Vent’anni, nel mondo dello spettacolo, sono tanti e si percepiscono ancora di più se consideriamo che, nel frattempo, sono cambiate le radio, sono arrivati i social e lo streaming ha completamente rivoluzionato il nostro modo di fruire la musica. Fortunatamente, però, in questo vasto e agitato mare di cambiamenti che ci ha letteralmente investito, c’è stato chi ha saputo affrontare la marea senza mai perdere di vista la terraferma. Un po’ ciò che è accaduto al Minturno Musica Estate, che darà il via questa sera alla sua ventesima edizione e che, fino ad oggi, non ha perso assolutamente nulla del suo spirito originario.
In Piazza Portanova, infatti, avranno inizio i festeggiamenti all’insegna di un traguardo che non tutti riescono a tagliare. Sul palco si alterneranno numerosi artisti, fra cui Fausto Leali, Michele Bravi, Annalisa Minetti, Massimo Di Cataldo, la Rino Gaetano Band e Paolo Mengoli, ognuno dei quali ci rammenterà, a modo suo, che la musica può ancora contribuire ad unire se riportata nelle strade, a contatto con le persone, e soprattutto quando le distanze non potrebbero essere più marcate, che sia per una mera questione anagrafica o di semplice gusto.
Vent’anni di Minturno tra memoria, musica e cambiamenti

Chissà, magari quello che è ormai divenuto un appuntamento fisso dell’estate nostrana deve il suo successo proprio a questo. Del resto, non ha mantenuto immutata nel tempo la sua formula, ma ha saputo adattarla non rinunciando mai ai valori e alle motivazioni in nome dei quali è nato. L’evento è cresciuto insieme al suo pubblico, aprendosi nel tempo a sonorità e artisti differenti, ma mantenendo sempre al centro il rapporto diretto tra chi sale sul palco e chi ascolta, perché nell’epoca in cui buona parte dell’esperienza musicale passa da cuffie, schermi e algoritmi, una piazza che canta insieme rimane qualcosa di sorprendentemente semplice ed efficace.
Una cosa buona della musica è che quando ti colpisce non senti dolore
Così diceva Bob Marley e, a pensarci bene, probabilmente è difficile dargli torto. In fondo, cambieranno pure i mezzi, i gusti e le persone che ascoltano, ma è innegabile che una canzone possa riuscire a raggiungere tutti nello stesso momento. Pasquale Mammaro, direttore artistico della rassegna, lo sa benissimo e ha vissuto la trasformazione praticamente dall’interno. Ha iniziato giovanissimo nelle stazioni radiofoniche libere e ha poi costruito una lunga attività nel mondo della musica e dello show business, lavorando come manager, produttore e talent scout e seguendo artisti che hanno raggiunto il palco del Festival di Sanremo. Il suo legame con Minturno, però, è qualcosa che va ben oltre. Si tratta della città in cui ha trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza ed è da qui che, vent’anni fa, è nata anche l’idea del Minturno Musica Estate.
Un’idea che abbiamo voluto farci raccontare proprio dal diretto interessato. Buona lettura!
Pasquale Mammaro: «Il rapporto diretto col pubblico va curato»
Buon pomeriggio Pasquale. Vent’anni fa il Minturno Musica Estate nasceva da un’idea legata al suo rapporto personale con la città. Cosa è cambiato da quella prima edizione e cosa, invece, è rimasto intatto?

Il fatto che mi metta in gioco in prima persona, sul palco a presentare, cosa che ovviamente non è il mio ruolo, dimostra quanto sia affezionato a Minturno. Su quella stessa piazza ho trascorso l’infanzia, la mia adolescenza, perché andavo sempre lì in vacanza con i miei genitori e non solo d’estate. Molte persone, non ci sono più, purtroppo, perché passano gli anni ed è nell’ordine delle cose. Quello che rimane intatto è l’affetto per questo paese e i tanti ricordi. Minturno Musica Estate, è nata anche per questo motivo, per preservare questo legame speciale. In vent’anni sono cambiate tante cose, soprattutto negli ultimi anni, perché i miei genitori non ci sono più e questa cosa ovviamente mi rattrista molto, ma mi aiuta tenerne vivo il ricordo. Quello che è rimasto e rimarrà intatto per sempre è questo: l’amore per Minturno.
Quest’anno il palco mette insieme artisti e generazioni molto diverse. Quanto è difficile, oggi, costruire un programma capace di parlare contemporaneamente a pubblici così differenti?
Dico sempre che faccio il famoso fritto misto alla Pippo Baudo, perché così non si sbaglia. Cerco di mettere insieme artisti di varie generazioni, accontentando un po’ tutti, anche se inizialmente Minturno Musica Estate era nato soprattutto per ricordare i successi del passato, in seguito mi sono dovuto adattare ai tempi e quindi, negli ultimi anni, ho portato anche suoni diversi, anche artisti diversi, soprattutto di generazioni diverse. Devo dire che questa formula ha funzionato molto bene e ha dato i suoi frutti consolidando il gradimento del pubblico che è composto da persone e generazioni molto diverse tra loro.
Lei ha lavorato con molti artisti prima che arrivassero sul palco di Sanremo. Quanto conta, nel suo mestiere, riuscire a intuire il potenziale di un artista prima che diventi evidente a tutti?
L’intuito è importante, ma bisogna anche essere fortunati. E’ necessario anche avere esperienza che, personalmente, ho maturato a partire da quando, a 15 anni, facevo già programmi in una delle prime emittenti libere proprio a Minturno, Radio Alfa International. Stiamo parlando di tempi pionieristici per le radio e quindi, pensa, questa mia passione, è nata lì. Per la radio andavo alla ricerca di musica da trasmettere comprando dischi, selezionando canzoni tra quelle che secondo il mio giudizio erano più forti, cercando sempre di andare incontro ai gusti del pubblico. Facevo scouting, un allenamento utilissimo per fiutare oltre che il successo della singola canzone, quale fosse il potenziale di un’artista ancora sconosciuto. Credo sia stato il mio punto di forza insieme alla passione vera per la musica e questo che è diventato il mio mestiere.
In vent’anni è cambiato radicalmente anche il modo di ascoltare musica: streaming, social, TikTok, concerti sempre più grandi. Secondo lei abbiamo guadagnato qualcosa oppure, sotto certi aspetti, abbiamo perso il rapporto più diretto con le canzoni?
Ci sono i pro e i contro: sicuramente è cambiata la musica e il modo di ascoltarla. Le case discografiche una volta puntavano su un artista e ci lavoravano seriamente con impegno, investendo tempo e denaro. Tutto questo adesso si è un po’ perso, quindi alla fine cerchiamo sempre di puntare alla roulette russa, andando un po’ alla cieca: si punta magari sul vincitore di uno di questi format, che sono diventati negli anni una grande fabbrica di illusioni per tanti. Infatti vediamo quanti ragazzi, quanti artisti arrivano dal nulla e nel nulla spariscono. Io credo ancora che il rapporto diretto col pubblico vada curato e la gavetta, la famosa gavetta, vada fatta.
Un giorno intervistando per la radio Riccardo Cocciante, chiesi quale fosse il segreto per il successo e lui rispose che il difficile, non è raggiungerlo, ma mantenerlo, perché al di là del colpo di fortuna magari con un brano, la vera arte è saper restare sulla cresta dell’onda, lavorando sodo e dialogando con il pubblico.
Minturno Musica Estate è arrivato alla ventesima edizione mentre molte manifestazioni estive nascono e scompaiono nel giro di pochi anni. Quale ritiene sia il vero motivo per cui alcune iniziative riescono a diventare una consuetudine per il pubblico?

Non voglio giudicare le altre iniziative, ma posso sicuramente dire che il pubblico sente e capisce il nostro affetto, il sentimento che mettiamo, la passione per ‘Minturno Musica Estate’. Un’affezione che il pubblico ricambia con slancio. L’anima della kermesse è un comitato, una macchina operativa formata da un gruppo di amici che da vent’anni lavora per il successo della manifestazione. La formula originaria è rimasta e il suo elisir di giovinezza, è questo legame. Nessuno scopo di lucro, ma una festa, un concertone dove artisti diversi portano due, tre dei loro successi coinvolgendo il pubblico come solo una piazza sa fare! Credo che le motivazioni facciano sempre la differenza.
C’è qualcosa che vorrebbe cambiare dell’evento?
La formula è questa anche se, come ho detto, si è evoluta nel tempo la scelta musicale. Ma squadra che vince, non si cambia e visto il successo delle passate edizioni di critica e pubblico, come potrei?
Cosa dobbiamo aspettarci dall’attuale edizione?
La conferma che valga sempre la pena esserci a questa grande festa con tanti grandi artisti che, anche quest’anno, hanno accolto il mio invito nonostante siano reduci da tour estivi impegnativi, perché Minturno è Minturno!
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