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Cinque camere “segrete”, un solo mistero: perché nessuno ha avuto ancora il coraggio di aprirle?

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Cinque porte

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi — Marcel Proust

Qualche mese fa, per chi se lo fosse perso, ci siamo addentrati per le vie di cinque città mai esistite, ma percepite costantemente come reali. Leggende, storie, miti e racconti si sono scritti in merito alla loro (in-)esistenza, eppure in molti hanno continuato a cercarle. Certo, suonerà quasi banale doverlo ricordare, ma loro sopravvivenza è legata esclusivamente al fascino che esercitano in ognuno di noi. Il che risulta comunque strano, a dire il vero, soprattutto se pensiamo che ci sono invece luoghi realmente esistenti e che tuttora non abbiamo avuto il coraggio di esplorarli fino in fondo. Prime fra tutti, cinque porte per cinque camere “segrete” dislocate in vari punti del pianeta, in cui, però, nessuno è mai entrato. Perché? Chissà, magari perché aprirle implica rischiare di perdere ciò che custodiscono?

Le cinque porte che conosciamo, ma che non abbiamo mai aperto

Hollywood ci ha insegnato che ogni porta chiusa nasconde un tesoro, una maledizione o un segreto capace di cambiare persino il destino del mondo. La realtà è decisamente meno spettacolare, ma forse proprio per questo ancora più affascinante. Ne è una dimostrazione la Camera B del Tempio di Padmanabhaswamy, nella città indiana di Thiruvananthapuram. Nel 2011 l’apertura di altri caveau presenti all’interno della struttura restituì uno dei tesori religiosi più ricchi mai scoperti fino ad allora: monete d’oro, gioielli, statue e pietre preziose accumulate nel corso dei secoli.

Sfortunatamente, però, una delle camere rimase chiusa. La cosiddetta Vault B non venne aperta per ragioni religiose e giuridiche. La tradizione sostiene infatti che quel luogo sia protetto da antichi rituali e che violarlo possa portare conseguenze nefaste. Sicuramente non si tratta di una prova dell’esistenza del soprannaturale, ma è comunque un esempio di quanto il patrimonio culturale possa intrecciarsi con la fede, rendendo addirittura impossibile l’intervento di archeologi o storici e alimentando una serie di teorie che, il più delle volte, di reale non hanno proprio un bel niente.

Un tesoro che nessuno osa toccare

Se dall’India ci spostiamo in Cina, il mistero assume una portata ancor più rilevante. Del resto, conoscerete tutti l’Esercito di Terracotta, composto da migliaia di soldati a grandezza naturale schierati da oltre duemila anni. Meno noto, tuttavia, è il fatto che la camera funeraria dell’imperatore Qin Shi Huang, il sovrano che unificò la Paese, è rimasta chiusa. La ragione? Un qualche incantesimo sconosciuto a noi comuni mortali? Trappole nascoste come fossimo all’interno di un film di Indiana Jones? No, nulla di tutto ciò.

Anzi, a quanto sembra, benché sia nota agli studiosi, questi preferirebbero non entrarvi dal momento che le tecnologie attuali potrebbero compromettere irreversibilmente dipinti, tessuti e materiali organici custoditi al suo interno. Una questione puramente tecnica, dunque, benché a rendere la questione più suggestiva siano le cronache dello storico antico Sima Qian, secondo cui la tomba conterrebbe fiumi di mercurio destinati a rappresentare i grandi corsi d’acqua dell’impero e, neanche a dirlo, alcune analisi moderne del terreno hanno rilevato concentrazioni insolitamente elevate di mercurio nell’area.

Tra piramidi, mausolei e tombe scomparse

E che dire delle priamidi in Egitto? Negli ultimi decenni robot miniaturizzati e sofisticate scansioni hanno individuato piccoli passaggi e cavità nella Grande Piramide di Giza, alcuni dei quali terminano davanti a blocchi di pietra simili a porte. Non sappiamo se conducano a nuove camere, a semplici intercapedini o a nulla di particolare, ma l’incertezza avrebbe alimentato le più disparate teorie a riguardo. Lo stesso vale per le stanze murate del Taj Mahal, in merito al quale si pensa che, alla luce anche dei fotogrammi e video probabilmente alterati che circolano in rete, alcune entrate dell’edificio nascondano verità sconvolgenti. Gli esperti, molto più sobriamente, ritengono che si tratti di ambienti tecnici o strutturali chiusi per ragioni conservative.

E infine, c’è quella porta che non è stata nemmeno trovata. Difatti, da quasi ottocento anni la tomba di Gengis Khan rappresenta uno dei più grandi enigmi dell’archeologia. In base a ciò che tramanda la tradizione, dopo la morte del condottiero mongolo nel 1227, il corteo funebre avrebbe eliminato chiunque incrociasse il suo cammino e persino i soldati incaricati della sepoltura sarebbero stati uccisi per mantenere il segreto.

Leggenda o realtà che sia, fatto sta che la camera funeraria non è mai stata individuata. Satelliti, droni, rilievi geofisici e spedizioni internazionali hanno scandagliato per anni vaste aree della Mongolia senza risultati definitivi. C’è chi sogna tesori inestimabili, chi immagina documenti capaci di riscrivere la storia dell’Impero mongolo. Chissà, più probabilmente, se quella porta esiste davvero, continuerà a restare chiusa ancora a lungo!

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, Affari Italini (sez. Roma), EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Dal 2024 è caporedattore per L'Opinione - Tempi Moderni.

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