I sessant’anni, a detta di molti, rappresentano un traguardo insolito da superare per chi fa arte. Alcuni ritengono che sia l’età giusta per fare un bilancio del proprio percorso, mentre per altri è l’inizio di una nuova avventura, un altro punto di partenza, specialmente quando l’idea di fermarsi non viene affatto contemplata. Nel caso di Enrico Nicodemo, in arte Demò, è il momento perfetto per un’ulteriore fare di ricerca, di materiali mai usati prima d’ora, di linguaggi inediti e di metodi innovativi per far sì che un concetto possa essere trasformato in qualcosa da vedere, toccare, e perché no, magari pure sentire.
La pittura resta il suo punto di riferimento, ma intorno alla tela c’è molto altro: resine, vetro, polveri metalliche, scultura, design, moda, gioielleria. Per non parlare della musica, che entra nel suo modo di fare arte attraverso ritmo, armonia e movimento. La sua carriera lo ha portato nel corso degli anni anche fuori dall’Italia, da Parigi a Dubai, fino a New York e Miami, e oggi lo accompagna verso un orizzonte decisamente inesplorato. La sua prossima opera, infatti, non sarà un quadro da appendere alla parete, ma un libro, fra lui pagine ha impresso nero su bianco ciò che, normalmente, una cornice non riesce a contenere: la vita privata, le persone, le esperienze e tutto quello che ha contribuito a costruire l’artista. Del resto, come scriveva Pablo Picasso:

L’arte scuote dall’anima la polvere della vita quotidiana
E chissà, magari questo libro farà esattamente l’opposto, ossia riportare dentro la storia dell’artista quella parte di vissuto che, inevitabilmente, finisce per lasciare tracce nelle altre opere. Il volume è atteso tra dicembre e gennaio, e sarà uno degli innumerevoli strumenti attraverso cui Demò non ci racconterà soltanto da dove arriva, ma anche (e soprattutto) dove ha ancora intenzione di andare.
Tra arte e ricerca: Demò e una storia ancora tutta da raccontare
Buongiorno Demò e benvenuto fra le pagine de L’Opinione – Tempi Moderni. Da dove nasce il suo rapporto con l’arte?
Nasce molto presto, quasi naturalmente. La pittura è stata il primo linguaggio attraverso cui ho cercato di esprimere quello che sentivo. Con il tempo ho capito che non volevo fermarmi a una sola tecnica: la curiosità e la sperimentazione sono diventate una parte fondamentale del mio percorso.
Il colore sembra essere uno degli elementi più riconoscibili delle sue opere. Che significato ha per lei?
Il colore è emozione. Non lo considero semplicemente uno strumento, ma una materia capace di comunicare. Attraverso il colore posso creare energia, profondità e movimento, lasciando a chi osserva la libertà di trovare la propria interpretazione.
Nelle sue opere la materia ha una presenza molto forte…
Mi interessa andare oltre la superficie. Utilizzo tecniche e materiali diversi, dall’olio all’acrilico, dalle resine al vetro e alle polveri metalliche. Mi piace che l’opera possa essere percepita non soltanto con gli occhi, ma anche attraverso la luce, i rilievi e la sua componente fisica.
La sua ricerca, però, non si è fermata alla pittura.
La pittura rimane il centro del mio percorso, ma penso che l’arte non debba avere confini troppo rigidi. Per questo mi sono avvicinato anche alla scultura, al design, alla moda e alla gioielleria. Mi interessa portare il linguaggio artistico in contesti diversi e vedere come può trasformarsi.
Quanto conta la musica nel suo lavoro?
Molto. Suono il pianoforte e la chitarra e amo particolarmente la musica classica. Nella musica trovo ritmo, armonia, contrasto e movimento: elementi che ritrovo anche nella pittura.

Il suo percorso l’ha portata anche sulla scena internazionale.
È stato un arricchimento continuo. Ho avuto la possibilità di portare il mio lavoro in diverse città, da Parigi a Dubai, da New York a Miami, e ogni esperienza ha rappresentato un confronto e un’occasione di crescita.
Tra le sue conquiste ci sono anche importanti riconoscimenti, alcuni dei quali ricevuti solamente di recente…
Ogni riconoscimento è una soddisfazione, ma soprattutto uno stimolo a continuare. La Laurea Honoris Causa in Tecnica e Storia dell’Arte nel 2024 e il primo premio al Premio Internazionale d’Arte Contemporanea Villa Cattaneo nel 2025 sono stati momenti importanti del mio percorso.
A breve arriverà però un progetto molto diverso dalle sue opere: un libro sulla sua vita. Che cosa dobbiamo aspettarci?
Sarà un progetto molto personale. Sto lavorando a una pubblicazione che dovrebbe uscire tra dicembre e gennaio e che racconterà la mia vita privata e artistica. Sarà un modo per ripercorrere le esperienze, le persone, le emozioni e le tappe che mi hanno accompagnato fino a oggi.
Quindi sarà anche un modo particolare per festeggiare i suoi sessant’anni.
Sì. Compiere sessant’anni rappresenta un momento importante e credo sia arrivato il momento di raccontare anche quello che normalmente non si vede dietro a un artista e alle sue opere. Il libro permetterà di conoscere Enrico Nicodemo non soltanto attraverso Demò, ma anche attraverso la sua storia personale.
Che cosa vorrebbe che accadesse davanti a una sua opera?
Vorrei che lo spettatore provasse qualcosa. Non è necessario che tutti vedano la stessa cosa o diano la stessa interpretazione. L’arte deve lasciare uno spazio alla libertà e all’emozione personale.
Se dovesse descrivere Demò con una sola parola, quale sarebbe?
Ricerca. Un artista non dovrebbe mai sentirsi arrivato. Bisogna continuare a sperimentare, cambiare e cercare nuove strade.
E oggi, a sessant’anni, qual è la sua prossima sfida?
Continuare a creare e raccontare. Il percorso di un artista non dovrebbe avere un punto d’arrivo. Finché esiste curiosità, esiste anche la possibilità di trasformare qualcosa di nuovo in arte. E adesso, attraverso il libro, voglio anche condividere una parte della mia storia che finora ho raccontato soltanto attraverso le opere.
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