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“Un figlio è poco e due son troppi” di Angelica Massera: gioie e dolori dell’avere dei figli

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Ogni mattina, una mamma si sveglia e sa che dovrà correre più di una gazzella per portare il figlio a scuola. Alzati, svegliali, colazione, vestiti, e «questa maglietta non la voglio, quest’altra nemmeno». «Ti sei messa le scarpe?» «I denti li hai lavati?» «Sbrigati a finire la colazione.» «Ancora lì sei?» «La merenda l’hai presa?» «Metti la frutta! Basta merendine!» Dacci oggi il nostro imprevisto quotidiano: si rompono i lacci delle scarpe, si sporcano i jeans, si dimentica il libro importantissimo.

Un figlio è poco e due son troppi, quanta verità! Allora, troviamo Angelica Massera che in questo ibro dà il meglio di sé: sì, perché in “Un figlio è poco e due son troppi” l’attrice romana, che fa video virali sui social da anni, non romanticizza la maternità, ma non la demonizza nemmeno. La racconta con l’ironia che la contraddistingue, lasciando sempre una risata ma anche permettendo alle persone che leggono – soprattutto se hanno figli – di comprendere anche degli insegnamenti importanti. Insomma, io sono per le vie di mezzo, per esempio. Avere un figlio non è come andare alle terme, non è sempre un Carnevale di Rio, ma l’amore che si prova – nel caso di alcune persone, eh, mica si deve generalizzare – è una cosa così totalizzante e bella e mistica che ti fa dimenticare le notti insonni, i nasini da pulire, i raffreddori al momento sbagliato e i capriccetti.

Uno sguardo ai genitori in “Un figlio è poco e due son troppi”

Parla di tutto, la Massera. E parte proprio dall’inizio, dal suo desiderio di diventare mamma giovane, a soli 23 anni – scelta assolutamente azzeccata, ma se vi dicessi perché farei dello spoiler. Dell’incontro con quello che fu il suo grande amore. Della nascita prima dell’una, poi dell’altro. Ma parla anche della voglia pazza di non annullarsi, che è qualcosa che tutti i genitori dovrebbero comprendere appieno: lei ha ripreso presto, sempre con i bambini al seguito – perché, come specifica, adora sia il suo lavoro di attrice e sia i suoi figli, ma cercando una dimensione tutta sua. Realizzata: ecco. E quanto è importante sentirsi così?

“Mentre tu diventi come i tuoi genitori, loro diventano come te da giovane. La te più tollerante e accomodante, ai limiti dell’incosciente. Da piccola, se giocavo con oggetti raccolti da terra, poi non potevo mettere piede in stanza senza prima essermi lavata le mani. Ora, se obbligo Martina e Manuel a farlo, i miei intervengono: «Lasciali stare, così si fanno gli anticorpi». Se poggiavo le scarpe sul divano, rischiavo l’infanticidio.

Ora, se i miei figli ritinteggiano le pareti con i pastelli e io li sgrido, i nonni subito si intromettono: «E che sarà mai! Si cancellano». Quando rompevo un giocattolo nuovo, ma comunque di plastica e comprato a poco prezzo, mi davano della distratta, addirittura dell’ingrata, mi facevano pesare che fosse costato tanti soldi: «E io pago!». Non me ne prendevano un altro, semmai si trovava il modo di rabberciarlo, così imparavo il valore delle cose. Adesso se i miei figli il giorno di Santo Stefano distruggono il regalo di Natale da duecento euro e io li rimprovero, ecco i nonni prendere parola in loro difesa: «Sei troppo materialista».”

Bello, non troppo sdolcinato ma molto d’effetto

Gioie e dolori, ma soprattutto amore sconfinato: e Angelica Massera, ridendo e scherzando, spiega tutto ma proprio tutto. Molto bello. Breve ma conciso. Da leggere magari quando siamo un pochino giù e abbiamo bisogno di un aiutino a rialzarci. Lascio tutti, per l’appunto, con quest’ultima citazione tratta dal libro che mostra l’essenza di tutto.

Da quando sono mamma ho capito che l’amore per un figlio evolve. È come l’amore che si prova in una coppia, all’inizio è innamoramento, passione, parole sdolcinate, poi si tramuta in un amore più consapevole, meno melenso ma profondo come un buco nero. Si dice che senza l’amaro il dolce non è poi così dolce. È la dolcezza che ci rende incantati. Ed è la dolcezza che non dovrebbe mancare mai. Da adulti dovremmo correre dai nostri genitori e abbracciarli senza che ce lo chiedano. Per ripagarli di tutta la tenerezza che ci hanno trasmesso quando eravamo degli ingrati inconsapevoli. Invece si vedono troppi adulti che non si scambiano più un bacio né una carezza.

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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