In queste settimane è approdato al cinema il tanto atteso quanto criticato The Odyssey. Il film più chiacchierato dell’anno, la grande impresa di Christopher Nolan, è dunque nelle sale. Il kolossal americano si è presentato con una sola e ambiziosa missione: (ri-)portare in vita l’amatissimo poema omerico. Mi sento di dire che l’intento preposto è stato pienamente raggiunto, ma vorrei che andassimo insieme a vedere perché. Inutile dire che ci saranno degli spoiler, ma, in fondo, abbiamo avuto tutti, chi più e chi meno, la possibilità in tremila anni di leggere l’Odissea!
Fedeltà e adattamento: cosa cambia davvero in “The Odyssey” di Nolan rispetto al poema di Omero
I libri classici sono quei libri che non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire — Italo Calvino

Prima di addentrarci nei meandri della trama presentata dalla pellicola, comincerei col ricordare, a scanso di equivoci e ovvie critiche a priori, che riportare ogni elemento dell’incredibile opera di Omero sarebbe stato veramente impossibile. Di conseguenza, se poi consideriamo anche le ormai note esigenze cinematografiche, è inevitabile che ci siano delle differenze con il testo originale oppure delle vere e proprie incongruenze.
Quelle differenze che avremmo (forse) dovuto aspettarci
La prima di queste, ad esempio, sta nel fatto che, ai fini della narrazione, i ruoli di Nausicaa e dei Feaci sono stati inglobati da Calypso, perciò tutta l’analepsi del suo viaggio viene raccontata a lei. A seguire, essendo Nolan amante dei dettagli, mi sarei aspettata che inserisse un particolare iconico che invece risulta mancante: il letto di Ulisse e Penelope. Sarebbe stato veramente un pretesto perfetto per mettere a nudo il rapporto tra i due, cosa che comunque riesce molto bene nel resto del film, specie grazie all’interpretazione a mio avviso magistrale di Anne Hathaway. Un altro episodio tagliato, infine, che secondo avrebbe mostrato ancor di più il lato più umano di Odisseo, è quando l’eroe si ricongiunge col padre Laerte.
Il caso Polifemo e la concezione degli elementi fantastici in Nolan
Con grande dispiacere è stato omesso l’iconico scambio di battute tra Polifemo e Ulisse, col famoso gioco di parole su «Nessuno». Un episodio memorabile, che avrebbe aiutato a comprendere maggiormente la superbia del nostro eroe nonché il primo vero errore che scatena l’ira di Poseidone. Tuttavia, capisco le ragioni che hanno portato Nolan ad una scelta del genere. Del resto, il ciclope consiste in un animatronic alto sei metri, difficilissimo da manovrare e non realizzato in CGI.
Il vero motivo, però, risiede probabilmente nell’intera concezione che ha Nolan degli elementi fantastici e mitologici nella storia. Nel film, in effetti, Polifemo parla in tono gutturale e lo sentiamo solo invocare suo padre Poseidone, quando ormai è stato accecato. La decisione di rimuovere tutta quella sequenza dialogica penso sia pienamente giustificata dalla volontà di non umanizzare il mostro, restituendone così l’aspetto più inquietante. Vien da sé che anche il character design diventa più scarno, più spoglio, ma soprattutto più alieno.

Insomma, Nolan ci insegna che non ci fa paura ciò che vediamo, ma ciò che manca e che non vediamo. Il siparietto di «nessuno» è quasi comico nell’opera originale, e qui sarebbe risultato fuori luogo per l’atmosfera cupa che viene costruita minuto dopo minuto. Si è voluto rendere l’aspetto più realistico e inquietante della storia, sacrificando alcuni degli elementi più fantasiosi. Malgrado ciò, ho davvero amato la rappresentazione che ne è stata fatta, inclusa quella di Scilla. L’accento che si pone sul soprannaturale, rispetto alla piccolezza dell’uomo che è Ulisse, è perfetto, e le creature sembrano uscite da un racconto di Lovecraft o Poe.
L’ingombrante assenza degli dei
Altra assenza è quella delle divinità. Durante la tappa da Circe, infatti, non c’è l’ombra di Hermes, né del suo avvertimento in aiuto di Ulisse. Questo perché tutti gli dei sono stati tagliati dal film. La questione è più complicata di quanto sembri. Classicamente, l’insegnamento del fato è che, al volere degli dei, nessuno può scappare. I fili delle vite di tutti, persino quelli di un uomo scaltro come Odisseo o potente come Agamennone, vengono tessuti sul Monte Olimpo.
Ammetto che mi avrebbe davvero divertita vederne qualcuna. Il discorso sugli dei nell’immaginario di Nolan è decisamente molto labile rispetto alla tradizione e fa emergere ancora una volta il lato più umano. È tutto molto subdolo e lasciato alla personale interpretazione. Esistono davvero gli dei? Si stanno realmente manifestando? Li stanno vedendo o è soltanto frutto della loro immaginazione? È qualcosa a cui vanno ad addossare la colpa delle proprie sciagure per non prendersi le proprie responsabilità?
L’unica figura divina che compare fisicamente è Atena, interpretata da una fantastica Zendaya, la quale si presenta a Ulisse nei suoi momenti non tanto di bisogno quanto più si tratta di rimproverare i suoi sbagli. Non ha quindi una funzione consolatoria e non rappresenta una risposta per Odisseo alle sue sciagure. D’altronde, tali personalità per Nolan non sono una soluzione ai mali terreni, ma un modo che gli umani hanno per spiegarsi e per giustificarsi dinanzi ad azioni orribili, dipingendole come frutto di una volontà superiore e non come dei loro errori.
Le polemiche prima del film e il paradosso dei nuovi “puristi”
Al di là delle differenze con la storia che già conosciamo e con le sue infinite interpretazioni, però, il problema vero è che sul progetto sono piombate aspre critiche ancor prima che uscisse, tant’è che, quasi improvvisamente, sul web sono insorti migliaia di utenti improvvisatisi esperti di cultura classica. Per quello che mi riguarda, Odyssey garantisce fedeltà all’opera seppur con sacrifici e adattamenti che, lo ripeto, tutti avremmo dovuto aspettarci. Nolan non ha mai celato che il lungometraggio avrebbe incluso una sua personale chiave di lettura, eppure durante la visione ho sempre avvertito la presenza dei testi originali sul set, tant’è vero che non sono mancate citazioni direttamente dall’opera.

Fra la miriade di polemiche, ciò che ha alimentato il livore sin dal trailer è stato anche il design delle armature e degli elmi, che mescolano uno stile corinzio, tipico dell’iconografia classica e storicamente corretto, con un’estetica micenea, dunque antecedente agli eventi. Più dell’elmo storicamente attendibile, personalmente, avrei preferito un elmo consumato, vissuto, che restituisse davvero l’esperienza della guerra. Le armature luccicanti e perfette, specie quelle dei Lestrigoni, sono molto scenografiche e hollywoodiane, ma poco realistiche.
Il caso Lupita Nyong’o e l’equivoco della fedeltà storica
E che dire delle questioni sollevate rispetto alla scelta di ingaggiare l’attrice Lupita Nyong’o per il ruolo di Elena? L’aspetto più amaro della vicenda è che non è sarebbe adatta alla parte solo perché nera. Anzi, i cosiddetti puristi citavano l’epiteto «dalle bianche braccia» per giustificare il loro disappunto. Tuttavia, penso sia fondamentale sottolineare che tale caratteristica non si riferisce ad un connotato fisico, bensì al suo status di nobildonna, che non lavorava e non si esponeva al sole. Lupita può dunque essere il volto più bello della Grecia e, secondo la mia opinione, lo rende perfettamente.
Neppure Matt Damon è etnicamente vicino al ruolo del protagonista, ma per lui non si è posta alcuna questione. Si tratta di personaggi di fantasia, la cui storia ci è stata tramandata oralmente. Pertanto, non possiamo pretendere attendibilità e certezze da un racconto epico di tremila anni fa, risultato di più voci e versioni, e attribuita ad Omero di cui, a onor del vero, sappiamo poco o nulla.
Cercare cavilli non ha senso perché non sono funzionali alla logica della narrazione. Perché non ci siamo indignati anche con Troy o Hercules della Disney? Penso non si possa trascurare il modo in cui il poema abbia influenzato il nostro modo di fare arte, la nostra concezione della letteratura (si pensi all’Ulisse di James Joyce!). Le emozioni che l’Odissea ci dà non sono invecchiate di un giorno, e questo film ne è la prova!
L’IMAX, un’esperienza troppo esclusiva!
Nolan ha inoltre battuto ogni primato realizzando il primo lungometraggio interamente in pellicola IMAX 70 mm (per intenderci, una qualità che sfiora i 18k di risoluzione) e garantendo un’immagine migliore possibile. Ciò nonostante, l’IMAX è una vera sfida. I macchinari sono rumorosissimi, ostacolano le registrazioni audio, e per attutire il suono devono essere chiusi in custodie estremamente pesanti da manovrare. Per questo motivo, ho avuto la sensazione che in alcune occasioni lo sguardo della camera non si potesse muovere quanto avrebbe voluto.
Per non parlare dell’inquadratura più alta del normale, cosa che penso faccia perdere buona parte della scena. Il noto cineasta è consapevole del fatto che nel mondo esistano solo 41 sale IMAX 70mm per poter proiettare il film come lui aveva concepito, e che la maggior parte del pubblico lo avrebbe visto in un formato più ristretto. Chissà, forse per questo ha dovuto concentrare la composizione delle scene, i piani e i soggetti, al centro dell’inquadratura e non ha potuto sfruttare al meglio il formato. Se da una parte è un vero peccato, dall’altro è sicuramente un punto di svolta per questa nuova tecnologia.
Un kolossal costruito nei dettagli: cast, costumi e un Mediterraneo autentico
Per concludere, per me The Odyssey è maestoso, imponente sotto ogni punto di vista. A partire dal cast, ricchissimo di nomi ormai affermati e familiari. Oltre ai già citati Damon, Hathaway, Zendaya e Nyong’o, abbiamo Tom Holland nei panni di Telemaco, Charlize Theron nel ruolo di Calypso e Robert Pattinson nelle vesti di Antinoo che gli calzano alla perfezione. Sicuramente questi nomi tutti insieme hanno contribuito ad una grande pubblicità per il film.
In secondo luogo, poi, l’attenzione ai dettagli è stata meticolosissima. Cominciamo dai costumi. Tralasciando le critiche, le armature sono costruite con un forte lavoro artigianale su metalli, pelle e tessuti. La costumista Ellen Mirojnick (che ha lavorato a progetti come Oppenheimer e Bridgerton) ha spiegato che l’obiettivo non era una ricostruzione storica rigida, ma un’estetica antica e atemporale, con superfici vissute, bronzo ossidato e materiali che restituissero le immagini evocate dal racconto orale.

La colonna sonora è stata interamente realizzata con strumenti dell’epoca, come la lira, l’aulos, i gong di bronzo, senza l’ausilio di supporti moderni. Vediamo persino un cameo del rapper Travis Scott nelle vesti di un aedo che comincia a narrare gli eventi della guerra di Troia. Possiamo interpretarlo come un connubio tra passato e presente. La fedeltà nell’opera è stata preservata anche nelle locations scelte. La troupe ha veramente intrapreso un viaggio nel mediterraneo come Odisseo alla volta della Sicilia (Lipari e Favignana) ma anche della Grecia, con la grotta di Nestore, teatro delle più belle storie antiche.
L’Odissea è ancora viva: il vero viaggio è quello dello spettatore
Un film della durata dell’Odissea non ha certo problemi di minutaggio o di budget, ma come mai Nolan ha tagliato molte cose, facendolo durare «solo» tre ore? Il regista si è tenuto sulla soglia dell’attenzione moderna e questo fa sorgere una domanda: non sappiamo più guardare i film? Perché i registi dei kolossal odierni si fanno scrupoli sulla durata a discapito della storia? Mi viene in mente la trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, che non si risparmiò, al netto di tagli ed esigenze necessarie, arrivando a sfiorare le 4 ore a pellicola pur di rendere l’opera di Tolkien.
La grande differenza tra l’Iliade e l’Odissea è che se nel primo poema i personaggi sono definiti da un solo attributo archetipico (Achille pié veloce o Atena glaucopide, per citarne alcuni) e relegati ad un’unica caratteristica, nel secondo si esplorano più sfaccettature del personaggio. E in Odyssey vediamo chiaramente l’eroe multiforme, un Ulisse dantesco, vulnerabile, curioso, disperato, superbo, pentito dalle barbarie di Troia, coraggioso ma senza speranza. Pertanto, senza altri giri di parole, fatevi un regalo e andate al cinema!
Leggi anche:
“Michael”non è il film su Michael Jackson: è il film su come vogliamo ricordarlo
Xena e le guerriere dimenticate: alla (ri-)scoperta delle gladiatrici romane – L’Opinione
“Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson: una trilogia per domarli tutti
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn

Sofia, ho letto il tuo articolo tutto d’un fiato. Più che una semplice recensione, è un invito a guardare il film con occhi curiosi e consapevoli. Sei riuscita a fare ciò che ogni buon giornalista e ogni bravo scrittore dovrebbero saper fare: non limitarti a raccontare un’opera, ma stimolare il lettore a riflettere, ad approfondire e, soprattutto, ad andare a viverla in prima persona.
Hai una scrittura fluida, colta ma mai pesante, capace di coniugare competenza e passione. Si percepisce l’amore per la letteratura, per il cinema e per il valore delle parole.
Dopo aver letto il tuo articolo, la voglia di vedere The Odyssey è diventata ancora più forte. Questo, per me, è il segno che hai centrato il bersaglio.
Continua a scrivere con questa autenticità e con questo entusiasmo. Il giornalismo e la scrittura hanno bisogno di giovani voci che sappiano informare, ma anche accendere la curiosità e il desiderio di conoscere. Tu hai tutte le qualità per farne una splendida professione. Non smettere mai di credere nella forza della tua penna.
[…] The Odyssey di Christopher Nolan divide, ma centra il bersaglio: le polemiche tradiscono lo spirito … […]
[…] The Odyssey di Christopher Nolan divide, ma centra il bersaglio: le polemiche tradiscono lo spirito … […]