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Caso Garlasco, quando gli errori della Giustizia diventano una ferita per tutti

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Caso Garlasco

Pochi giorni fa abbiamo appreso dai media e dai programmi televisivi la comunicazione ufficiale con cui la Procura di Pavia ha concluso le indagini a carico di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Dopo aver disposto, alla fine di maggio, numerosi accertamenti e consulenze, la Procura ha depositato nuovi atti e nuove consulenze che rafforzerebbero l’impianto accusatorio nei confronti di Sempio, per il quale si prospetta il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima.

Caso Garlasco, tra nuove consulenze e vecchi errori che tornano a galla

La chiusura delle indagini rappresenta tecnicamente un passaggio formale che consentirà alle parti di conoscere nel dettaglio il materiale raccolto dalla Procura negli ultimi mesi. Ma la notizia più sorprendente riguarda il profilo genetico, o DNA, sui pedali della bicicletta risalente al settembre 2007, che all’epoca fu attribuito a Chiara Poggi. Una seconda analisi avrebbe dato però un risultato completamente negativo: con il primo esame il DNA era presente, mentre ripetendo il test per due volte consecutive non si sarebbe rilevata alcuna traccia.

Il fatto più grave, a mio avviso, è che di questo secondo test discordante non si sarebbe fatta parola né ai superiori né ai consulenti. Nel fascicolo del 2007 non risulterebbe infatti alcuna relazione scritta relativa a questa anomalia. I test furono a cura dei R.I.S. di Parma, considerati un’eccellenza nel proprio campo e all’epoca guidati dal generale Luciano Garofano. Quest’ultimo è stato sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti per fornire spiegazioni su quanto accaduto, insieme ad altri appartenenti ai R.I.S.

Da quanto è trapelato, nessuno sembra voler assumersi la responsabilità di quanto successo e si parla di una sottovalutazione del problema. Garofano, presente in numerose trasmissioni televisive, continua a difendere il lavoro dei R.I.S., risultando però poco credibile agli occhi, soprattutto, dei legali di Stasi. Questi ultimi hanno dichiarato la propria amarezza e rabbia, sostenendo che, se avessero saputo che il DNA non era presente sui pedali della bicicletta, il processo che portò alla condanna di Stasi in Cassazione avrebbe potuto avere un esito diverso. Una delle prove ritenute più importanti nel percorso giudiziario che portò alla condanna era infatti proprio il DNA sui pedali.

Il peso di un errore che arriva dopo diciotto anni

E solo oggi, a 18 anni dal delitto, emergerebbe che quel dato era stato oggetto di un risultato analitico discordante.

È meglio prevenire i delitti che punirli — Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

È proprio nelle conseguenze di questo possibile errore che, a mio avviso, si trova uno degli aspetti più gravi dell’intera vicenda: l’arresto e la condanna di Alberto Stasi. Ma oltre a questo dato, nella comunicazione ufficiale della Procura sono presenti altre consulenze che riguardano Sempio. Parliamo, innanzitutto, dell’impronta palmare 33, sulla quale i consulenti della Procura confermerebbero la presenza di sangue. Attraverso la colorazione con ninidrina, sostanza utilizzata per evidenziare il sangue su un’impronta, sarebbe stata rilevata la presenza di sangue e non di sudore. L’impronta, inoltre, corrisponderebbe alla mano di Sempio. Questo sarà certamente uno degli argomenti più dibattuti in tribunale, così come le tracce di DNA rinvenute sotto le unghie di Chiara.

La difesa di Sempio sostiene che si tratti di DNA da trasferimento. La difesa di Stasi contesta invece questa tesi, osservando che il DNA sarebbe presente su entrambe le mani. Secondo questa ricostruzione, il DNA o il sangue riconducibile alla linea maschile di Sempio potrebbe essere il risultato di una colluttazione tra Chiara e il suo assassino, durante la quale la ragazza avrebbe graffiato l’aggressore nel tentativo di difendersi, e non di un semplice trasferimento avvenuto attraverso un oggetto contaminato da Sempio.

C’è poi l’orario della morte di Chiara, determinato e dimostrato scientificamente dalla dottoressa Cattaneo, che si sposterebbe in avanti, dalle 9.30 in poi, e quindi, secondo questa ricostruzione, escluderebbe Alberto Stasi dalla scena del crimine.

Un caso che si è svolto su due binari

Si potrebbe scrivere ancora molto sul caso Garlasco. Le consulenze e le indagini sono durate quasi vent’anni, in un continuo avvicendarsi di colpi di scena. Dopo due assoluzioni piene da parte del giudice Vitelli, Stasi è stato condannato in Cassazione a 17 anni di carcere ed è oggi in attesa della revisione del processo, che, secondo la prospettiva sostenuta dalla sua difesa, dovrebbe portare al suo definitivo scagionamento.

Il caso Garlasco, a mio avviso, si è svolto su due binari: uno giuridico e uno mediatico. Ed è proprio su quello mediatico che, purtroppo, si sono avvicendati personaggi che hanno rappresentato quella che considero una falsa verità, a volte con un’aggressività imbarazzante, contribuendo a creare nell’opinione pubblica una grande confusione. Già nel 2007 l’Italia si divideva tra colpevolisti e innocentisti. Una contrapposizione che, almeno in parte, continua ancora oggi.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più preoccupanti del caso Garlasco. Quando un procedimento giudiziario diventa per anni anche un fenomeno mediatico, il confine tra ciò che emerge dagli atti, ciò che viene sostenuto dalle parti e ciò che l’opinione pubblica finisce per considerare una verità può diventare estremamente sottile. Solo un processo giusto e una sentenza equa, nel rispetto del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, potranno ristabilire la verità processuale e restituire una speranza anche all’opinione pubblica, che con il caso Garlasco ha finito per perdere, almeno in parte, fiducia nella Giustizia.

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Nata a Milano, si interessa da sempre di tutto ciò che, nel bene e nel male, colpisce il mondo che la circonda. Attualità, politica, cronaca e spettacolo sono da sempre il suo pane quotidiano. Nutre un profondo e smisurato affetto nei confronti degli animali, ama la moda ed è una grande appassionata d'arte. Scrive per passione e commenta quello che, secondo lei, merita attenzione.

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