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Cleopatra, la grande seduttrice o la donna ingannata dalla storia?

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Cleopatra

Il suo nome evoca ancora oggi bellezza, seduzione, potere. Cleopatra è la donna arrivata a Roma avvolta nell’oro, la regina capace di conquistare Giulio Cesare e di condurre Marco Antonio alla rovina. È l’amante irresistibile, l’orientale misteriosa, la femmina ambiziosa davanti alla quale persino gli uomini più potenti del mondo avrebbero perso lucidità, dignità e senso dello Stato.

Almeno, questa è la storia che ci hanno raccontato.

E se fosse proprio questo il più grande inganno d’amore legato a Cleopatra? Non quello che lei avrebbe costruito ai danni dei suoi uomini, ma quello costruito nei secoli ai danni suoi. Perché Cleopatra non è stata soltanto una regina sconfitta. È stata una donna riscritta dai vincitori: privata della sua intelligenza politica e trasformata in un corpo, in una tentazione, nella colpevole perfetta della caduta di un uomo.

Chi erano Cesare, Marco Antonio e Cleopatra

Cleopatra VII nacque nel 69 avanti Cristo e divenne regina d’Egitto nel 51. Apparteneva alla dinastia dei Tolomei, di origine greco-macedone, ma, a differenza di molti suoi predecessori, imparò anche la lingua egizia. Governava un regno ricchissimo e strategico, mentre Roma stava estendendo il proprio dominio sul Mediterraneo.

Quando incontrò Giulio Cesare ad Alessandria, nel 48 avanti Cristo, non era una giovane donna in cerca di protezione romantica. Era una sovrana spodestata dal fratello Tolomeo XIII, con il quale divideva formalmente il trono, e cercava un alleato che le permettesse di riconquistarlo. Cesare, a sua volta, non era un uomo ingenuo caduto vittima del fascino esotico di una regina: era un generale esperto, ambizioso e perfettamente consapevole dell’importanza politica ed economica dell’Egitto. Dalla loro relazione nacque un figlio, Tolomeo Cesare, conosciuto come Cesarione. Ma nel 44 avanti Cristo Cesare venne assassinato a Roma e Cleopatra tornò in Egitto.

Alcuni anni dopo entrò nella sua vita Marco Antonio, uno degli uomini che si contendevano l’eredità politica di Cesare. Il loro primo incontro decisivo avvenne a Tarso, nel 41 avanti Cristo. Anche questa volta amore e politica si intrecciarono: Antonio aveva bisogno delle ricchezze egiziane per finanziare le proprie campagne militari; Cleopatra aveva bisogno della forza di Roma per difendere il trono e assicurare un futuro ai propri figli. Ebbero tre figli e costruirono un’alleanza affettiva e politica destinata a scontrarsi con Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.

Nel 31 avanti Cristo le loro forze furono sconfitte nella battaglia di Azio. L’anno seguente, ad Alessandria, Marco Antonio si tolse la vita. Poco dopo lo fece anche Cleopatra, probabilmente per sottrarsi all’umiliazione di essere condotta a Roma ed esibita come trofeo nel trionfo del vincitore.

Aveva trentanove anni. Con lei finiva l’Egitto dei faraoni. Ma iniziava la sua leggenda.

Una donna potente trasformata in una seduttrice

Dopo la vittoria, Ottaviano aveva bisogno di giustificare una guerra combattuta anche contro altri romani. Non conveniva raccontare Marco Antonio come un generale sconfitto da un rivale nella lotta per il potere. Era molto più efficace presentarlo come un grande uomo corrotto da una donna straniera. Lei divenne così la regina dissoluta, manipolatrice e pericolosa che aveva stregato Antonio, allontanandolo da Roma, dalla moglie Ottavia e dai suoi doveri. Lui poteva essere raccontato quasi come una vittima: non pienamente responsabile delle proprie scelte, ma soggiogato da un incantesimo femminile.

Un meccanismo che, in forme diverse, riconosciamo ancora oggi. Quando un uomo potente perde la testa, spesso cerchiamo la donna che gliel’ha fatta perdere. Se rinuncia a qualcosa, è perché lei lo ha manipolato. Se tradisce, è perché lei lo ha sedotto. Se compie scelte disastrose, è perché lei lo ha allontanato dalla ragione.

La responsabilità maschile si dissolve e la donna diventa la spiegazione di tutto.

Ma Marco Antonio non era una vittima indifesa. Era un uomo adulto, un comandante militare e un politico esperto, capace di prendere decisioni e di perseguire i propri interessi. Così come Giulio Cesare non era stato conquistato da Cleopatra senza comprendere il vantaggio di avere sul trono d’Egitto una sovrana alleata.

Tutti utilizzarono tutti. E forse, nello stesso tempo, si amarono davvero.

Cleopatra fu vittima o manipolatrice?

Cleopatra fu ambiziosa, spregiudicata e determinata a conservare il proprio regno. Usò la diplomazia, la propria immagine, le alleanze e probabilmente anche la seduzione. Non era una donna innocente trascinata dentro giochi più grandi di lei: quei giochi li conosceva e li praticava.

Il mio onore non si è sottomesso, si è solo lasciato conquistare

Ma perché ciò che negli uomini chiamiamo strategia, in una donna diventa manipolazione?

Perché Cesare è ricordato come un condottiero e Cleopatra come la sua amante? Perché Marco Antonio rimane un generale mentre lei diventa la seduttrice che lo rovinò? Perché l’ambizione di Ottaviano fondò un impero, mentre quella di Cleopatra venne trasformata nella prova della sua pericolosità?

Forse il problema non è stabilire se Cleopatra fosse vittima oppure narcisista. Applicarle oggi un’etichetta psicologica sarebbe arbitrario e ci impedirebbe di vedere la questione più interessante: Cleopatra fu una donna potente che i vincitori riuscirono a rendere meno minacciosa trasformando la sua politica in una storia di sesso. Non potendo negare il suo potere, lo attribuirono al suo fascino.

Quando l’amore diventa un’arma contro le donne

L’amore può ingannare anche in questo modo: non soltanto quando qualcuno mente dentro una relazione, ma quando quella relazione viene utilizzata per cancellare tutto il resto di una persona.

Di Cleopatra ricordiamo gli uomini che amò molto più delle lingue che parlava, delle strategie che adottò, del regno che difese e degli oltre vent’anni durante i quali riuscì a governare in un mondo dominato dagli uomini e minacciato dalla potenza romana.

Il rapporto con Cesare e quello con Marco Antonio furono certamente decisivi nella sua vita. Ma non furono tutta la sua vita. Eppure, per secoli, Cleopatra è esistita soprattutto attraverso lo sguardo maschile: quello degli uomini che la amarono, di quelli che la combatterono e di quelli che, dopo la sua morte, la raccontarono. Il suo corpo ha occupato uno spazio nella storia più di quanto abbia potuto fare la sua intelligenza, cultura e strategia politica.

Questo è forse l’inganno più sottile: convincerci che una donna abbia ottenuto il potere grazie alla propria bellezza, perché ammettere che lo abbia conquistato grazie alla propria intelligenza sarebbe molto più destabilizzante.

Chi ha ingannato davvero chi?

Forse Cleopatra sedusse davvero Cesare e Marco Antonio. Forse li amò, li usò e fu usata da loro, come spesso accade quando l’amore incontra il potere.

Ma il più riuscito dei suoi incantesimi non fu quello che lei esercitò sugli uomini. Fu quello che gli uomini, dopo la sua morte, attribuirono a lei.

Da regina divenne amante. Da stratega, seduttrice. Da avversaria politica, una donna pericolosa perché irresistibile. Cleopatra perse una guerra, ma soprattutto perse il diritto di raccontare se stessa.

E ancora oggi, dopo più di duemila anni, continuiamo a guardare la sua bellezza prima della sua intelligenza.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Inganni d’Amore”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Studi classici, una laurea in Lettere e Filosofia, e un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti. Questo è il CV in estrema sintesi. Ma quello che veramente la descrive è l’amore per la musica, per i libri, il teatro e i viaggi. Ama cucinare le torte e prendersi cura delle sue piante. Odia i calcoli matematici, le percentuali e i problemi di geometria. Ama stare in mezzo alla gente ma ama ancora di più stare con se stessa. Ama la Sicilia, i suoi colori, sapori e tramonti. Ogni volta che la vita le sembra difficile, cerca di raggiungere uno scoglio, si siede e ne parla con il mare.

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