Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, sono i più noti tra quegli amori ostacolati o irrealizzati, ma soprattutto alimentati da nostalgia che si poggia come una palla di piombo sulle viscere. Nella maggioranza dei casi sono proprio la lontananza, il distacco a rendere possibile il perdurare dell’amore. L’amore sussiste e si nutre solo se c’è l’ostacolo, e questo dovrebbero capirlo soprattutto gli uomini di questo secolo. Il massimo dell’ostacolo è la morte: a questo sembrano tendere i due amanti, questo sembra essere il fine del sentimento che li unisce.
Mi ama tanto che la morte ama
Questo dice Isotta dalle bianche mani. La vicenda di Tristano e Isotta è i considerata capostipite di quel filone di amore e morte che troverà nel Romanticismo il suo apogeo, ha degli antenati anche nel lontano mondo della mitologia classica
Come si evolvono “Eros & Thanatos”, amore e morte, nel corso del tempo?
L’amore occidentale, invece, dalle sue origini cortesi, appare fondamentalmente legato al distacco, alla sofferenza. È un sentimento che esige l’assenza e l’idealizzazione di chi si ama, un desiderio che rimane costante. Così cantano l’amore i trovatori provenzali e i nostri poeti della scuola siciliana, che adorano la donna con tensione mistica, con una dedizione pervasa dal di morte quale fuga dalla realtà quotidiana, difficile e banale. Tra gli Stilnovisti, è soprattutto Cavalcanti a concepire l’amore come una forza devastante che conduce alla rovina.
Eros e Thanatos trovano poi uno dei vertici più alti nella poesia e nella musica italiana nel Combattimento di Tancredi e Clorinda della Gerusalemme liberata. Il tema dell’amore irrealizzabile qui diventa una vicenda straziante, narrata dal Tasso e poi musicata da Monteverdi con passione commossa. Nel momento culminante dell’uccisione di Clorinda, il combattimento tra lei e Tancredi pare più un sensualissimo incontro amoroso che incalza fino al climax, che non un duello mortale:
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta / che vi si immerge e’l sangue avido beve; / e la veste, che d’or vago trapunta / le mammelle stringea tenera e leve, / l’empie d’un caldo fiume
In letteratura
Nei romanzi, nei drammi e nei melodrammi moderni il tema dell’amore impossibile è legato all’idea di morte, soprattutto in epoca romantica: pensiamo soltanto ai libretti della maggior parte delle opere liriche dell’Ottocento. Nella letteratura francese il tema è stato l’ingrediente principale di alcuni racconti di Flaubert (per esempio il giovanile Passione e virtù) e, in tempi più vicini a noi, del romanzo di Marguerite Duras, L’Amante, in cui per una volta è l’uomo ad essere impossibilitato ad unirsi per sempre all’amata, molto giovane e povera, perché già promesso sposo di una donna ricca.
Nel filone dei desideri irrealizzabili perché rivolti a giovanissimi si possono collocare inoltre il meraviglioso racconto di Mann La morte a Venezia e Lolita di Nabokov. Mentre tra gli italiani, a partire dalle foscoliane Ultime lettere di Jacopo Ortis, ricordiamo per brevità solo Senilità di Svevo e Un amore di Buzzati. Tutte storie suggestive e coinvolgenti proprio perché incentrate sulla fusione di amore e morte, simbiosi e separazione, desiderio di possesso e assenza.
Perchè, come annotò Jung in “Ricordi, sogni, riflessioni”: “L’amore ha non poco in comune con la morte”. Hemingway, al contrario, in “Morte nel pomeriggio” – quasi a dettare una regola, si spera, più della finzione letteraria che della vita vera – disse: “Se due persone si amano non può esserci per loro una fine felice”. Ovvero la passione, se ha quella particolare forza irrazionale che sfida ogni logica, non può incanalarsi nel quotidiano. Perchè, infine, vivere l’amore – quello possente, che tocca l’infinito – significa spostarlo sempre più in avanti vivendo…fino alla morte.
Gli esempi più conosciuti
Quello di Tristano e Isotta è probabilmente uno dei miti arturiani più noti. La storia di questi due sfortunati amanti affascina i lettori da sempre: un amore fatale che scavalca le convenzioni, un tragico intreccio fra Eros e Thanatos, giunto nell’immaginario contemporaneo come uno dei lasciti più duraturi del Medioevo. In realtà, la leggenda è stata ripresa in svariate opere dell’epoca quale frutto di un processo di continua rigenerazione che l’ha portata a rivivere in età moderna grazie al movimento romantico e al genio musicale di Richard Wagner.
Alexander und Dedalus è una silloge poetica che canta una vicenda amorosa in continua tensione tra presenza e assenza, dice il critico letterario Giuseppe Maggiore:
L’analisi critico-letteraria
“Alexander und Dedalus ci consegna tutto il carico esperienziale del loro autore, tutto il suo vissuto, tutto il suo passato, presente e, persino, futuro. Un’insolita e molto intima introduzione, in cui, come se le poesie da sole non bastassero, si mette una volta di più a nudo di fronte al lettore. Vien subito da chiedersi perché mai un poeta senta il bisogno di fornire una spiegazione, foss’anche un’introduzione, alle sue poesie. Perché aggiungere parole alla Parola? Perché voler restituire quei versi a un vissuto cui ormai non appartengono più, in quanto sua astrazione, superamento, sublimazione?
Eppure lui stesso scrive: «L’uomo spirituale lo è, e basta, non ha alcun motivo di spiegare ciò che vive nella sua anima.». Fatte salve queste considerazioni, va detto anche che questo racconto dai toni confidenziali in cui traccia la genesi delle poesie, se da un lato ci immette nella sua concreta dimensione umana ed esistenziale, dall’altra conferisce a quegli eventi personali una valenza universale, è sì, una poesia che sa di vissuto, intrisa della memoria dei luoghi e di quanti hanno stillato ora miele ora fiele nel suo animo, ma è anche una poesia che si spinge in avanti, lambendo con occhio chiaroveggente il futuro.
Una poesia oracolare, che legge e interpreta gli accadimenti traducendoli in segni, o in chiavi d’accesso a verità altre. Perché, dopotutto, cos’è l’incontro, cos’è l’amore, cosa la vita o persino la morte, se non l’occasione di una trasformazione, di una rinascita, di una nuova resurrezione? Tutto ciò che esperiamo ha in sé un potenziale alchemico che attende di essere liberato. Alexander Und Dedalus è un viaggio poetico ed esoterico di iniziazione all’Amore. Un amore ancestrale, trascendentale, mistico e sensuale. Un amore divino e carnale.”
Morte come continuità del sentimento
Tristano e Isotta, Alexander und Dedalus, rappresentano i capisaldi della latteratura Eros e Thanatos, ponte che unisce secoli di letteratura che vedono e vivono l’amore nella loro idealità fino a concepire la morte come continuità del sentimento.
A cura di Luana Borgia
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