Sindaca di Maracalagonis, mamma di tre bambini e moglie: Francesca Fadda ha un’agenda bella piena. Il suo impegno politico non è venuto meno nemmeno quando era in ospedale, ricoverata per dare alla luce il suo terzogenito, Luigi: dal tavolino della sua stanza, al Policlinico Duilio Casula di Monserrato, partecipava ai consigli comunali e guidava i suoi concittadini.
Non sono mai scappata nella mia vita personale o in quella politica, né come Donna né come Sindaca, alle problematiche che si presentavano, ma ho sempre affrontato gli ostacoli che mi si ponevano davanti. Sicuramente l’affetto e la vicinanza dei nostri cari, dei nostri amici più cari, dei sacerdoti che conosciamo e di tante persone che ci sono state vicine prima dopo e durante: ecco i primi, veri aiuti per affrontare la situazione
Ma questa è la storia del coraggio di una donna che non si lascia fermare da nulla.

La scelta di Francesca Fadda, una decisione che profuma di coraggio
Andiamo per gradi: il piccolo di casa ha sei mesi ed è un dono.
«Luigi è un bambino speciale e non solo perché è nato il 17 dicembre, giorno di San Lazzaro (colui che è assistito da Dio), e ha rivoluzionato le nostre abitudini di vita, essendo simpatico e dolce, ma perché è nato con la sindrome di Down.»
Sì, perché Francesca si trova, in gravidanza, ad affrontare una scoperta delicata, non ha dubbi (nonostante paure e preoccupazioni): quel bimbo che cresce dentro di lei è speciale e nascerà.
«Al suo ingresso nella nostra famiglia è stato accolto da tutti con tanto amore, nonni, zii e cugini grandi e piccoli. Questo è stato molto importante per noi. L’amore lo vedo ancora di più oggi attraverso uno sguardo, attraverso un abbraccio, attraverso la presenza, e con il silenzio che mi ha rafforzato in questi 6 mesi circa.»
Un tuffo indietro nel tempo
Torniamo indietro nel tempo: Francesca è incinta da poco, quando scopre che qualcosa va in direzione particolare.
Eravamo preparati a un altro figlio, forse meno preparati al primo impatto con la notizia di possibili problemi del bambino. Lo ricordo molto bene, come uno di quegli episodi che nella vita non si possono cancellare, il giorno in cui ho effettuato il Bi test e l’ecografia al Microcitemico: ci venne allora prospettato il rischio della possibile nascita di un bambino con problemi genetici o malformazioni.
Tutto è molto difficile.
«L’idea di prendere in considerazione l’interruzione della gravidanza ha fatto crollare tutte le certezze e le sicurezze avute fino a quel momento. Ho deciso di non effettuare esami invasivi, solo i necessari perché Luigi venisse controllato, e soprattutto non ho eseguito esami che potessero danneggiare mio figlio. Ho però effettuato un test genetico che con un semplice prelievo di sangue mi ha refertato la trisomia 21. Da quell’esito ho avuto così la consapevolezza che avrei avuto un bambino con la sindrome di Down. Dopo aver deciso di andare avanti, sono stata seguita e si sono susseguite altre ecografie effettuate in privato con controlli molto accurati. Questo fino a quando i medici hanno deciso di far nascere al Policlinico di Cagliari il mio bambino, con il mio ginecologo sempre presente.»
Le mille domande che ci si pone
Mille sono le domande.
«La notizia che il proprio figlio potrebbe nascere con sindrome di Down è un tuffo al cuore. Che vita avrà il proprio figlio? Riuscirà a inserirsi nella società? E quando io non ci sarò più? Ecco, posso dire che con la sindrome di Down si può convivere, e bene. Quando è arrivata la diagnosi, io e il mio compagno siamo stati subito confortati dal ruolo importante che, durante la mia gravidanza, ha avuto il mio ginecologo: ha cercato di indirizzarmi al meglio senza influenzare le mie scelte. È naturale, ci sono state e ho vissuto tante difficoltà, con grandi crolli fisici e psicologici, legati alla preoccupazione.»
Insomma, non una scelta semplice.
«La nascita di un bambino disabile è considerata, per la famiglia, come un evento altamente traumatico e stressante. Spesso il prendersi cura, il crescere e l’educare un bambino affetto da sindrome di Down comporta delle grandi ripercussioni sulla vita dei genitori, in vari ambiti, così come il confronto con una grande quantità di emozioni, scelte ed incognite.»

Quando però la famiglia è unita, quando i rapporti sono veri e autentici, la strada è in discesa.
La famiglia sempre per prima
«La famiglia è sempre il centro di tutto, lo posso confermare, e quando c’è accoglienza si è a metà del cammino… I fratelli di Luigi sono dei punti di riferimento insostituibili. Andrea è più grande e ha da subito avuto un approccio molto protettivo, è sempre stato pronto a stimolare Luigi, incoraggiarlo e aiutarlo. Sofia, invece, è la sorella minore e per lei avere un fratello speciale è normale.
Di conseguenza, la tratta con spontaneità, anzi direi che non le risparmia nulla e questa è una grande scuola di vita per Luigi. Noi non abbiamo mai provato disagio con lui e nostro figlio non è mai stato un problema.
Certo, con questi figli “speciali” la vita di famiglia non è semplice e le energie delle mamme devono essere senza fine – continua Fadda – considerando che Luigi frequenta AIAS 4 volte alla settimana con Marta e Isa. Per nostro figlio, spiego come mamma, i fratelli sono come due rocce, che lo sostengono da parte a parte. Dopo l’arrivo di Luigi, la nostra scelta di avere un terzo figlio aveva proprio questo significato: creare una vera alleanza che potesse sostenerlo nel cammino della vita. E di fatto è cosi: sia Andrea che Sofia vogliono tantissimo bene al fratello, non l’hanno mai sentito come un peso, la presentano agli amici, conoscono le sue difficoltà e le sue grandi debolezze e cercano in ogni modo di esserle di aiuto.»
Benché preoccupati, soprattutto all’inizio – si tratta di un mondo sconosciuto –, mamma Francesca e il suo compagno sono fermi: Luigi crescerà esattamente come i suoi fratelli.
Luigi e la sua famiglia: un nido d’amore
«Le fatiche più grandi da affrontare sono quelle che riguardano il resto del mondo, sostenere lo sguardo degli altri all’inizio non è facile, la lotta con la burocrazia che complica invece che semplificare una vita già complicata, la scuola… Ma ci sono anche le alleanze con i genitori che ci sono passati prima di me, che mi daranno consigli e sostegno. Sono anche certa che troveremo insegnanti illuminati che trovano strategie educative efficienti, e quindi quando sarà adulto se pur con sindrome di Down avranno una vita possibile, un lavoro, una casa, un mutuo e che ti danno una prospettiva diversa da quella che ti immaginavi.»
E conciliare l’impegno da Sindaca con la vita da mamma e moglie è fattibilissimo.
«Quando l’impegno politico e l’amore per il proprio lavoro si sposano con l’affetto per la famiglia vengono sempre fuori dei risultati stupefacenti, degli esempi di tenacia e di professionalità incredibili: seppur al Policlinico, dove ero ricoverata per dare alla luce il mio terzogenito, non ho mancato ad una giunta comunale. Sì, e non solo: non ha smesso nemmeno quando il piccolo Luigi, 2 chili e trecento, è venuto al mondo con cesareo d’urgenza. E Luigi, batuffolino di due chili e trecento grammi, è venuto al mondo il 17 dicembre 2024, più di un mese prima della data prevista… nato sanissimo, come dico io come mamma e come mi hanno detto in ospedale, con la sua X magica in più: il piccolino con la Sindrome di down è la mascotte di tutto il reparto.»
Una scelta d’amore: ecco come mamma Francesca parla del piccolo Luigi.
«È stato molto difficile reagire all’esito della translucenza, nessun genitore vorrebbe sentirsi dire che ci sono degli esami da verificare. In primo luogo è stato qualcosa di inaspettato. Poi però abbiamo scelto l’amore per quella vita che volevamo a qualsiasi costo: questo ha fatto crollare le possibilità che ci erano state esposte – com’è giusto che sia – e ha fatto emergere in noi, da subito, la sicurezza che ci ha accompagnato poi, con qualche lacrima ovviamente, nel voler proseguire spediti fino alla nascita.»
Difficoltà, come spiega, che svaniscono nel momento in cui Luigi è per la prima volta tra le sue braccia.
La prima volta che Luigi è tra le sue braccia
«Dopo la nascita di Luigi ho cambiato prospettiva e ho iniziato a vivere quotidianamente le problematiche che si presentano nella consapevolezza che siamo tenuti a tentare di indirizzare la nostra vita al meglio, ma anche che il progetto su di noi è inafferrabile.»
Tra gli aiuti concreti, le personalità professionali che aiutano i genitori nella situazione di Francesca.
«Ricordo ancora le parole scambiate con le infermiere che si intrattenevano con noi genitori dei bambini nati nel reparto di neonatologia del Policlinico, siamo stati indirizzati in un percorso verso una struttura abilitata. Appena dimesso Luigi, con il mio compagno ci siamo recati all’Aias, ricevendo indicazioni molto utili e le giuste terapie: oggi il bambino riesce a controllare il capo e a muovere le mani, cosa molto positiva essendo nato con ipotonia muscolare. I bambini con sindrome di Down posso imparare a parlare, a camminare, a giocare, a leggere e a scrivere come tutti gli altri bambini; incontreranno sicuramente maggiori difficoltà e ostacoli, impiegheranno più tempo, avranno bisogno di maggior aiuto ma possono riuscirci. È necessario, però, che tutti imparino ad avere fiducia nelle loro capacità, a conoscerli e accettarli per come sono, solo in questo modo sarà possibile offrire loro l’aiuto giusto per essere come gli altri.»
I consigli di Francesca Fadda
E Francesca sa cosa direbbe a chi si trova nella sua stessa situazione.
«La storia della mia gravidanza e del mio parto, pur avendo dei tratti in comune con tante altre, è una storia strana. Scelsi da subito di lottare per lui. E non mi sono mai pentita di questo. Io e mio compagno, dopo poco tempo assieme, subito provammo ad avere un bambino. Volevamo una famiglia più ampia, desideravamo subito altri bambini. Infatti, restai incinta. Avevo sperato tanto di diventare nuovamente mamma nell’immediato e mi resi conto di essere stata davvero fortunata. Ero al settimo celo. Comprai e feci il test di gravidanza il giorno della festa di S. Anna, mi invocai a Lei, protettrice delle donne in attesa, e da quel giorno la mia vita ovviamente cambiò per sempre. La sindrome di Down non è una malattia, non c’è niente di cui aver paura. Piano piano, un passo alla volta, si affronta tutto.»
Francesca Fadda è pronta alle elezioni del 2026.
Dopo la nascita di Luigi ho capito ancora di più quanto sono legata alla politica, alla gente che soffre, a chiunque abbia bisogno anche solo di una parola. Per me, è estremamente importante impegnarmi per gli altri e fare politica attivamente.
Uno sguardo sempre al futuro, ma senza paura.
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