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Emanuele De Maria, il killer in fuga si suicida lanciandosi dal Duomo di Milano: servono pene più deterrenti

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Emanuele De Maria

Nel pomeriggio di domenica 11 maggio, un uomo di 35 anni, Emanuele De Maria, si è tolto la vita gettandosi dalle terrazze del Duomo di Milano. La notizia ha avuto un’enorme risonanza mediatica, spingendo gli inquirenti ad avviare subito un’indagine per ricostruire il profilo dell’uomo e le motivazioni del gesto.

De Maria, napoletano, era detenuto nel carcere di Bollate, dove stava scontando una condanna a 15 anni per l’omicidio di una giovane tunisina di 23 anni, avvenuto nel 2016 a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Dopo un periodo di latitanza, era stato arrestato in Germania nel 2018. In seguito, aveva ottenuto il trasferimento nel carcere di Bollate, struttura nota per i suoi programmi di reinserimento sociale.

Gli ennesimi femminicidi e il gesto estremo di Emanuele De Maria

Da alcuni mesi beneficiava di un regime di semilibertà che gli consentiva di uscire dal carcere per lavorare come receptionist presso l’Hotel Berna, situato nei pressi della Stazione Centrale di Milano, per poi farvi rientro ogni sera entro l’orario stabilito.

Proseguendo con le indagini, gli inquirenti hanno collegato De Maria alla morte di una donna di 50 anni, di origine srilankese, barista presso lo stesso hotel. La donna sarebbe stata sua compagna e, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe espresso la volontà di porre fine alla loro relazione. Questo avrebbe spinto De Maria a ucciderla. Inoltre, avrebbe aggredito un altro dipendente dell’hotel, attualmente ricoverato in gravi condizioni, ritenendolo responsabile della rottura con la compagna.

Ricercato dalla polizia, De Maria ha vagato per Milano fino a raggiungere il centro città. Dopo aver acquistato un biglietto per accedere alle terrazze del Duomo, ha compiuto il tragico gesto lanciandosi nel vuoto da circa 60 metri, sotto gli occhi di numerosi turisti in una domenica soleggiata.

Alla luce degli sviluppi emersi, appare evidente che De Maria sia responsabile di due femminicidi, e ci si interroga su come sia stato possibile concedergli un regime di semilibertà, consentendogli di lavorare a contatto con il pubblico in pieno centro a Milano. Nonostante le misure di tutela e la crescente attenzione sul tema dei femminicidi, questo caso solleva gravi perplessità sull’efficacia dei meccanismi di valutazione e controllo all’interno del sistema penitenziario.

Era giusto che lavorasse a contatto con il pubblico?

Un detenuto condannato per un reato tanto grave, pur avendo mantenuto una condotta corretta in carcere, non avrebbe dovuto svolgere un lavoro a diretto contatto con i cittadini. Sarebbe stato più prudente affidargli mansioni all’interno dell’istituto penitenziario, dove avrebbe potuto essere monitorato costantemente, riducendo i rischi per la collettività.

Questo episodio evidenzia, più in generale, un senso crescente di insicurezza tra i cittadini, soprattutto nelle grandi città. I furti, lo spaccio e i borseggi, ad esempio nelle metropolitane, sono in aumento, mentre spesso i responsabili vengono rilasciati in tempi brevi o non arrestati affatto. Questa percezione di impunità finisce per alimentare ulteriormente la microcriminalità.

In molti casi, i cittadini che reagiscono a un’aggressione, difendendo sé stessi o i propri beni, si ritrovano ad affrontare un calvario giudiziario per “eccesso di legittima difesa”, rischiando condanne e richieste di risarcimento da parte dei familiari del malvivente. È un paradosso che rischia di capovolgere il principio fondamentale della giustizia: la tutela del cittadino onesto.

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere — Bertolt Brecht

È giunto il momento che le istituzioni e la politica prendano atto della realtà che vivono i cittadini e adottino misure concrete ed efficaci. Servono pene più severe e realmente deterrenti, oltre a una riforma dei meccanismi di controllo per chi accede a misure alternative al carcere. La sicurezza dei cittadini deve tornare ad essere una priorità, così da ridare fiducia e serenità a chi oggi si sente abbandonato.

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Nata a Milano, si interessa da sempre di tutto ciò che, nel bene e nel male, colpisce il mondo che la circonda. Attualità, politica, cronaca e spettacolo sono da sempre il suo pane quotidiano. Nutre un profondo e smisurato affetto nei confronti degli animali, ama la moda ed è una grande appassionata d'arte. Scrive per passione e commenta quello che, secondo lei, merita attenzione.

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