Attacco all’Iran: l’offensiva di Israele e USA ci porta sull’orlo di una Terza Guerra Mondiale?

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Benjamin Netanyahu e Donald Trump - Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

L’escalation militare in Medio Oriente, scatenata dall’attacco congiunto e senza preavviso di Israele e USA contro l’Iran, sta generando una delle crisi geopolitiche più pericolose e preoccupanti del XXI secolo, le cui implicazioni mondiali si moltiplicano e si modificano ad ogni minuto che passa. Gli attacchi aerei lanciati lo scorso 28 febbraio contro obiettivi iraniani hanno aperto un nuovo fronte di guerra che potrebbe coinvolgere potenze regionali e globali. Gli obiettivi, stando a quel che dichiarano l’amministrazione di Donald Trump e quella di Benjamin Netanyahu sono il cambio di regime e la fine del presunto programma nucleare.

L’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran: tra propaganda e motivazioni reali

Alla fine di febbraio 2026, come già anticipato, Israele e Stati Uniti hanno condotto una serie di bombardamenti contro infrastrutture militari e siti strategici iraniani, con l’obiettivo dichiarato di colpire le capacità missilistiche e nucleari del Paese. In realtà, però, ad essere colpiti sono stati anche diversi edifici pubblici (come ospedali e scuole) e città con numerose vittime tra i civili e danni agli edifici. Basti pensare al caso della scuola femminile denominata Shajareh Tayyebeh in Minab, che ha portato alla morte di oltre 150 bambine tra i 7 e i 12 anni. Se in un primo momento, come rivelava Reuters in un’esclusiva, gli investigatori militari statunitensi ritenevano probabile che le forze USA fossero responsabili dell’attacco, nelle scorse ore Trump, non curante dei video che lo smentirebbero, ha attribuito la responsabilità dell’accaduto direttamente al regime iraniano. Comunque, le indagini sono ancora in corso.

Ad ogni modo, poche ore dopo, gli israeliani e americani avrebbero colpito perfino una palestra nella provincia di Fars, causando la morte di oltre 18 ragazze iraniane che stavano giocando a pallavolo in quel momento. Una tragedia immane su cui è intervenuto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, che ha definito l’attacco “assolutamente orribile” e ha sottolineato la necessità di capire esattamente cosa sia accaduto tramite un’inchiesta imparziale e trasparente, sebbene, con molta probabilità, verrà ostacolata, manipolata e insabbiata dagli stessi fautori del crimine.

Dal canto suo, l’Iran ha reagito rapidamente con attacchi missilistici e con droni contro obiettivi israeliani e basi militari statunitensi nella regione del Golfo, e il tutto sta generando un clima di instabilità che non sappiamo ancora dove ci porterà.

Qual è il vero obiettivo del conflitto?

A mio avviso, dietro a quelle che ritengo nient’altro che operazioni propagandistiche da parte di Israele e USA, le medesime che vengono replicate da diversi leader e media occidentali, si nascondono motivi ben precisi: economici, politici e finanziari. Difatti, le cause principali di questa guerra potrebbero essere fondamentalmente tre:

  • la creazione di un grande impero colonialista israeliano con l’intento di consolidarsi come forza egemone incontrastata e incontrastabile nel Medio Oriente;
  • il “controllo” dello stretto di Hormuz e la gestione degli approvvigionamenti di gas e petrolio da parte degli statunitensi, dato che l’Iran estrae 3,3 milioni di barili al giorno, di cui il 90% è destinato alla Cina;
  • distogliere l’attenzione mediatica e l’opinione pubblica dallo scandalo pedopornografico degli Epstein Files, dal genocidio a Gaza e dalla politica trumpiana dei dazi.

La crisi certa che minaccia il mondo intero

D’altronde, le dichiarazioni di Trump e di Netanyahu su un fantomatico attacco preventivo per scongiurare lo sviluppo di un’arma o di un programma nucleare iraniano, sono state smentite rispettivamente dallo stesso Pentagono e dal direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi. Perciò, quali altre potrebbero essere le motivazioni? L’ennesima aggressione premeditata contro un Paese del Medio Oriente è l’ennesima e palese violazione del diritto internazionale, che rischia concretamente di scatenare un conflitto su scala mondiale, con conseguenze devastanti per la sicurezza globale, l’economia, l’ambiente e la stabilità politica internazionale. Il tutto con il grande e non così improbabile rischio che il mondo rimpiombi nella medesima situazione in cui si trovava quasi un secolo fa, all’epoca dei regimi fascisti e nazisti.

Dopo aver prepotentemente depotenziato, sminuito e snobbato tutte le organizzazioni internazionali a difesa della pace e dei diritti umani nate dopo la Seconda Guerra Mondiale, Trump e Netanyahu sembrerebbero non volersi più fermare di fronte a nulla, costituendo una grave minaccia per l’intera umanità. Del resto, non è stato proprio il “finto pacifista” Donald Trump, lo stesso che ha preteso il Premio Nobel per la Pace, a bombardare 7 Paesi in 13 mesi? E ancora, non è Benjamin Netanyahu colui che è oggetto di un mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nel novembre 2024, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza (tra cui l’uso della fame come arma di guerra, omicidio, persecuzione e attacchi diretti alla popolazione civile), eppure rimane ancorato ben salto al potere?

L’illuminante condanna della Spagna di Pedro Sanchez alla guerra

Credit: web

Insomma, pare che le terribili lezioni del passato oscuro e disumano di metà Novecento non abbiano insegnato nulla ai leader occidentali. A parte la dura condanna di Cina e Russia, l’unica nazione dell’Occidente ad aver preso una posizione chiara, coerente e netta fin da subito contro quella che si ritiene una guerra illegale, è stata la Spagna di Pedro Sanchez. Proprio per questo, in un mondo occidentale sempre più disumano, bugiardo, ipocrita, apatico, distante, egoista e schiavo di interessi criminali e guerrafondai, è doveroso riportare le dichiarazioni illuminanti ed epiche del premier spagnolo.

Le dichiarazioni di Sanchez:

In primo luogo, respingiamo la violazione del diritto internazionale che ci protegge tutti, soprattutto i più vulnerabili, la popolazione civile. In secondo luogo, non dobbiamo dare per scontato che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo attraverso conflitti e bombe. E infine, non dobbiamo ripetere gli errori del passato. In breve, la posizione del governo spagnolo può essere riassunta in quattro parole: no alla guerra”.

E poi ancora:

Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono già trovati in questa situazione. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci ha trascinati in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, all’epoca si diceva fosse stata combattuta per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che, in realtà, analizzata in prospettiva, ha prodotto l’effetto opposto. Ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia mai subito dalla caduta del Muro di Berlino.

La guerra in Iraq ha provocato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un diffuso aumento dei prezzi dell’energia, con conseguenti ripercussioni sul costo della vita e sul costo del cibo. Questo è stato il regalo del “trio delle Azzorre” agli europei dell’epoca. Un mondo più insicuro e una vita peggiore. È vero che è ancora troppo presto per sapere se la guerra in Iran avrà conseguenze simili a quelle dell’Iraq. Se porterà alla caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran o alla stabilizzazione della regione“.

E infine, concludendo con:

Ciò che sappiamo è che da questo non emergerà un ordine internazionale più equo, né produrrà salari più alti, servizi pubblici migliori o un ambiente più sano. In realtà, ciò che possiamo intravedere per il momento è una maggiore incertezza economica e l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Per questo motivo la Spagna è contraria a questo disastro, perché comprendiamo che i governi sono qui per migliorare la vita delle persone, per fornire soluzioni ai problemi, non per peggiorarla. Ed è assolutamente inaccettabile che quei leader incapaci di assolvere a questo compito sfruttino la guerra per nascondere il loro fallimento, riempiendo le tasche di pochi – i soliti quelli. Gli unici che vincono quando il mondo smetterà di costruire ospedali per costruire missili.

Che dire, la sua scelta coraggiosa (e necessaria!) ha provocato forti tensioni diplomatiche con Washington e addirittura minacce di ritorsioni commerciali da parte di Trump. Tuttavia, il Governo spagnolo ha mantenuto la propria linea, ribadendo il primato assoluto del diritto internazionale e della diplomazia. E il nostro esecutivo, invece, che posizione ha preso?

La posizione del Governo di Giorgia Meloni

Credit: web

In questo drammatico e difficile contesto internazionale, fino a ieri sera il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni appariva sempre più allineato alle posizioni statunitensi, mostrando un atteggiamento che si potrebbe definire “politicamente servile” nei confronti dell’alleato d’oltreoceano e di Israele, una scelta che rendeva (e rende tutt’ora) la differenza con la Spagna abissale. Ciò nonostante, ospite ieri sera da Mario Giordano a Fuori dal Coro, la premier avrebbe addirittura peggiorato la situazione, dichiarandosi nè a favore né contraria al conflitto.

C’era da stupirsi? Forse no! Dopotutto, la politica estera del Governo italiano negli ultimi anni ha visto un forte allineamento, che ha a tratti assunto le sembianze di un servilismo bieco e cieco, agli USA e alla NATO. In linea con questa impostazione, dunque, Roma non ha condannato la guerra, che viola palesemente il diritto internazionale, preferendo mantenere una posizione diplomatica incerta e molto debole. Una scelta duramente criticata dall’opinione pubblica italiana e dalle opposizioni dato che il nostro esecutivo, insieme agli alleati europei, non era stato neanche avvertito dell’inizio degli attacchi e che il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto si trovava con la sua famiglia a Dubai.

Sovranismo retorico e atlantismo reale: la contraddizione italiana

Per di più, il confronto tra Italia e Spagna mette in luce una contraddizione evidente. Il governo Meloni si presenta come campione del sovranismo nazionale, ma sul piano della politica estera è allineato agli interessi strategici statunitensi piuttosto che a quelli europei. Al contrario, la Spagna, guidata da un governo progressista, ha dimostrato che è possibile mantenere relazioni con Washington a testa alta e con la schiena dritta senza rinunciare alla propria autonomia politica.

Si delineano così due modelli diversi di politica estera:

  • Modello italiano: cieca fedeltà atlantica e cautela diplomatica con scarsa autonomia decisionale e apparente sudditanza nei confronti degli USA e di Israele;
  • Modello spagnolo: cooperazione con gli alleati ma con una posizione politica autonoma e critica quando necessario.

In questo senso, la Spagna ha offerto una lezione di valori e diritti umani, coerenza politica, civiltà, indipendenza strategica e fedeltà al diritto internazionale. Un archetipo di posizione che dovrebbero seguire tanti leader europei, Meloni inclusa.

Un atteggiamento politico senza autonomia strategica e senza carattere

Questa incertezza politica del Governo Meloni non giova agli interessi italiani, ma porta inevitabilmente a seguire in modo passivo e remissivo le scelte geopolitiche di Washington e Tel Aviv. La mancanza di una presa di posizione autonoma su un conflitto che rischia di destabilizzare l’intero Medio Oriente alimenta l’idea che il governo Meloni abbia scelto la strada della fedeltà incondizionata agli USA, incluso quando ciò implica evitare qualsiasi critica agli alleati per paura di ritorsioni o minacce.

In termini politici, tale linea appare paradossale e inefficace per un esecutivo che ha costruito gran parte della propria retorica sulla difesa della sovranità nazionale. Così facendo, l’Italia, o meglio chi la governa e amministra, rischia secondo me di posizionarsi dalla parte sbagliata della Storia. Fortunatamente, però, il popolo è abbastanza determinato. Stando agli ultimi sondaggi realizzati da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, il 70% degli italiani è contrario alla guerra poiché rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e non vuole rimanerne coinvolto, benché l’invio di Samp/T nel Golfo e di navi a Cipro ci renda dei bersagli, non solo per il Regime iraniano, ma anche per l’Aja.

Il mondo è sempre più vicino all’autodistruzione?

Per concludere, al netto di qualsiasi posizione, è innegabile che il conflitto costituisca uno dei momenti più pericolosi e terribili degli ultimi decenni. Quando potenze militari dotate di arsenali all’avanguardia entrano in uno scontro diretto, il rischio di errori di calcolo, escalation prive di controllo e coinvolgimento di altre superpotenze mondiali (Russia e Cina) aumenta drasticamente. Siamo ad un crocevia e spetta solamente a tutti noi cercare di compiere la scelta più adeguata possibile perché o la dormiente diplomazia internazionale riuscirà a fermare la spirale di violenza oppure il mondo potrebbe trovarsi di fronte ad una nuova era di conflitti globali che potrebbero causare l’autodistruzione dell’umanità.

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Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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