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Wanna Marchi e Stefania Nobile beatificate al P.I.C.? Anche no, grazie!

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Wanna Marchi Stefania Nobile

Qualche giorno fa, mentre ero intento a selezionare qualche comunicato stampa da pubblicare sulle pagine di questo giornale che ormai da due anni dirigo, mi sono imbattuto quasi per caso in quello relativo alla seconda edizione del P.I.C. – Premio Internazionale della Cultura. Nulla di particolarmente strano, anzi, ritengo sia sempre bello quando la cultura ottiene il giusto riconoscimento. O perlomeno questo è ciò che ho pensato fino a che non sono arrivato all’elenco dei premiati. Ho letto il nome di Stefania Nobile e così ho deciso di tornare indietro per rileggere, non sia mai che potessi aver avuto una svista. Sfortunatamente, però, l’ho riletto e più avanti c’era addirittura quello della madre, Wanna Marchi.

Inizialmente pensavo ad uno scherzo, eppure la cerimonia si è realmente tenuta lo scorso 23 settembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, dove Stefania è stata premiata per il libro Vendere… cara la pelle e Wanna per il ricettario La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. E qui, lo confesso, ho storto un po’ la bocca. Per carità, non ritengo che una persona debba essere perseguitata a vita per il proprio passato giudiziario né credo che a qualcuno debba essere vietato di scrivere un libro. Scrivano pure, a patto che non si pretenda di identificare quella storia come espressione della cultura nel senso più alto del termine perché alla beatificazione di Wanna e Stefania, almeno da questo punto di vista e per di più in un contesto istituzionale, dico “no”, grazie!

Wanna Marchi e Stefania Nobile: il libro c’è, la cultura, forse, un po’ meno!

Non so cosa ne pensiate voi, ma la sede non è mica un dettaglio irrilevante, perché la cornice, volenti o nolenti, contribuisce non solo alla percezione che si può avere dell’evento, ma anche (e soprattutto) a quella dei personaggi che vi prendono parte. E se suddetta cornice ospita un premio che porta nel nome la parola “Cultura”, io sinceramente mi aspetterei ben altro! Le dirette interessate si giustificano sottolineando di aver scritto dei libri. Ebbene, il problema non sono loro che scelgono di scriverli, ma chi decide di pubblicarli e chi di leggerli, di fatto legittimandoli, quando, in realtà, prodotti del genere starebbero bene, a mio avviso, soltanto all’interno dei bagni pubblici per poter essere utilizzati come carta igienica!

Del resto, se il semplice fatto di aver scritto qualcosa è sufficiente per entrare nel grande calderone della cultura, allora possiamo tranquillamente smettere di discutere di qualità, contenuti e valore delle opere. Un libro può essere pubblicato senza per questo diventare automaticamente cultura, così come un autore può essere famoso senza essere necessariamente un riferimento culturale. Non ho alcun problema con il fatto che Wanna Marchi e Stefania Nobile siano tornate a parlare in pubblico. Hanno scontato le loro pene e, come è giusto che sia, hanno ricominciato la loro vita.

Ci mancherebbe altro, d’altronde se per Roberto Vannacci i gay possono andare in ospedale perché li curano e girare in strada tranquillamente perché possono guidare, loro due possono lavorare, possono scrivere e possono pure tornare in televisione, purché la loro riabilitazione mediatica non venga scambiata per riabilitazione culturale nemmeno fossero una Dacia Maraini qualunque alle prese con l’ennesimo Premio Strega della sua carriera. Va bene che, come direbbe Wanna, che

I co***oni vanno in*ulati,

ma facciamo attenzione a non riconoscer loro pure premi che nemmeno meritano!

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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