Papa Francesco, dalle accuse di “anti-papa” agli insegnamenti che non comprenderemo mai: il sorriso degli ultimi

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Un popolo di memoria corta non può mai capire il senso dell’insegnamento di grandi maestri che hanno parlato per tutte le epoche. I messaggi dei mistici, degli uomini dediti alla spiritualità parlano per ogni tempo, i loro insegnamenti sono eterni. Papa Francesco per molti è l’anti-papa, l’inquisitore quindi se n’è andato lasciando questo mondo alla deriva, su di lui critiche graffianti, spietate, prive di buon senso, dodici lunghi anni di attacchi ed insulti proprio da coloro che professano un credo basato sull’amore, la malvagità umana non ha limiti.

Gesù ha detto:

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, infatti, hanno perseguitato i profeti prima di voi. Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null`altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte – (Mt 5, 11-15)

Le accuse di “anti-papa” a Papa Francesco e la “Declaratio” di Benedetto XVI

Il messaggio evangelico è a misura d’uomo, Gesù non ha parlato per se stesso si è rivolto a tutta l’umanità, Francesco era un uomo con le sue debolezze, con i suoi pregi , il suo linguaggio era semplice e vicino agli ultimi, proprio questi sicuramente lo ricorderanno con amore. Le dispute che sono emerse durante il pontificato di Papa Francesco sono sorte a causa della distorta interpretazione della Declaratio di Benedetto XVI.

Coloro i quali hanno cavalcato l’onda di questa vicenda che non ha eguali nel corso della storia pontificale, secondo questi Benedetto XVII ha rinunciato al Ministerium e non al Munus, in questo modo non ha rinunciato all’essere Papa. E proprio qui è nato l’equivoco. Ratzinger non ha rinunciato al dono dello Spirito Santo, ma semplicemente allo svolgimento del “mestiere di papa” . Riflettiamo un attimo.

Il papa è un capo di stato e ha facoltà di emanare leggi, Benedetto XVI giustamente in quanto tale. ha istituito la figura del papa emerito, cosa che a qualcuno non è andata bene. La questione è complicata, anzi l’hanno complicata secondo la visione complottista. Quante leggi sono cambiate durante la storia della Chiesa? Molte, moltissime, quindi non penso che ci sia da scandalizzarsi, c’è sempre un primo che inizia qualcosa di nuovo.

La spiegazione di Vitale

Si riporta parte di un articolo di Vox Canonica scritto da Rosario Vitale dove spiega dettagliatamente a cosa Ratzinger ha effettivamente rinunciato:

“[…] Con la questione del munus, anche con il titolo di emerito, si è inteso tutelare il legame che continua a sussistere sul piano spirituale, giuridico e affettivo tra il vescovo e la sua sede dopo la rinuncia. Su questa base, molti e sicuramente più autorevoli canonisti, avevano proposto di attribuire a Ratzinger il titolo di vescovo emerito di Roma […] Sul piano sacramentale non muoviamo dubbio alcuno, ma da un punto di vista giuridico e canonico così non è. Dal momento della valida elezione e dell’accettazione, l’eletto al soglio pontificio abbandona ipso facto il collegio cardinalizio e il suo status, per assumerne uno nuovo che lo pone in maniera nuova e specialissima in un ufficio primaziale“.

Quindi nel momento della rinuncia, il papa come qualsiasi altro vescovo assume il titolo di emerito, ma non di vescovo emerito, proprio per il rischio che questo possa non essere del tutto esaustivo della portata dell’ufficio da lui precedentemente assunto, bensì quello di papa emerito, più adatto a trasmettere al popolo di Dio la portata e la “cattolicità” del ministero petrino. In questo modo è chiaro che vi è un solo papa, il regnante, ma risulta anche chiaro che il ministero petrino non può essere ad tempus, scriveva Ratzinger: “Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo”.

Il munus mysticum

Se c’è un esercizio attivo vi è anche un esercizio passivo, che, slegato dalla potestas iurisdictionis, rimane esclusivamente quello che il professore Valerio Gigliotti chiama il munus mysticum, ovverosia: “Quod ad me attinet etiam in futuro vita orationi dedicata Sanctae Ecclesiae Dei toto ex corde servire velim”. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Il Codice di diritto canonico, al canone 332 paragrafo 2 [1] dice che per la validità della rinuncia è richiesta la plena libertate e che questa sia debitamente manifestata, per debitamente manifestata dobbiamo rifarci al canone 189 paragrafo 1 che dice: “La rinuncia, perché abbia valore, sia che necessiti di accettazione o no, deve essere fatta all’autorità alla quale appartiene la provvisione dell’ufficio di cui si tratta, e precisamente per iscritto oppure oralmente di fronte a due testimoni”.

Possiamo dire quindi che la ratio che ha motivato la previsione legale del il canone 185 [3] del vigente Codice, che istituisce la figura dell’emerito per chiunque abbia ricoperto nella Chiesa un ufficio, e poi “per raggiunti limiti d’età o per rinuncia accettata lo lascia”, in modo “affettivo e paternalistica”, poiché non si vuol “cancellare” o dimenticare quella parte di vita spesa in quel determinato servizio e che al quale, in qualche maniera, vi si rimane legati seppur nominalmente, anche se privi del munus regiminis a quell’ufficio connesso. In ultimo, non è possibile dunque, nella figura del Romano Pontefice, distinguere il munus dal ministerium.

I complotti pre-morte su Papa Francesco

Dal decorso della malattia alla morte non c’è stato un attimo di tregua, è stato detto di tutto e di più, addirittura si è parlato di morte che non poteva essere annunciata per questioni “oscure”, quando si è affacciato dal balcone del Gemelli si è anche ipotizzato che fosse un sosia o addirittura un robot creato dalla Intelligenza Artificiale. La morte è avvenuta il 21 Aprile, ma si potevano fermare le lingue dei grandi sapienti? Cosa hanno notato? La macchia livida sul viso, beh, chi ha una infarinatura medica sa bene che un ictus emorragico lascia segni evidenti. Forse volevano insinuare la natura rettiliana di Francesco? Ormai tutto è possibile. Durante l’omaggio alla salma tutti con i telefonini alle mani addirittura una coppia si è fotografata mentre passava davanti al feretro, neanche rispetto verso la morte.

Cosa poter aggiungere se non un pensiero amorevole verso colui che si è espresso con un sorriso verso coloro che la società emargina ogni giorno.

Ciao Francesco, sorriso degli ultimi!

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Bartolomeo Di Giovanni (detto Theo) è nato a Palermo il 2 Giugno 1975, ha conseguito la laurea in filosofia presso l’università di Palermo, docente di materie umanistiche. Ha collaborato con realtà poetiche dei paesi dell’Est, e del Messico, ha in attivo diverse pubblicazioni di silloge poetiche e saggi di filosofia psicopedagogica, le opere sono state tradotte in Spagnolo, Russo, Rumeno, Arabo. Scrive per alcune riviste articoli sulla cultura letteraria antica e contemporanea, esperto e studioso di Dante Alighieri e di Ebraico biblico. Nel 2013 fonda il movimento culturale “Una piuma per Alda Merini” per la salvaguardia del patrimonio poetico della poetessa dei navigli. Collabora con Wikipoesia per la estensione della nascente Repubblica dei Poeti, di cui è console e cavaliere con distintivo dell’ Ordine di Dante Alighieri. Ha ricevuto da parte della Ordine dei poeti della Bielorussia, e di altre realtà culturali l’appellativo di “Vate”. Nel 2024 gli viene conferito il premio : Cattedra della Pace, tenutosi ad Assisi, nello stesso anno diviene vicepresidente di WikiPace.

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