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Astronauti bevono la loro pipì nello Spazio? Strano, ma vero!

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Astronauti

Sono innumerevoli gli aspetti e le curiosità che rendono lo Spazio un “luogo”, sempre che tale si possa definire, davvero affascinante. Basti pensare alle innumerevoli scoperte, persino alle più recenti in materia di “buchi neri”, ai passi avanti degli ultimi anni per quel che riguarda l’esplorazione e a tutto ciò che ancora non sappiamo. Tra queste, ad esempio, c’è qualcosa che potrebbe suonare strano, ma che risulta inaspettatamente vero. L’idea degli astronauti che bevono la loro pipì, infatti, è una realtà ben consolidata nel campo delle missioni spaziali e un tale processo rientra all’interno di un sistema di riciclo sofisticato chiamato Water Recovery System (WRS), sviluppato dalla NASA e utilizzato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Ma a cosa servirà? Della serie, per citare il fisico statunitense John Archibald Wheeler:

In ogni campo trova la cosa più strana, quindi esplorala

A cosa serve agli astronauti ricorrere ad un tale processo?

Il WRS raccoglie l’urina e la trasforma in acqua potabile attraverso un complesso processo di filtrazione e purificazione. L’acqua estratta non solo proviene dall’urina, ma anche da altre fonti, come il sudore e la condensa dell’umidità ambientale. Suddetto procedimento è fondamentale per ridurre il carico di rifornimenti necessari dalla Terra e garantire che gli astronauti abbiano sempre acqua potabile a disposizione.

Il riciclaggio in questione include vari passaggi, tra cui la filtrazione per rimuovere particelle solide, la distillazione sottovuoto per separare l’acqua dai rifiuti e, infine, la purificazione chimica per eliminare eventuali contaminanti residui. Ciò che ne vien fuori è un’acqua pura che è sicura da bere e spesso più pulita dell’acqua di rubinetto che utilizziamo sul nostro pianeta. Si tratta di un aspetto cruciale per le missioni spaziali, specialmente per quelle di lunga durata. Portare acqua da qui, in effetti, richiede molto spazio e risorse, perciò si ricorre all’uso di tecnologie come il WRS al fine di rendere le missioni stesse autosufficienti.

Insomma, bere “la propria pipì” non è solo una necessità, per quanto non invitante, ma anche (e soprattutto) una dimostrazione dei notevoli sviluppi a cui è andata incontro l’ingegneria permettendo, dunque, agli esseri umani di vivere e lavorare “a lungo” perfino senza un costante rifornimento.

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