Non esiste una causa che meriti più alta priorità della protezione dei bambini — Nelson Mandela
Quello della famiglia nel bosco è diventato un caso mediatico che, come spesso succede, divide da mesi l’opinione pubblica su quanto sta accadendo a questa famiglia. Li abbiamo conosciuti come la famiglia che viveva nel bosco, composta da due genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham e i loro tre figli. Tuttavia, per conoscere meglio la loro storia bisogna partire da lontano.
La storia della famiglia nel bosco
Nathan, uomo inglese di 51 anni con un passato da chef, e Catherine, australiana di 45 anni, istruttrice di equitazione internazionale tra Giappone e Germania, si incontrano in occasione di una vacanza a Bali, dove si innamorano e decidono di vivere insieme. Ma poco dopo, purtroppo, un grave incidente in auto costringe Nathan ad un ricovero ospedaliero. Questo evento porta la coppia a rimettere in discussione la loro vita frenetica condotta sino ad allora e a sentire l’esigenza di vivere in un modo diverso, a misura d’uomo, con ritmi meno stressanti e soprattutto immersi nella natura.
La scelta ricade sull’Italia, in Abruzzo, anche per un motivo normativo ben preciso, dato che avevano in programma di avere dei figli, e cioè che la legge italiana riconosce l’istruzione parentale, detta anche home-schooling, al contrario di altri Paesi europei come, per esempio, la Spagna. Nel 2017, dopo il trasferimento in Italia, nasce infatti la loro prima figlia e nel 2019 nascono i due gemelli. Decidono quindi di acquistare un casolare rurale a Palmoli, in provincia di Chieti, e di sposarsi. Si realizza finalmente così il loro sogno e vivono felici e senza problemi per circa tre anni.
La svolta inaspettata
Ma nel 2024 la situazione precipita a causa di un ricovero in ospedale di tutta la famiglia per un’intossicazione da funghi e, in quell’occasione, si evidenzia un parziale rifiuto da parte dei genitori di acconsentire ad alcune procedure mediche (per esempio il sondino naso-gastrico). Questa situazione scatena il primo intervento dei responsabili dell’ospedale, che allertano i carabinieri, i quali poi informano i servizi sociali. Oltretutto mi risulta che, per quanto riguarda il consenso in ambito medico, spetta ai genitori, che ne hanno la responsabilità, non ai medici.
Da questo momento inizia il calvario e quello che appare come un accanimento nei confronti della famiglia nel bosco, soprattutto per i bambini. Le prime relazioni dei servizi sociali descrivono un quadro allarmante: scrivono infatti che sussistono indizi di grave negligenza genitoriale, che riguarderebbe in primis l’istruzione e la vita di relazione dei tre bambini.
Un accanimento nei confronti dei genitori?
E qui, a mio parere, inizia a configurarsi un vero e proprio accanimento nei confronti dei genitori. Fino a oggi educatori, psicologi e professionisti dell’infanzia hanno dichiarato, con relazioni e perizie scritte, che i bambini conducevano una vita sociale e che, con l’homeschooling, la bambina più grande era in regola con gli anni scolastici e i relativi voti. Si configura quindi uno scontro tra gli assistenti sociali e la famiglia, che a un certo punto decide di affidarsi a un legale, sostenuta dal sindaco e dagli abitanti di palmoli, che, conoscendoli ormai da anni, dichiaravano che quanto rappresentato dai servizi sociali corrispondeva solo in minima parte alla realtà.
Ma a nulla servono le opinioni di chi li difende, perché qualche mese fa entra in campo la Procura del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che chiede la limitazione della responsabilità genitoriale con l’affidamento dei minori ai servizi sociali quale collocamento più adeguato. Con un decreto del 24 aprile e un’ordinanza del 22 maggio 2025, e successivamente a novembre 2025, il tribunale sospende i genitori dalla responsabilità genitoriale, ordinando il collocamento dei minori in una casa famiglia. La mamma, catherine, può seguire i figli, ma può vederli solamente per qualche ora al giorno.
E i traumi per i bambini?
In questa condizione il cambiamento radicale e l’allontanamento dalla madre sconvolgono la vita dei bambini, che oggi viene indicata, a torto, come la persona meno collaborativa nei confronti delle disposizioni dei servizi sociali. Più volte Meloni e Salvini hanno attenzionato e commentato il caso. Proprio in questi giorni è in corso un’ispezione voluta dal Ministro Nordio per esaminare gli atti e analizzare tutta la vicenda presso il Tribunale dei Minorenni. Inoltre, gli avvocati della famiglia Trevaillon hanno depositato un ricorso contro i provvedimenti del Tribunale dei Minorenni dell’Aquila, sottolineando i gravi traumi psicologici subiti dai tre bambini a causa dell’allontanamento e sostenendo che non sussisterebbero più motivi per mantenerli separati dai genitori.
Dobbiamo tornare al dialogo anche su questo fronte
Penso che sia ora di tornare al più presto a un dialogo costruttivo per il benessere dei bambini. Intanto è notizia recente che i genitori andranno ad abitare provvisoriamente in un appartamento messo a disposizione dal comune per il tempo necessario alla ristrutturazione della casa nel bosco, dove poi potranno tornare, mi auguro insieme ai loro tre bambini, che non vedono l’ora di rivedere i loro animali: un cane, i gatti, un cavallo e le galline, ai quali si sono affezionati.
Vedremo, dopo la relazione che gli ispettori consegneranno al ministro nordio, quale sarà il finale di questa storia, a mio parere orribile. I servizi sociali hanno il dovere e il compito di intervenire in casi in cui ci sia abuso di minori o quest’ultimi vivano nel degrado, ma in questo caso si era ben lontani da tutto ciò e penso che si potesse aiutare questa famiglia senza separare i figli dai genitori, evitando i danni e i traumi subiti dai bambini, con episodi di autolesionismo, pianti continui e digiuni.
Queste sono, a oggi, le conseguenze dei provvedimenti intrapresi dai servizi sociali. A mio avviso bisogna istituire una forma di controllo che vigili sulla loro attività in Italia e ne ridimensioni il potere indiscriminato che oggi hanno, in quanto sono molteplici i casi in cui i minori vengono allontanati ingiustamente dalla propria famiglia, e di alcuni, anche molto gravi, ne abbiamo contezza.
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