Oggi, 2 giugno 2026, celebriamo quella che tutti conosciamo come la Festa della Repubblica, una ricorrenza con cui l’Italia ricorda il Referendum Istituzionale del 1946 che sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica e segnò l’inizio di un nuovo capitolo della storia del nostro bel Paese. Per l’occasione (quest’anno, in particolare, ne ricorre l’ottantesimo anniversario), le Frecce Tricolori sorvoleranno la città di Roma e l’Altare della Patria, le istituzioni si presteranno a fare le dovute commemorazioni e milioni di italiani celebreranno lo storico voto che cambiò definitivamente le nostre sorti.
Insomma, una tappa fondamentale dell’evoluzione del nostro assetto istituzionale e civile. Eppure, c’è un dettaglio altrettanto determinante che forse in pochi ricorderanno, perché, per quanto strano ci possa sembrare, la Repubblica italiana non nacque ufficialmente in questo stesso giorno di tanti anni fa.
Perché, allora, la Festa della Repubblica cade il 2 giugno?
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Ministero della Difesa e a quanto documentano gli archivi della Corte di Cassazione, infatti, la data che puntualmente associamo ai natali repubblicani coincide “soltanto” con l’inizio delle votazioni popolari per decidere il futuro istituzionale dell’Italia. Nello specifico, il 2 e il 3 giugno 1946 gli italiani alle urne dovettero scegliere tra Monarchia e Repubblica, mentre il risultato si conobbe solamente più tardi, il 18 giugno 1946, e fu quello il momento in cui la Repubblica venne finalmente proclamata.
Per ben due settimane, dunque, l’Italia visse in una situazione di quasi totale incertezza. Ebbene sì, perché, nonostante gli esiti provvisori indicassero chiaramente la vittoria della Repubblica, il Regno d’Italia esisteva ancora sul piano formale, Umberto II era ancora il Re e al nuovo assetto istituzionale mancava ancora una certificazione definitiva. Da una parte, quindi, il passato monarchico che aveva accompagnato l’Unità nazionale e attraversato due Guerre Mondiali, e, dall’altra, un futuro che stava cominciando a prendere forma.
Una vittoria molto meno netta di quanto si pensi
Naturalmente, sappiamo tutti com’è andata a finire. Tuttavia, contrariamente a quello che a molti piace pensare, la Repubblica non vinse affatto con un margine schiacciante. In realtà, guardando ai dati ufficiali del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT, il risultato fu molto più equilibrato: circa il 54,3% degli italiani votò per la Repubblica, mentre il 45,7% scelse la Monarchia. In altre parole, quasi un elettore su due avrebbe preferito salvaguardare la Corona.
E non è tutto. La geografia del voto mostrò perfino una netta distinzione territoriale, perché se gran parte delle regioni del Nord si espresse a favore della Repubblica, molte aree del Mezzogiorno premiarono la Monarchia. Una frattura che colpì gli osservatori dell’epoca e che tutt’ora rappresenta uno degli aspetti più studiati dagli storici. In un certo senso, il Referendum del 1946 raccontò un Paese unito nella partecipazione e alle prese con la sua più grande prova di democrazia (dal momento che, per la prima volta, le donne italiane ebbero la possibilità di esprimersi in una consultazione politica nazionale), ma che restava fortemente diviso nelle preferenze.
Una data ufficiale che nel tempo è cambiata
Una disomogeneità, quest’ultima, che si ritrova anche nella scelta di una data ufficiale. In effetti, il 2 giugno non coincide con l’istituzione formale dell’apparato repubblicano, bensì con il momento in cui gli italiani si espressero direttamente sul proprio destino. E fu proprio per questo che si scelse come collocazione delle celebrazioni, perché ricorda quella volontà popolare che avrebbe poi dato vita alla Repubblica. Sfortunatamente, però, nel corso degli anni non è sempre stata la stessa.
Stando alla normativa che disciplina le festività civili italiane, nel 1977 la ricorrenza venne spostata alla prima domenica di giugno. La decisione rientrava nell’ambito delle misure adottate per contenere i costi economici derivanti dalle festività infrasettimanali. Di conseguenza, per oltre vent’anni, la Festa della Repubblica non si svolse nel secondo giorno del mese. Solo con la legge n. 336 del 20 novembre 2000 tornò definitivamente alla sua collocazione originaria, tornando ad essere nuovamente festività nazionale a partire dal 2001.
Perciò, ben vengano i festeggiamenti del 2 giugno, a patto che ci rammentino da dove provengono e ciò che realmente rappresentano: l’inizio di un processo storico che prosegue ancora oggi, un processo che, parafrasando le parole del settimo Presidente della Repubblica Sandro Pertini, non può mai dirsi concluso:
Dietro ogni angolo della carta costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Strano Ma Vero”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
Leggi anche:
Referendum Giustizia del 22-23 marzo: su cosa saremo chiamati a votare? – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
