Non esiste attimo presente che non arrivi dal tempo passato tendendo al futuro. Col trascorrere degli anni ci ritroviamo tutti. Tuttavia, bisogna persuadersi della psicologia del ricordo che determina il valore che diamo alla vita. Verosimilmente, non siamo mai il presente o il futuro ma una continuità fluttuante della memoria, gli uragani di questa epoca, non educata alla ricezione dei valori dell’anima.
La rottura degli schemi di Marco Carrer
Traduciamo il fatto estemporaneo con una lingua sgrammaticata del presente senza fine, senza memoria, anaffettivo e disincantato. Non illudiamoci, lo schema sociale è quello di una affezione compulsiva, repentina, una fede passiva dell’essere fautori del proprio esserci. “Oggi è così e lo sarà per sempre”, ma non è una prerogativa dei giovani. Anzi, sono gli esseri di mezza età che vogliono stare di pari passo con la società attuale senza la coscienza delle proprie esperienze, senza occhio critico verso la storia ed i suoi ricorsi. Un giovane che discute con il dolore avendo il coraggio di declamarlo sarà sicuramente etichettato secondo il vangelo dei confini sociali, un giovane che agisce per inclinare il destino dalla sua parte è folle.
“When I became a man”
Ancora una volta, fortunatamente, il noto ballerino e poeta Marco Carrer ha frantumato la diga della parola annegando nel suo dolore stesso, ma risuscitando Uomo. I suoi versi incorniciati dallo stile prosimetrico sono la dialettica tra vita e morte. Egli ritrova il senso della vita nella sintesi del sepolcro vuoto, segno di risurrezione, eminente logos distinto da una massa senza volto. Indubbiamente siamo davanti ad un poema orfico. Per carità, è vero, c’è la morte ma anche la trasformazione, che è
Pertanto, potremmo vederlo come un canto di dolore che si esterna senza velatura, con le note di speranza di rivedersi diverso senza abbandonare il passaggio entro la filigrana annodata che induce alla riflessione non sul “perché” ma sul “possibile”. La “Possibilità” è concessa a colui che non teme il salto, che non ha paura della trasformazione degli stadi dell’anima, anzi più che trasformazione possiamo parlare di ri-conoscimento di altre parti che sussistono all’interno del proprio essere.
Carrer si distanzia dalla commerciale e commercializzata ideologia della distorta interpretazione del “Carpe Diem”, lui coglie l’attimo come ermeneutica esistenzialista, ovvero interpreta i paradossi della vita attraverso l’anteriorità delle emozioni prima che diventino opera/testo. Chi mai avrebbe scritto un elogio agli antenati e in questo caso alla amata nonna? Punto che ha bilanciato quei conflitti che avrebbero potuto fermarlo in una situazione stagnante, lui diventando il suo purgatorio accoglie il dinamismo della vita che non arretra passo davanti a nessun dolore. Avendo capito tutto questo inizia l’elevazione verso l’ Adam, attraversando la carne e il sangue comprende che nelle vene scorre la potenza quantica del Ri-cordo, e allora quel groviglio sbrogliato diventa Poesia, diventa Marco Carrer, l’uomo che danza con la musica di alfabeti misticheggianti.
La poesia in lingua originale:
And it was with the waning summer wind that she inhaled her final morsel of air. /The corse now empty and dull, surrounded by familiar faces, erstwhile contained a wild spirit, mayhap more than mine. /The cold of the second month/ forged her heart at birth, forever burning/ against the human frost. From the banks of Piave to the Andes of Venezuela/ with mettle and grace through her plot she soared./ On her lived remains a smile settled therefore. /She taught me how to wish upon stars/ and dance my fate among them. /She once told me the worst man/ I could possibly be, was the cowardly one. /That it did not matter if I had the world against me,/ if I believed in something mine was the duty of espousing it/. Because no sense of living resides in an existence/ of fear, nor in a fear of existence. /Her death indited the epilogue of an extraordinary journey./ Will she be proud of my own? /Hereafter, it will never be known. /After she passed in my reality colours changed,/ my last dust of childhood those tears washed away. /Suddenly it all felt heavier for the awareness /that the day will come/ when I will be the only one/ who can hold together the leaky/ muddle which is Marco’s script. /So I packed my bags, /I flew across the Alps to the city that awaited my presence./ And here I have to act like everything /is going as planned even if I am trying to stand / straight when my universe just turned upside down. /I guess this happens when we grow up,/ we realise that life does not stop for us./ It does not pause for you to have the time/ to rise and clean your grimy hands / soiled by the mud of its continuous, tiny, savage, painful inconveniences,/ even if she was the one throwing you there. /Exactly she, that unconcerned caring life which I love and hate so much / and seems to be so keen on challenging me, over and over. / Hence, as all adults, I scratch some strength/ out of my ancestors’ spirits and I just/repeat to myself that tiny white lie, that little/ promise I cannot be sure to keep: / “Everything will turn out fine”. Ask me when I became a man. /When my grandma died.
La sua traduzione in italiano:
E fu con il calante vento estivo che inalai/il suo boccone d’aria./Quella spoglia or vuota e spenta/circondata da volti familiari/conteneva un tempo uno spirito selvaggio,/forse più del mio. /Il freddo del secondo mese forgiò/ il suo cuore alla nascita,/ in perenne arsione contro il gelo umano./Dalle sponde del Piave alle Ande del Venezuela/ con coraggio e grazia tra la sua trama si librava./Sui suoi vissuti resti un sorriso dunque si posi/Mi insegnavi come esprimere/ i desideri alle stelle/ e danzare il mio fato tra loro. /Mi disse una volta/ che il peggior uomo che mai potessi essere, era quello codardo/. Che non importava se avessi il mondo a me contro,/ se credevo in qualcosa mio era il dovere di sostenerlo./ Perché nessun senso del vivere risiede in un’esistenza di paura,/ né in una paura dell’esistenza. /La sua morte vergò l’epilogo di uno straordinario viaggio. /Sarà lei orgogliosa del mio?/ D’ora in poi, mai sarà noto./ Dopo che morì/ nella mia realtà cambiarono i colori/ la mia ultima polvere d’infanzia quelle lacrime lavarono via./ Improvvisamente tutto sembrava più pesante / per la consapevolezza che arriverà il giorno quando sarò/ il solo che possa tenere insieme la colante confusione/ che è la sceneggiatura di Marco./ Allora feci le valigie, volai oltre le Alpi /nella città che attendeva la mia presenza./ E qui devo comportarmi come se tutto andasse secondo i piani/ anche se sto cercando di stare dritto/ quando il mio universo si è appena capovolto. /Credo questo succeda quando cresciamo, realizziamo che la vita non si ferma per noi. /Non si mette in pausa affinché tu abbia il tempo di alzarti e pulire le tue sudice mani/ sporcate dal fango dei suoi continui, piccoli, feroci, dolorosi inconvenienti,/ anche se è stata lei a gettarti lì. Esattamente lei,/ quell’ incurante premurosa vita che amo ed odio così tanto/ e sembra essere così appassionata/ allo sfidarmi, ancora e ancora. /Dunque, come tutti gli adulti, /gratto via un po’ di forza dagli spiriti dei miei antenati e semplicemente/ ripeto a me stesso quella piccola bugia bianca/, quella piccola promessa che non posso essere sicuro di mantenere: “Andrà tutto bene”. /Chiedimi quando divenni un uomo. /Quando mia nonna morì.
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