Ci sono amori che possiamo raccontare attraverso le lettere, le fotografie, i ricordi e poi ci sono amori che rimangono imprigionati nella materia. Quello tra Camille Claudel e Auguste Rodin è ancora lì, nel bronzo, nel gesso, nel marmo, nei corpi che si cercano, si stringono, danzano e soprattutto in quelli che, a un certo punto, si lasciano.

Basta guardare La Valse, una delle opere più sensuali di Camille: un uomo e una donna avvinghiati in una danza che sembra sul punto di trascinarli via, tanto vicini che quasi non si comprende dove finisca un corpo e cominci l’altro. Poi guardi L’Implorante: una donna nuda, inginocchiata, con le braccia protese davanti a sé, verso qualcuno che se ne sta andando.
In mezzo a queste due immagini, l’abbraccio e l’abbandono, c’è una storia d’amore durata anni. Ma soprattutto c’è la storia di una donna che sarebbe profondamente ingiusto ricordare soltanto come l’amante di Auguste Rodin.
Prima di Rodin c’era Camille
Camille Claudel scolpiva prima ancora di sapere che un giorno avrebbe incontrato uno degli uomini destinati a diventare giganti della storia dell’arte. Il talento si manifesta prestissimo: da bambina modella l’argilla, costruisce figure, cerca forme nella materia. Ha un padre che crede in lei e una madre che, invece, non accetterà mai davvero quella figlia così poco disposta a diventare la donna che la società si aspetta.
Perché Camille nasce nel 1864 e vuole fare una cosa enorme per una donna del suo tempo: vuole diventare una scultrice. Non dipingere graziosamente, ma scolpire, sporcarsi le mani, lavorare la materia, studiare l’anatomia e osservare i corpi, entrando in un territorio quasi completamente maschile.
A Parigi frequenta l’Académie Colarossi, una delle poche scuole che consentono anche alle donne di studiare, e Alfred Boucher riconosce immediatamente il suo talento. Quando deve partire per Roma affida quella giovane allieva promettente a un collega. Si chiama Auguste Rodin.
È il 1883. Camille ha diciannove anni, Rodin quarantatré e nessuno dei due può ancora sapere quanto quell’incontro cambierà la vita di entrambi.
L’uomo che finalmente la vede
Rodin non vede soltanto una ragazza bella e molto più giovane di lui, vede quello che Camille desidera venga visto: il suo talento. La prende nel proprio atelier, inizialmente come allieva e poi come assistente; Camille lavora alle sue opere, Rodin le affida anche particolari complessi e tra loro nasce una complicità che non è soltanto sentimentale.
Per una ragazza cresciuta combattendo contro chi considerava quella vocazione qualcosa da reprimere, incontrare un uomo che la guarda lavorare e, attraverso la fiducia che le concede, le dice tu sei capace, deve avere avuto una potenza immensa.
Poi il lavoro diventa attrazione e l’attrazione diventa passione.
Quando Camille entra nella vita di Rodin, però, in quella vita c’è già un’altra donna: Rose Beuret è accanto a lui da oltre vent’anni e insieme hanno avuto un figlio. Camille lo sa eppure si innamora.
Non furono soltanto amanti
Forse è questo che rende la loro storia tanto difficile da liquidare come un semplice triangolo. Camille e Rodin si desiderano, ma soprattutto condividono qualcosa che per entrambi è essenziale quanto respirare: l’arte. Lavorano insieme, si osservano, si influenzano, discutono, modellano la materia a pochi metri l’uno dall’altra. Sono maestro e allieva, poi collaboratori, amanti e probabilmente anche rivali.
Rodin la ama. Le lettere che le scrive non hanno il tono distratto di un uomo che si sta semplicemente divertendo con una ragazza. In una, intorno al 1886, la chiama «Ma féroce amie», la sua amica feroce, e le confessa di non riuscire più a trascorrere una giornata senza vederla. Poi arriva a una frase che da sola racconta la temperatura di quella relazione: «Je t’aime avec fureur», ti amo con furore.
Camille risponde con la stessa intensità. Durante un soggiorno allo Château de l’Islette gli racconta le sue giornate, immagina Rodin lì con lei, gli prepara quasi mentalmente una stanza nella quale lavorare e gli scrive: «Je couche toute nue pour me faire croire que vous êtes là», dormo completamente nuda per illudermi che tu sia qui.
È una frase intima, carnale, innamorata. Ma la lettera termina con poche parole che cambiano improvvisamente il tono di tutto ciò che abbiamo appena letto:
Surtout ne me trompez plus
Soprattutto, non ingannarmi più. Dentro quella frase c’è già una crepa.
Si può essere amati e non essere scelti
Rodin soffre quando Camille si allontana, la cerca, la rivuole e arriva a prometterle fedeltà. Eppure c’è una cosa che non fa: non lascia Rose.
Ed è forse qui che una storia dell’Ottocento smette improvvisamente di sembrarci così lontana, perché quante volte abbiamo confuso l’intensità con la scelta? Possiamo dirci che ci ama, che non può stare senza di noi, che quando ci allontaniamo ci cerca, che con noi prova qualcosa che con l’altra persona non prova. Può essere tutto vero e, contemporaneamente, nessuna di queste frasi risponde alla domanda più semplice: allora perché non mi sceglie?
È probabilmente la parte più dolorosa della storia tra i due. Rodin può averla amata davvero e forse è proprio questo a rendere tutto più crudele: a volte l’inganno d’amore non consiste nell’aver creduto a un sentimento che non esisteva, ma nell’aver creduto che quel sentimento sarebbe bastato.
Amare e scegliere non sono la stessa cosa. L’amore è ciò che senti, la scelta è ciò che fai e Rodin, quando deve scegliere la forma concreta della propria vita, rimane con Rose. Camille resta così per anni dentro una relazione nella quale è amata, desiderata, cercata, ma non completamente scelta.
Le opere La Valse e L’implorante: dall’abbraccio all’abbandono
Le opere di Camille raccontano qualcosa che le parole non riescono a contenere. In La Valse i due corpi sono quasi uno solo: girando vorticosamente, l’uomo e la donna sembrano sorreggersi e precipitare contemporaneamente. È difficile immaginare una rappresentazione più fisica dell’innamoramento, quel momento in cui sembra non esistere niente fuori dall’abbraccio.
Poi arriva L’Âge mûr, L’Età matura, e tutto cambia.

Un uomo si sta allontanando, una donna più anziana lo porta con sé e dietro di lui una giovane donna è inginocchiata, nuda, con le braccia tese verso l’uomo che se ne va. Quella giovane figura diventerà anche un’opera autonoma, L’Implorante.
L’Âge mûr possiede significati che vanno molto oltre Camille, Rodin e Rose. Ma è quasi impossibile conoscere la loro storia e poi guardare quelle mani tese senza sentire qualcosa, perché tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo teso metaforicamente quelle braccia: resta, scegli me, dimmi che tutto quello che abbiamo vissuto significava quello che pensavo significasse.
Camille prova a riprendersi Camille
La loro relazione attraversa rotture e riavvicinamenti, ma progressivamente Camille cerca soprattutto di costruire una carriera autonoma e di liberarsi artisticamente dall’ombra di Rodin. È una seconda battaglia, forse ancora più difficile della prima, perché essere stata accanto a un uomo enorme significa rischiare che ogni cosa che fai venga letta attraverso di lui. Rodin continua a essere il metro e Camille deve riuscire nell’impresa più difficile: essere riconosciuta semplicemente come Camille Claudel.
Camille: qualcosa si spezza
Negli anni successivi la sua vita diventa sempre più difficile. Camille si isola, aumentano le difficoltà economiche e il rapporto con la famiglia rimane tormentato; diventa ossessionata dall’idea che Rodin voglia danneggiarla e appropriarsi del suo lavoro, fino ad arrivare a distruggere alcune delle proprie opere.
Sarebbe facile fermarci qui e scrivere che un uomo l’ha fatta impazzire, ma sarebbe falso e soprattutto sarebbe ancora una volta ingiusto nei suoi confronti. Camille Claudel non può essere ridotta alla donna distrutta da Rodin. È una donna complessa, sempre più fragile e sola, ostacolata da un’epoca che concedeva pochissimo spazio alle artiste e appartenente a una famiglia che, soprattutto dopo la morte del padre, non rappresentò per lei il rifugio di cui avrebbe avuto bisogno.
Nel 1913 viene internata. Ha quarantotto anni. Rimarrà in istituto fino alla morte, nel 1943. Camille è rimasta internata 30 anni.
Rodin sposa Rose
Basterebbero questi 30 anni a rendere la storia crudele e tragica, ma c’è un ultimo dettaglio: nel 1917, ormai anziano, Auguste Rodin sposa Rose Beuret, la donna che Camille aveva aspettato per anni che lasciasse. Rose morirà poche settimane dopo il matrimonio, Rodin nove mesi più tardi.
Camille è ancora internata. Vivrà altri ventisei anni.
Restituire a Camille Claudel il suo nome
Camille Claudel non è la giovane amante, la musa, l’allieva, la donna abbandonata, la donna impazzita. Basta guardare le sue sculture per capire che Camille era molto più grande di questa struggente storia d’amore. Camille Claudel era una scultrice, un’artista, una donna che aveva saputo dare alla materia la forma della passione molto prima che il mondo imparasse a restituire a lei il posto che meritava.
Nonostante l’inganno d’amore che l’ha accompagnata per tutta la sua vita, non importa capire se Rodin fosse stato buono o cattivo, nemmeno se l’abbia amata abbastanza o chiederci quale sarebbe stata la vita di Camille se non lo avesse mai incontrato. La riflessione che ci porta questa tragica storia d’amore quella di capire quanto di noi siamo disposti a mettere in attesa mentre aspettiamo che qualcuno ci scelga?
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