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Frida Kahlo e Diego Rivera: perché torniamo dove sappiamo che saremo feriti?

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Ci sono amori dai quali l’unica cosa da fare sarebbe semplicemente andarsene, almeno guardandoli da fuori. Tradimenti, bugie, separazioni, ritorni. Ferite abbastanza profonde da suggerire una sola soluzione possibile: chiudere la porta e non voltarsi più. Frida Kahlo quella porta la chiuse. E poi la riaprì.

Quando si avvicina a Diego Rivera, alla fine degli anni Venti, Frida è giovanissima. Ha già conosciuto un dolore che avrebbe piegato molte vite: a diciotto anni un terribile incidente le ha devastato il corpo e l’ha costretta a una lunga immobilità. È durante la convalescenza che la pittura assume un aspetto fondamentale nella sua vita.

Diego, invece, è già Diego Rivera. È un artista affermato, un protagonista del muralismo messicano, un uomo politicamente impegnato, carismatico, ingombrante. Ha venti anni di lei. Frida gli mostra i suoi quadri. Lui riconosce il suo talento. I due si avvicinano e si innamorano. Nel 1929 si sposano. Lei ha 22 anni. La madre di Frida descrive quella coppia con un’immagine destinata a rimanere celebre:

l’unione tra “un elefante e una colomba”

Un amore enorme e altrettanto doloroso

La colomba, però, dimostrerà di avere artigli. Quella tra Frida e Diego non sarà mai una storia tranquilla. È un amore fatto di arte, politica, complicità intellettuale, viaggi, passioni e continue fratture. Rivera tradisce ripetutamente Frida. E Frida, a sua volta, avrà relazioni con uomini e donne. Pensare a lei semplicemente come alla moglie fragile e tradita non corrisponde al vero .

C’è però un tradimento che cambia tutto: Diego ha una relazione con Cristina Kahlo, la sorella minore di Frida, una delle persone a lei più vicine. Non è più soltanto il tradimento di un marito ma anche di una sorella. Frida se ne va, attraversa una crisi profonda…ma la storia con Diego non finisce. Eppure Frida non era certo una donna senza alternative.

Frida Kahlo non era soltanto “la moglie di Diego”

Era una donna politicamente impegnata, vicina al comunismo fin dalla giovinezza e attiva pubblicamente nelle battaglie della sinistra messicana. Nel 1954, già gravemente malata, partecipò a una manifestazione politica poche settimane prima di morire. Ed era soprattutto un’artista che progressivamente conquistava uno spazio proprio.

Nel 1938 espone a New York. L’anno successivo arriva a Parigi. Picasso e Kandinsky conoscono e apprezzano il suo lavoro. Le sue opere entrano in importanti esposizioni internazionali. Nel 1943 diventerà anche insegnante alla scuola d’arte La Esmeralda.

Frida, insomma, non aveva bisogno di Diego per avere un’identità. Aveva la propria arte, le proprie idee, le proprie relazioni, la propria sessualità. Aveva amanti. Viaggiava. Esponeva. Dipingeva se stessa quasi ossessivamente, mettendo il proprio volto al centro della tela quando per secoli le donne erano state soprattutto i volti dipinti dagli uomini.

Eppure Diego continuava a occupare un luogo che nessun altro sembrava riuscire davvero a prendere.

Lasciarsi. E tornare

Nel 1939 arriva il divorzio. Frida è ormai un’artista con una propria dimensione internazionale. Ha avuto altre relazioni. Ha sperimentato una libertà sentimentale che per una donna della sua epoca era tutt’altro che scontata. Potrebbe andare avanti lasciando quella storia dolorosa alle sue spalle. E invece no.

Un anno dopo, l’8 dicembre 1940, Frida Kahlo e Diego Rivera si sposano una seconda volta, a San Francisco. Il loro nuovo matrimonio nasce con condizioni diverse e con una maggiore autonomia nelle rispettive vite sessuali. Frida sapeva chi fosse Diego e non poteva più raccontarsi che sarebbe cambiato né ignorarne le infedeltà.

Eppure tornò.

Perché torniamo proprio dove sappiamo che saremo feriti?

Non dobbiamo chiederci perché non lo lasciò, perché in effetti lo fece. La vera riflessione è: perché tornò?

E soprattutto, così come lei, perché lo fanno tante persone? Quando qualcuno capisce che la storia non può funzionare, dovrebbe capire che deve andare oltre. Ma Frida è solo uno dei tanti esempi del fatto che la consapevolezza non produce automaticamente distacco.

Possiamo conoscere perfettamente i difetti di una persona e desiderarla comunque. Possiamo ricordare ogni ferita e sentire nostalgia di chi ce l’ha provocata. Possiamo essere fortissimi nel lavoro, autonomi economicamente, circondati da amici, capaci di prendere decisioni difficili e ritrovarci incredibilmente vulnerabili davanti a una sola persona perché l’amore non obbedisce sempre alla stessa parte di noi che prende le altre decisioni. Forse il punto è che non torniamo semplicemente dalla persona che ci ha fatto soffrire bensì torniamo da quello che siamo stati insieme a lei.

Quando il dolore diventa parte della storia

Le relazioni molto intense costruiscono un linguaggio privato: ricordi, luoghi, rituali, battaglie combattute insieme, separazioni, riconciliazioni. Più una storia dura, più diventa difficile distinguere la persona dalla vita che abbiamo costruito intorno a lei perché non si tratta solo di perdere qualcuno ma di rinunciare ad una parte del proprio vissuto.

Una relazione che ci scuote continuamente può sembrarci più “grande” proprio perché produce emozioni enormi. La riconciliazione dopo una rottura è potentissima. Il ritorno dopo una certezza dell’addio ci sembra confermare chiaramente che quel legame sia indistruttibile. Che quello non può che essere amore. E invece no. Qualche volta, dimostra soltanto quanto sia difficile andarsene.

Essere forti non significa essere immuni

C’è un pregiudizio che ci racconta una verità sbagliata: quello secondo cui certe relazioni appartengano soltanto alle persone fragili. Frida era tutto fuorché una donna insignificante o priva di identità. Affrontò malattia, operazioni, dolore fisico, aborto, limitazioni sempre maggiori del proprio corpo. Costruì un’immagine di sé talmente potente che ancora oggi la ricordiamo. Dipinse, insegnò, amò uomini e donne, prese posizione politicamente, frequentò alcuni dei grandi protagonisti culturali del suo tempo.

E continuò ad amare Diego. Non sappiamo perché lo abbia fatto perché di questo aspetto non abbiamo molta letteratura a suo riguardo però il fatto che lo abbia fatto ci porta a farci una domanda: quando una relazione è chiaramente sbagliata, perchè semplicemente non ce ne andiamo?

La nostra parte razionale sa che quella persona ci farà soffrire ancora. La memoria può ricordarci tutto quello che è già successo. L’orgoglio può gridarci di non tornare. Eppure esiste una parte più profonda che continua a cercare proprio quella persona, quella casa, quel modo di sentirsi vivi.

Frida e Diego rimasero sposati fino alla morte di lei, il 13 luglio 1954. La loro non è una storia romantica, né con un particolare lieto fine: è la storia di due persone che si amarono, si tradirono, si ferirono, si separarono e si scelsero nuovamente.

E forse l’inganno d’amore più difficile da riconoscere è proprio questo: credere che, siccome non riusciamo a smettere di amare qualcuno, allora quella persona sia necessariamente il posto giusto in cui restare.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Inganni d’Amore”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Studi classici, una laurea in Lettere e Filosofia, e un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti. Questo è il CV in estrema sintesi. Ma quello che veramente la descrive è l’amore per la musica, per i libri, il teatro e i viaggi. Ama cucinare le torte e prendersi cura delle sue piante. Odia i calcoli matematici, le percentuali e i problemi di geometria. Ama stare in mezzo alla gente ma ama ancora di più stare con se stessa. Ama la Sicilia, i suoi colori, sapori e tramonti. Ogni volta che la vita le sembra difficile, cerca di raggiungere uno scoglio, si siede e ne parla con il mare.

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