Vinted, il caso degli annunci sospetti diventa virale: quando il panico esplode senza prove

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Vinted
Credit: wayhomestudio/www.magnific.com/licensefree

Su Internet c’è di tutto. E anche il contrario di tutto – Piero Angela

Chiunque abbia i social si sarà quasi certamente imbattuto, negli ultimi giorni, nel caso del momento: su TikTok, Reddit e Instagram sono circolati degli screenshot di presunti annunci Vinted molto, molto strani. Bambolotti, pupazzi e giocattoli, venduti a decine di migliaia di euro – prezzi che poco sembravano coerenti con l’oggetto in questione –, avevano però delle descrizioni ambigue che rimandavano a presunte età, altezze o caratteristiche caratteriali o fisiche. “Obbediente”, ad esempio, o anche “18 mesi, 80 centimetri”. E alcuni utenti hanno sin da subito pensato a un codice che avesse a che fare con la tratta minorile. Ma andiamo con ordine.

La viralità del caso Vinted: ma davvero vendono dei bambini?

I video non si sono fatti attendere a lungo. Sul web, si sono moltiplicati i reel di moltissimi creator che, nel raccontare la vicenda, hanno comunque dimenticato (perlomeno nella stragrande maggioranza dei casi), il punto cardine: non esistono prove di una tratta minorile su una piattaforma come Vinted. Cosa vuol dire? Sto forse dicendo che non c’è nulla di strano? No, niente di tutto ciò. Solo che, allo stato attuale, non esistono presupposti che confermino attività criminali di questo tipo. Certo è che Vinted ha già difeso con fermezza la sua posizione affermando che, dai controlli approfonditi fatti, non è emerso nulla di strano e rimarcando il fatto che alcuni utenti siano stati attaccati per nulla. Una sorta di caccia alle streghe senza sicurezze. Alcuni annunci, addirittura, sono stati creati dopo l’esplosione del caso, forse proprio per creare allarmismo.  

Il parallelismo con Wayfair e Vinted attenzionata

Il caso ricorda in tutto e per tutto quello nato qualche anno fa contro Wayfair, azienda americana accusata senza prove degli stessi crimini. Mobili molto costosi venivano venduti con nomi da donna e subito si parlò di tratta degli esseri umani, di catalogo segreto, di abomini. Anche in quel caso, non emersero prove a sostegno delle accuse e gran parte delle teorie vennero ricondotte a interpretazioni e coincidenze. Allo stesso tempo, Vinted venne attenzionata proprio dalla Francia qualche anno fa perché alcuni annunci rimandavano a profili OnlyFans e ad annunci pornografici: chiara prova che qualche volta anche piattaforme considerate innocue possano fare da palco a qualcosa di non correttissimo.

In ogni caso, la Francia ha già aperto un’indagine per capire se davvero ci sia qualcosa di losco o se ci si trovi davanti a una spirale di allarmismo. Insomma, le autorità stanno verificando tutto, ogni annuncio, ogni screenshot, ogni anomalia. Certo è che Vinted, piattaforma dove compratore e venditore sono registrati con indirizzo e recapito, non sembrerebbe la strada giusta per certe tratte, che ricordiamo esistono e non sono così facili da scovare. C’è chi dice che sarebbe una vera fortuna se illeciti simili nascessero alla luce del sole, in modo da poter essere bloccati subito. Purtroppo, sappiamo bene che non è così e, nonostante il lavoro incessante delle autorità, non sempre fatti così aberranti e comunità così deviate vengono bloccati subito.

Detective improvvisati e allarmismo: prudenza sempre

Quando la ricerca della verità cessa di essere corretta, giusta, e quando diventa una caccia alle streghe senza dati? È giusto che i creator, magari esperti in tutt’altro campo, creino allarmismo senza spiegare correttamente? Del resto, gli elementi della viralità ci sono tutti: la paura atavica e primordiale che vuole tutti noi impegnati nella sicurezza dei più piccoli si scontra per l’appunto con i dati sulle tratte degli esseri umani nel mondo, che mostrano numeri preoccupanti. Quindi quale terreno migliore per alimentare il panico se non ventilare che proprio su Vinted, che usiamo un po’ tutti per spendere qualche soldo in meno, si possano svolgere delle attività che solo a pensarci fanno accapponare la pelle? E quanto è facile cedere all’allarmismo? In un ecosistema dove tutto può fare il giro del mondo in una manciata di ore, è più semplice che mai creare il panico.

Il discorso è questo: se ci si imbatte in qualcosa di poco chiaro, ambiguo – di quelle cose che ci fanno venire quel brivido dietro la schiena perché non tornano –, la strada giusta è proprio avvisare le autorità, denunciare il fatto e aspettare le indagini. Ignorare segnali forti è da irresponsabili ma lo è anche trasformare un sospetto in una verità assoluta, togliendo il sonno a genitori che poi finiranno per avere paura anche della propria ombra, per leggere presunti codici ovunque e per chiudere i propri figli in una bolla.

I social aiutano a fare chiarezza o ultimamente alimentano solo paranoia e complottismo? in merito a questa vicenda, ancora non possiamo dare una risposta chiara e sicura. Si aspetterà l’esito dell’indagine. Certo è che per accusare qualcuno ci vogliono delle prove o saremo solo schiavi di algoritmi che si nutrono delle nostre paure primordiali.

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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