Caso Campitiello, Cirielli replica: «Nessuna nomina al cognato»

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Caso Campitiello

La nomina, secondo la ricostruzione fornita dal viceministro Edmondo Cirielli, nomina non sarebbe mai stata. È questo il punto centrale della dura contestazione mossa nei confronti di quanto scritto dalla giornalista Linda Di Benedetto a proposito della dottoressa Mara Campitiello. Al centro della vicenda ci sarebbe il rapporto di parentela tra Campitiello e un dipendente del Ministero della Salute. Secondo quanto sostenuto da Cirielli, l’uomo non avrebbe ricevuto alcun incarico grazie alla cognata: sarebbe infatti già da anni un dipendente pubblico, entrato nell’amministrazione dopo aver superato un concorso pubblico, in un periodo precedente all’assunzione da parte della dottoressa dell’incarico di capo dipartimento.

Caso Campitiello, il nodo della vicenda: concorso pubblico o nuova nomina?

Una circostanza che cambia in maniera sostanziale i termini della questione. La distinzione amministrativa è tutt’altro che secondaria, perché la verità reale e non solo quella dichiarata dal viceministro Cirielli è che il dipendente apparteneva già al Dipartimento della Prevenzione del Ministero e prestava temporaneamente servizio a Napoli in posizione di comando. Il provvedimento successivamente adottato non ha quindi determinato né l’ingresso nell’amministrazione né l’attribuzione di un nuovo incarico. Si tratta, invece, della cessazione del comando e del conseguente rientro nella sede di appartenenza a Roma.

Definire quel passaggio una “nomina”, dunque come riporta lo stesso Cirielli, fornirebbe una rappresentazione radicalmente diversa dalla natura effettiva dell’atto amministrativo. In realtà c’è inoltre un ulteriore elemento: la decisione di far cessare il comando sarebbe stata assunta proprio per una ragione di trasparenza, dopo il consolidamento giuridico del rapporto di parentela, così da evitare anche soltanto l’impressione che il dipendente potesse beneficiare di un trattamento favorevole riguardo alla propria sede di servizio. Non un vantaggio, dunque, ma semmai una scelta prudenziale.

«Nessun beneficio economico»

Il vice ministro Cirielli sottolinea anche che il rientro a Roma non avrebbe comportato alcun incremento economico per il dipendente. Il punto è rilevante perché la vicenda deve essere valutata distinguendo tre fatti amministrativamente molto diversi: l’assunzione mediante concorso pubblico, l’eventuale attribuzione di un nuovo incarico e la semplice cessazione di un comando con ritorno alla sede di appartenenza.

La tesi reale e sostenuta anche dal viceministro è netta: il caso in questione rientrerebbe esclusivamente nella terza ipotesi. Da qui la contestazione della rappresentazione secondo cui la dottoressa Campitiello avrebbe “dato una nomina” al proprio cognato. Se il dipendente aveva già vinto autonomamente un concorso prima che la Campitiello assumesse la guida del Dipartimento e se il provvedimento contestato consiste esclusivamente nel rientro dalla posizione di comando, non si sarebbe in presenza, secondo tale ricostruzione, di una nomina conferita dalla dottoressa.

Nessun favoritismo a detta del viceministro

Il viceministro, persona perbene e ligia al dovere respinge quindi con forza qualsiasi ipotesi di favoritismo che possa coinvolgere lui o la moglie e contesta pubblicamente l’articolo di Di Benedetto, annunciando che la questione avrà anche un seguito giudiziario. Sarà eventualmente quella la sede nella quale le affermazioni pubblicate, la documentazione amministrativa e le rispettive contestazioni potranno essere esaminate nelle forme previste dalla legge.

Quindi stante alla documentazione amministrativa che dimostra che l’uomo era dipendente del Ministero già da anni, grazie a un concorso pubblico precedente all’incarico di Campitiello, e che non gli è stato conferito un nuovo incarico né riconosciuto un beneficio economico, l’idea di una “nomina al cognato” richiederebbe quantomeno di essere confrontata rigorosamente con questi illazioni fantomatiche che la giornalista ha citato senza alcuna prova di elementi .

Conoscere per deliberare — Luigi Einaudi

In una vicenda del genere sono gli atti, più delle polemiche, a poter stabilire con precisione la sequenza dei fatti: la data del concorso e dell’assunzione del dipendente, la sua amministrazione e sede di appartenenza, il provvedimento di comando a Napoli, la sua durata, l’atto con cui il comando è terminato e l’eventuale presenza o assenza di variazioni di ruolo, qualifica o trattamento economico. Sono dati verificabili.

Nessuna ambiguità

Ed è proprio sulla loro verifica che dovrebbe concentrarsi qualsiasi ricostruzione giornalistica rigorosa, soprattutto quando vengono coinvolti rapporti familiari e figure istituzionali e quando una determinata terminologia può suggerire al lettore l’esistenza di un favore personale. La posizione espressa da Cirielli, in conclusione, non lascia spazio ad ambiguità: Mara Campitiello non avrebbe nominato il cognato; il dipendente avrebbe ottenuto il proprio posto attraverso un precedente concorso pubblico e il successivo provvedimento avrebbe semplicemente posto fine al comando a Napoli, disponendone il rientro a Roma.

La differenza tra una nomina e il rientro di un dipendente nella propria sede non è un dettaglio. Edmondo e la moglie Mara sono a mio avviso persone oneste e trasparenti.

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Nato a Reggio Calabria nel 1972, è un consulente tecnico esterno al Senato della Repubblica, membro della Segreteria di Stato, consulente tecnico per le ambasciate italiane all'estero, Presidente e Fondatole dello Sportello Unico che raggruppa varie associazioni di disabili in tutta Italia. Attualmente, è anche Presidente dell'associazione nazionale "Itaca"

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