C’è qualcosa di curioso, e forse anche di profondamente contemporaneo, nel ritorno di Barbara D’Urso. Dopo essere uscita da Mediaset, dopo mesi trascorsi tra ospitate, apparizioni e un ritorno a Ballando con le Stelle, oggi Barbara non aspetta più che sia qualcuno a darle uno spazio: se lo è costruito da sola. E lo ha fatto su YouTube. Il nome del progetto è Storie incredibili e, già dal titolo, non è una rivoluzione. Anzi, è esattamente quello che lei sa fare meglio: prendere una storia, metterla al centro della scena e accompagnare il pubblico dentro quella storia con il suo modo riconoscibilissimo di raccontare le emozioni.
Da volto della televisione a padrona del proprio salotto: il salto di Barbara D’Urso
Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni — Eleanor Roosevelt
La D’Urso è stata per anni uno dei volti più identificabili della televisione italiana. Una conduttrice capace di trasformare il racconto televisivo in un linguaggio personale, fatto di emozione, sorpresa, domande dirette e quella teatralità che negli anni è diventata quasi un marchio di fabbrica. Un linguaggio amatissimo da molti e ferocemente criticato da altri. Quando un personaggio è così riconoscibile, c’è sempre un rischio: confondere il fatto che il suo linguaggio non piaccia a tutti con il fatto che quel linguaggio non funzioni più. E invece, guardando Storie incredibili, la sensazione è che abbia semplicemente trovato un luogo nel quale tornare a essere Barbara.
La prima puntata racconta la storia di Rosa Ottaiano, con un titolo volutamente sensazionale: Ero incinta ma ero vergine. Una storia che sembra costruita per il vecchio universo della D’Urso: una vicenda umana fuori dall’ordinario, una frase impossibile da ignorare, un racconto destinato a suscitare curiosità. Ma c’è una differenza sostanziale: questa volta non c’è un palinsesto televisivo a decidere quanto deve durare il racconto, né una rete a stabilire quanto spazio concederle. E, proprio questa, potrebbe essere la parte più interessante del suo ritorno.
Per anni abbiamo raccontato il passaggio dalla televisione al web come una sorta di ridimensionamento: dalla prima serata a YouTube, dalla rete nazionale al proprio canale. Tuttavia, oggi questa lettura è sempre meno convincente. YouTube non è necessariamente il luogo dove finiscono quelli che non hanno più spazio in televisione. Può essere il luogo dove una persona che ha già avuto tutto il potere della televisione decide finalmente di avere il controllo del proprio prodotto.
Il mezzo non è un limite, ma uno strumento
Barbara può parlare direttamente al suo pubblico. Può decidere cosa raccontare, può costruire nuovi format senza il bisogno di doversi trasformare in qualcos’altro. Certo, si può discutere sul fatto che la trasmissione non inventi nulla di realmente nuovo. Si può dire che la formula sia familiare, che le storie shock siano state una componente fondamentale del suo modo di fare televisione e che anche il tono sia immediatamente riconoscibile. Forse è proprio questa l’operazione: non reinventarsi, ma riconoscersi.
Dopo l’uscita dal Biscione, Barbara avrebbe potuto trasformare il proprio ritorno in una lunga campagna nostalgica: ricordare continuamente i programmi del passato, lamentarsi dello spazio perduto, aspettare una grande chiamata televisiva. Invece, almeno per ora, sta facendo qualcosa di più intelligente: sta dimostrando di non aver bisogno di aspettare. E questo, per una conduttrice che per decenni ha incarnato la televisione generalista, è quasi un atto politico.
Il vero cambiamento non è che Barbara sia finita su YouTube, bensì che la piattaforma non è più obbligata a essere il posto dove si va quando la televisione non ti vuole, ma può essere il posto dove vai perché vuoi essere tu a decidere. E chissà, magari, dopo essere stata per anni uno dei volti più potenti della televisione italiana, sta scoprendo proprio questo. Quindi, alla fine, non dovremmo chiederci se Barbara tornerà davvero in televisione, ma semplicemente se YouTube le permette di fare esattamente quello che sa fare, anche perché, diciamocelo, dovrebbe aspettare che sia qualcun altro a darle il permesso di tornare?
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