Shein, bambole sessuali con sembianze infantili: e-commerce pedopornografico?

2 mins read
Shein
Credit: shein.com

In Francia è scoppiato un caso che ha travolto Shein (cliccate QUI per un ulteriore nostro articolo a riguardo), il colosso cinese dell’e-commerce già noto per le sue pratiche controverse. Sul marketplace della piattaforma, infatti, le autorità hanno individuato bambole sessuali dall’aspetto chiaramente infantile, un fatto che ha immediatamente fatto scattare un’ondata di indignazione pubblica e politica. A tal proposito, la DGCCRF, nonché l’organo francese che controlla frodi e tutela dei consumatori, ha scoperto inserzioni che pubblicizzavano bambole alte meno di un metro, con tratti e proporzioni da bambina. Ma da quando lo shopping sfrutta materiale che si potrebbe definire pedopornografico?

La civiltà di un Paese si misura da come protegge i suoi bambini — Mahatma Gandhi

Ebbene, a quanto sembra pare che, perlomeno per un certo tipo di commercio, sia piuttosto comune! Non a caso, le descrizioni le presentavano come oggetti destinati alla masturbazione. Di conseguenza, la Procura di Parigi ha aperto un fascicolo affidando l’indagine all’Ufficio dei Minori con l’ipotesi di “diffusione di contenuti pornografici riguardanti minori”.

Il caso Shein fa vacillare gli e-commerce mondiali

Il ministro dell’Economia, Roland Lescure, ha definito la vicenda “inaccettabile e indecente”, annunciando che la Stato è pronto a bloccare l’accesso alla piattaforma di vendita qualora episodi simili dovessero ripresentarsi. Durissimo anche l’Alto Commissario per l’Infanzia, Sarah El Haïry, che ha parlato di “oggetti che rappresentano un pericolo reale, perché normalizzano la violenza sui minori”. Inoltre, il Parlamento, ha convocato l’azienda per ottenere spiegazioni sui controlli interni e sulle procedure che avrebbero dovuto impedire la pubblicazione di prodotti illegali.

Dal canto suo, Shein ha risposto con misure rapide: ha rimosso tutti gli articoli incriminati, ha sospeso l’intera categoria “prodotti per adulti”, bloccando pure i venditori terzi coinvolti. La società sostiene che le bambole fossero vendute da operatori esterni e che la piattaforma non fosse stata in grado di rilevarle prima della denuncia. Allo stesso tempo, ha dichiarato disponibilità a collaborare con le autorità francesi e a rafforzare i sistemi di moderazione.

La vulnerabilità nei confronti delle merci illegali (o che, perlomeno, dovrebbero esserlo!)

Il caso Shein riaccende il dibattito sui controlli delle grandi piattaforme internazionali. Il modello del marketplace, che permette a migliaia di venditori di caricare prodotti in autonomia, si sta rivelando vulnerabile quando si tratta di merci illegali o addirittura sensibili. Secondo molti osservatori, questa vicenda potrebbe spingere l’Unione Europea a introdurre norme più severe di responsabilità diretta per gli e-commerce, in particolare quando vengono commercializzati articoli che possono avere implicazioni penali o legate alla tutela dei minori.

La procedura per sospendere l’accesso al sito in Francia rimane sul tavolo. Le indagini sono in corso e l’esito potrebbe avere conseguenze non solo sul mercato francese, ma sull’intero modello operativo di Shein in Europa. Quel che è certo è che lo scandalo ha lasciato un segno profondo: non si tratta soltanto di un incidente commerciale, ma di un caso che tocca temi etici, giuridici e sociali di primo piano. Ebbene sì, perché ci dimostra, in modo lampante, quanto l’economia digitale possa correre più veloce delle tutele, della legge e, ciò che è ancora più grave, del senso comune.

Non è più accettabile che giganti con fatturati miliardari continuino a giustificarsi dietro la scusa dei “venditori terzi”, quando ospitano marketplace così vasti da diventare delle vere e proprie zone franche dell’illecito. La responsabilità delle piattaforme non può essere opzionale né delegata: deve essere strutturale, preventiva, immediata! Perché quando il profitto permette anche solo per un istante la commercializzazione di oggetti che normalizzano l’abuso sui minori, non siamo più davanti ad una svista tecnica, ma ad un fallimento morale collettivo. E questo scandalo lo ricorda a tutte le piattaforme, nessuna esclusa!

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn


Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Solo “sì” è sempre un “Sì”: il consenso separa l’amore dallo stupro

Next Story

IA e Sanità: un futuro presente che non possiamo più ignorare

Latest from Blog