti complessi senza avere le necessarie competenze.
Origine e promotori della campagna referendaria legata all’educazione sessuo-affettiva
In risposta all’approvazione della legge, il 6 agosto 2026 è stata avviata una raccolta firme per un referendum abrogativo, promossa dal Comitato “Sì Educazione Affettiva nelle scuole”, con Fabrizio Marrazzo e Marina Zela come portavoce, che ha già superato le 570mila adesioni. L’obiettivo è abrogare la Legge 104/2026, che richiede almeno 500.000 firme certificate per indire un referendum popolare abrogativo in base all’articolo 75 della Costituzione italiana. Il quesito referendario chiede se si desidera abrogare la legge inerente le “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”. Il comitato promotore sostiene che l’educazione sessuo-affettiva è essenziale a qualsiasi età, con linguaggi e modalità adeguati al grado di maturazione degli studenti, e considera la legge Valditara un passo indietro rispetto agli standard internazionali e ai bisogni della comunità scolastica.

Perché è importante?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme ad altre istituzioni, definisce l’educazione sessuale come un percorso educativo basato su informazioni accurate che coprono gli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità. Come definito dagli standard dell’OMS e dalle linee guida dell’UNESCO, l’educazione sessuale moderna si basa su tre pilastri: un approccio olistico e positivo, una progressione dei contenuti in base all’età e lo sviluppo di competenze relazionali e valori basati sul rispetto reciproco.
- Benessere e positività (Approccio olistico): La sessualità è intesa come una parte naturale della vita, che contribuisce al benessere psicofisico, all’autoconsapevolezza e alle relazioni affettive, andando oltre la mera considerazione dei rischi, delle malattie o delle gravidanze.
- Adattamento all’età (Progressione graduale): Questo percorso supporta una crescita adeguata, iniziando dall’infanzia con l’educazione sulle emozioni e il rispetto dei confini personali, fino a trattare l’identità, le relazioni e il consenso durante l’adolescenza.
- Competenze di vita (Valori e relazioni): Offre ai giovani strumenti pratici per comunicare efficacemente, prendere decisioni informate, riconoscere prontamente situazioni di violenza o discriminazione e sviluppare relazioni fondate sul rispetto e sull’inclusione.
La visione dell’Italia e adolescenti consapevoli
La Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica evidenzia che l’educazione sessuo-affettiva va oltre le semplici lezioni sulla sessualità. Comprende la conoscenza del corpo, la consapevolezza dei cambiamenti, le emozioni e le relazioni, il rispetto dei confini personali, il consenso, la prevenzione della violenza e degli stereotipi, oltre alla capacità di chiedere aiuto, anche nelle situazioni difficili o pericolose. La questione principale è se questi temi debbano essere gestiti esclusivamente dalla sensibilità delle famiglie o se la scuola debba offrire un percorso educativo scientifico, graduale e accessibile a tutti.
Oggi, gli adolescenti si affidano sempre più spesso a internet e all’intelligenza artificiale per ottenere informazioni. Questo comporta il rischio che formino la propria identità anche online. Esponendosi così a modelli relazionali distorti o accedendo alla pornografia come fonte inadeguata di informazione iniziale. Offrire loro un percorso guidato di consapevolezza significa proteggerli da dinamiche tossiche come il cyberbullismo o il sexting non consensuale. Se noi adulti non ci assumiamo la responsabilità di spiegare questi cambiamenti, qualcun altro lo farà.
Una discussione che dovrebbe essere naturale e che, invece, non lo è!
Discutere della pubertà maschile e femminile dovrebbe essere naturale quanto parlare di pasta al sugo o di un panino al formaggio. È importante superare l’idea che si tratti di un tabù da evitare a tavola o da relegare a discussioni segrete. I nostri ragazzi affrontano dubbi sui cambiamenti corporei e hanno bisogno del supporto di adulti in grado di fornire informazioni accurate senza rendere queste conversazioni imbarazzanti o eccezionali. Investire sull’adolescenza consapevole significa riconoscere il loro diritto a crescere serenamente, costruendo le fondamenta per una società futura basata su empatia, rispetto reciproco e autodeterminazione.
Un adolescente informato è un adolescente protetto!
La protezione, a mio avviso, non si basa sui divieti ma sullo spazio che offriamo alle loro domande. Troppo spesso noi adulti pensiamo erroneamente che il silenzio equivalga a una forma di tutela, temendo che parlare di sessualità e affettività possa accelerare le cose o “corrompere” l’innocenza. La realtà ci mostra invece il contrario. Informare significa prima di tutto accogliere la loro curiosità senza giudizio. Vuol dire far capire loro che il corpo, i dubbi e le emozioni che provano non sono segreti di cui vergognarsi, ma un territorio da esplorare con rispetto e sotto guida adulta. Solo così possiamo trasformare la paura in consapevolezza e la vulnerabilità in forza.
La sessualità […] preme con la leva fatale dell’eccitazione che, così come avviene in natura da milioni di anni, attrae i corpi in un sistema irrefrenabile di gravitazione universale – Piero Angela, “Ti amerò per sempre (2005)”
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