Specchio specchio delle mie brame, chi è il più Malgioglio del reame?
La immagino così la zia Malgy, per gli altri Cristiano Malgioglio, intenta a recitare ogni sera, dinanzi al suo specchio, questa stessa litania mentre cerca disperatamente, seppur invano, di liberarsi non tanto dei costumi sfoggiati a Tale e Quale Show, roba che nemmeno Lady Gaga oserebbe mai indossare, quanto del suo più grande amore: se stesso. Perché, diciamocelo, un monumento vivente alla vanità come lui non si limita a truccarsi come un artista qualunque, e guai a chi osa definirlo tale, ma si consacra e si autocelebra continuamente. Ogni gesto è un rito, ogni paillettes un’invocazione, ogni spruzzo di lacca un atto di fede. E in quel momento, fra un colpo di cipria di troppo e un improbabile lampo di genio, lui non vede un uomo, ma un’icona.
Sfortunatamente, però, negli ultimi tempi sembra sia apparso un intruso in quel riflesso immacolato. Un certo Achille Lauro, il bello dall’anima dannata che è stato in grado, inaspettatamente, di mandare in crisi tutte le convinzioni del ciuffo bianco più famoso d’Italia.
L’egocentrismo di Cristiano Malgioglio: fino a che punto si è musa di se stessi?
In preda a chissà quale delirio di egocentrismo e megalomania, nel corso dell’ultima puntata dello show di Carlo Conti, in cui Peppe Quintale ha imitato il giovane artista tra un’infinità di piume e una buona dose di teatralità, la zia Malgy, evidentemente non paga di essere se stessa, ha ben pensato di riconoscersi persino in lui al grido di “a volte, quando vedo Achille Lauro, mi rivedo io, anni fa“. Certo, un po’ come me che quando canto sotto la doccia mi rivedo molto in Mina, ma in realtà sono più simile a Rita De Crescenzo di quanto mi piaccia ammettere.
Ora, non vorrei dirvi cosa penso io realmente, ma davvero voi riuscireste a credere che il mio adorato Achille possa essere un Cristiano Malgioglio 2.0? Mi auguro vivamente di no, anche perché, sinceramente parlando, l’originale ci basta e avanza! Pur nutrendosi entrambi di attenzione, adorazione e quel pizzico di delirio mediatico che non guasta mai, l’uno gioca con i simboli del sacro, l’altro, invece, pare continuamente alle prese con la canonizzazione di sé. Se Lauro reinventa il concetto di arte come ribellione, Malgioglio ribella il concetto di arte reinventandosi ogni venerdì sera. E se l’incosciente giovane, parafrasando il titolo di una delle sue più recenti canzoni, usa la provocazione per dire qualcosa, quello Con l’Amore [per stesso, ndr.] Addosso vi fa ricorso puntualmente per ricordarci chi è. Come se fosse così facile dimenticarsene!
Una differenza che resta abissale
Insomma, pensate quello che volete, ma per me la differenza resta abissale: l’uno osa mentre l’altro posa! In quella corazza di paillettes lui ci cammina come un eroe del narcisismo, convinto che la storia della musica inizi e finisca tra il suo boa piumato e la sua battuta pronta. Per carità, nessuno qui vuole negare i meriti di Cristiano, in fondo qualcuno dovrà pure avercelo, come, ad esempio, quello di restare l’unico in grado di plagiare se stesso in un mondo di copie. Oppure, che ne so, quello di essere stato capace di insegnarci che si può sopravvivere di autocelebrazione, che il talento passa, ma il personaggio resta.
Ma chissà, magari è proprio questo il segreto della sua longevità. In un’epoca contemporanea in cui tutti vogliono assomigliare a chiunque e in cui a un nessuno basta un niente per sentirsi qualcuno, Malgioglio vuole assomigliare a sé stesso, sempre e comunque, anche quando si confronta con Achille Lauro!
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[…] socio-culturale, purtroppo, non c’è mai fine. E così, tra un Cristiano Malgioglio (cliccate QUI per la mia recente rubrica sul cantautore) alle prese con il suo smisurato ego e una Di Pietro che […]