Aggressione in crociera, ma la giustizia rimane a terra: la battaglia della 21enne torinese

2 mins read
Aggressione in crociera

Una vacanza che si trasforma in incubo, una denuncia che non trova risposta giudiziaria e una battaglia che continua a distanza di mesi. È questa la triste vicenda che ha visto protagonista una ragazza di 21 anni, originaria di Torino, che racconta di essere stata vittima di una brutale aggressione in crociera da parte del suo ex fidanzato mentre si trovavano nelle acque del Mediterraneo. Il suo ha riacceso il dibattito su quelle zone grigie del diritto internazionale e sulla tutela di coloro che subiscono violenze al di là dei nostri confini. Perché la sua voce non viene ascoltata? Che cosa si potrebbe fare a riguardo?

Non dovrebbe esistere un punto della mappa in cui una vittima smette di avere diritto alla giustizia – Filippo Marra

L’aggressione in crociera trasforma il mare in una zona franca

Lontano dalla terraferma, tra confini giuridici che diventano più difficili da tracciare, quanto può sentirsi protetta una persona quando intorno a lei non c’è più uno Stato, ma soltanto mare?/Credit: web

Secondo il racconto della giovane, i fatti risalgono a circa un anno e mezzo fa, durante una crociera partita da Bari e diretta tra Grecia e Turchia. La relazione con il compagno era già segnata da tensioni e gelosia, ma nel corso del viaggio la situazione sarebbe degenerata. Prima uno schiaffo al ristorante, poi l’aggressione vera e propria sul ponte della nave: calci, pugni e colpi ripetuti anche quando la ragazza era ormai a terra, incapace di difendersi. La giovane riferisce di aver perso sangue da naso e bocca e di essere stata lasciata sola, ferita, sul ponte dell’imbarcazione. Una volta rientrata a terra, si è rivolta ai sanitari e successivamente ha denunciato l’accaduto alle autorità italiane.

Nonostante la denuncia e l’avvio di un procedimento, però, il caso si è concluso con un nulla di fatto. Il tribunale competente ha infatti disposto l’archiviazione per “difetto di giurisdizione”. Il motivo è legato al luogo in cui si sarebbe consumata l’aggressione: la nave si trovava in acque internazionali e batteva bandiera panamense, un elemento determinante dal punto di vista giuridico. In queste condizioni, stabilire quale Stato abbia la competenza per procedere penalmente diventa complesso e, almeno fino ad ora, nessuna autorità è intervenuta.

Il peso di sentirsi abbandonata

Ciò nonostante, come ci si potrebbe aspettare, la ragazza non nasconde l’amarezza. A distanza di oltre un anno, stando alle sue parole, convive ancora con le conseguenze psicologiche dell’aggressione e con la frustrazione per la mancanza di giustizia. «Voglio giustizia, non vendetta», ha dichiarato, spiegando di aver contattato istituzioni, centri antiviolenza e rappresentanti politici nel tentativo di riaprire il caso. Ha anche scritto alle più alte cariche dello Stato, chiedendo un intervento che possa fare luce su quanto accaduto e, soprattutto, evitare che situazioni simili restino senza conseguenze.

Sfortunatamente, la questione è ben più complessa di quel che si potrebbe pensare. I reati commessi su imbarcazioni in acque internazionali possono rientrare nella competenza di diversi Stati, tra cui quello della bandiera o quelli delle nazionalità delle persone coinvolte. Ad ogni modo, senza un coordinamento efficace o l’iniziativa concreta di una delle giurisdizioni interessate, c’è il rischio che tali episodi rimangano impuniti e, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero perfino costituire un precedente.

Comunque, della sua sventura la torinese ne ha fatto una battaglia pubblica, nella speranza di ottenere risposte e richiamare l’attenzione su un vuoto normativo che può lasciare senza tutele. «Voglio che nessun’altra donna si trovi nella mia situazione», è in effetti il messaggio che accompagna il suo appello. Un caso che chiama dunque in causa il diritto e la capacità delle nostre istituzioni di garantire protezione oltre i confini nazionali.

Leggi anche:

DDL “anti-maranza”: riflessioni di una mamma, tra generalizzazione e difesa del futuro dei nostri adolescenti – L’Opinione

Machina Sacra, parlano gli ideatori Max Magaldi e Matteo Mandelli: “Non profana il sacro!”

Mario Roggero e il confine che non si può oltrepassare: quando la sicurezza incontra lo Stato di diritto – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Nato a Reggio Calabria nel 1972, è un consulente tecnico esterno al Senato della Repubblica, membro della Segreteria di Stato, consulente tecnico per le ambasciate italiane all'estero, Presidente e Fondatole dello Sportello Unico che raggruppa varie associazioni di disabili in tutta Italia. Attualmente, è anche Presidente dell'associazione nazionale "Itaca"

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

“Piccoli fantasmi” di Gregg Dunnett: uno stupro, il dolore di una famiglia e un ritorno dall’aldilà

Next Story

Oroscopo Etico settimanale: le previsioni zodiacali dal 24 al 30 agosto

Latest from Blog