Federico l’Olandese Volante, pseudonimo di Frederik Matthijs Van Stegeren, ha accompagnato, per oltre 50 anni, generazioni di ascoltatori, portando nelle case degli italiani la sua passione per la musica e un modo di fare radio che non somigliava a quello di nessun altro. Dietro quel soprannome diventato familiare c’era un uomo nato nei Paesi Bassi il 19 aprile 1950 e arrivato in Italia quando era ancora giovanissimo. La sua è una storia fatta di intuizioni, incontri straordinari, notti interminabili e scelte che lo hanno portato lontano dalle strade più convenzionali.
La notizia della sua morte, avvenuta lo scorso 9 ottobre 2026 all’età di 76 anni, mi ha riportato alla memoria una stagione della radio che oggi sembra lontanissima, ma che continua ad esercitare un grande fascino. Era un tempo in cui bastavano una voce, qualche disco e la voglia di raccontare per costruire un rapporto speciale con il pubblico. Lui quella magia l’aveva capita presto e, soprattutto, aveva saputo farla metterla in pratica.
La radio è un mezzo per tenere compagnia alle persone – Frederik Matthijs Van Stegeren
La passione di Federico l’Olandese Volante era nata sul mare
Per capire chi fosse davvero Federico bisogna tornare alla fine degli anni Sessanta, quando la radio era ancora un territorio tutto da esplorare. La sua avventura professionale comincia nei Paesi Bassi, avvicinandosi a Radio Veronica, emittente che trasmetteva da una nave nel Mare del Nord. Erano gli anni delle radio pirata, nate per aggirare i limiti delle trasmissioni tradizionali e dare spazio a una musica che stava cambiando il mondo.
Il rock non era soltanto un genere musicale. Era un modo di pensare, un linguaggio attraverso cui i giovani cercavano la propria identità. Beatles, Rolling Stones e Jimi Hendrix rappresentavano molto più di una semplice colonna sonora e chi riusciva a portarli nelle case degli ascoltatori diventava parte di quella rivoluzione. Lui si trovò proprio lì, nel momento in cui la radio stava scoprendo nuove possibilità. Non aveva ancora il nome con cui sarebbe diventato famoso in Italia, ma aveva già maturato quella passione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Il soprannome arrivò qualche anno più tardi, a Radio Monte Carlo. Fu il direttore artistico Noel Coutisson a proporgli The Flying Dutchman, l’Olandese Volante. Un nome che inizialmente non lo convinceva del tutto, ma che finì per diventare il suo marchio di fabbrica. Il pubblico imparò presto a riconoscerlo e, con il tempo, quel soprannome prese il posto del suo vero nome nell’immaginario di tanti ascoltatori.
Monte Carlo, tra musica e incontri indimenticabili
L’esperienza a Monte Carlo rappresentò una tappa fondamentale. Per circa sei anni Federico visse in un ambiente internazionale, dove la musica si intrecciava con la vita notturna e con il mondo dello spettacolo. Non era soltanto una questione di dischi da mettere in onda: c’erano locali, artisti, personaggi famosi e occasioni che difficilmente si sarebbero presentate altrove. In quegli anni ebbe modo di conoscere alcune delle figure più celebri del panorama internazionale. Tra i nomi che avrebbe ricordato nel corso della sua carriera ci sono Frank Sinatra e Brigitte Bardot. Incontri che raccontano bene il mondo in cui si muoveva, ma che non devono far dimenticare la parte più interessante della sua storia: Federico era soprattutto un uomo curioso, capace di lasciarsi sorprendere dalle persone e dalle situazioni.
Come quella volta in cui decise di impressionare una principessa polacca organizzando un trasferimento in motoscafo per raggiungere una festa. Il mezzo era prestigioso, il programma sembrava perfetto, ma qualcosa andò storto: finì il carburante e i due rimasero in mare fino al mattino, quando furono recuperati dalla Capitaneria di porto. Un episodio che Federico raccontava con ironia e che restituisce un’immagine diversa dal classico professionista abituato a frequentare le celebrità. Dietro il personaggio c’era qualcuno che amava vivere, sperimentare e, quando necessario, saper ridere dei propri errori.
L’arrivo in Italia e la stagione d’oro di Radio 105
Dopo Monte Carlo, il suo percorso proseguì in Italia, dove sarebbe diventato uno dei protagonisti della radiofonia privata. L’arrivo a Radio 105, coinvolto dall’editore Alberto Hazan, coincise con una stagione di grande fermento per le emittenti commerciali. La radio stava cambiando pelle. Gli ascoltatori cercavano voci riconoscibili, programmi dinamici e un rapporto meno formale con chi si trovava dietro il microfono. Federico aveva già maturato un’esperienza internazionale e portava con sé un approccio diverso, influenzato dalla tradizione radiofonica anglosassone.
Per lui un disc jockey non doveva limitarsi a introdurre una canzone e annunciare quella successiva. Doveva conoscere la musica, saperla raccontare e riuscire a trasmettere qualcosa di personale. Era una filosofia che lo accompagnò anche quando assunse incarichi di responsabilità, compreso quello di direttore artistico. Il lavoro organizzativo, tuttavia, non era la sua dimensione preferita. Lo avrebbe raccontato lui stesso: per quanto importanti fossero gli incarichi ricoperti, la vera passione restava stare davanti al microfono.
Negli anni successivi arrivarono altre esperienze, tra cui Rai Radio 2 e RTL 102.5. Emittenti diverse, pubblici diversi, ma lo stesso desiderio di continuare a fare ciò che aveva scelto da ragazzo.
Da John Lennon a Freddie Mercury: il privilegio di incontrare la storia
Una parte importante della vita professionale di Federico è legata agli incontri con i grandi nomi della musica internazionale. Per chi ama il rock, poter parlare con artisti che hanno segnato intere generazioni è un privilegio raro. Per lui, che quella musica l’aveva vissuta prima ancora di farne un mestiere, significava anche entrare in contatto con figure che avevano alimentato la sua passione. Tra gli episodi più significativi c’è l’incontro con John Lennon, avvenuto pochi mesi prima dell’assassinio dell’artista, nel dicembre 1980. Un’intervista che, col senno di poi, assume un significato particolare proprio per la vicinanza a una delle pagine più dolorose della storia della musica contemporanea.
Poi c’è Freddie Mercury, incontrato a Sanremo nel 1984, quando i Queen parteciparono al Festival della Canzone Italiana. La decisione di far esibire il gruppo in playback aveva provocato la rabbia del cantante, abituato a una dimensione dal vivo nella quale la sua presenza scenica era parte integrante dello spettacolo. Federico raccontò di averlo raggiunto nella sua camera d’albergo, trovandosi davanti un artista tutt’altro che disposto a nascondere il proprio disappunto. Un episodio che aiuta a comprendere quanto, per Mercury, la musica non fosse soltanto una questione di esecuzione, ma anche di rispetto per il pubblico e per il proprio lavoro.
Nel corso degli anni, Federico avrebbe ricordato anche altri incontri importanti, da Paul McCartney a Eric Clapton, passando per Robert Plant ed Elton John. Momenti di una vita trascorsa a stretto contatto con la musica, quella stessa musica che aveva rappresentato il punto di partenza della sua avventura professionale.
Una radio che cambia e un uomo che non smette di dire la sua
Il tempo, naturalmente, non si è fermato. La radio delle navi nel Mare del Nord ha lasciato spazio ai grandi network, la programmazione si è trasformata e la tecnologia ha modificato profondamente il rapporto con gli ascoltatori. Federico ha attraversato tutti questi cambiamenti senza perdere la propria identità. Negli ultimi anni non aveva nascosto alcune perplessità sull’evoluzione del mezzo, criticando la tendenza a rendere le programmazioni troppo simili tra loro e lamentando la riduzione degli spazi dedicati alla conoscenza musicale.
Si può essere d’accordo oppure no con le sue valutazioni. I network moderni hanno raggiunto un pubblico enorme e si sono adattati a un mercato completamente diverso da quello degli esordi di Federico. Ma la sua osservazione poneva una questione importante: quanto spazio rimane oggi per chi vuole raccontare la musica, oltre a trasmetterla?
La scelta di allontanarsi e il desiderio di una vita diversa
Negli ultimi anni Federico aveva deciso di lasciare l’Italia e trasferirsi in Tunisia. Dopo una vita scandita dagli orari della radio, dalle dirette e dagli impegni professionali, aveva scelto un’esistenza più tranquilla, lontana dalla frenesia del lavoro quotidiano. Non aveva però rinunciato alla musica. L’idea di realizzare una web radio dedicata al rock e agli appassionati di quella stagione dimostrava quanto fosse difficile separarsi da ciò che aveva rappresentato il centro della sua vita.
Nell’intervista rilasciata pochi giorni prima della morte aveva parlato della famiglia, dei figli e dei progetti realizzati. Aveva anche ammesso, senza troppi giri di parole, che avrebbe voluto guadagnare di più durante la carriera. Una considerazione molto umana, che restituisce le proporzioni reali del successo. Si può aver incontrato le più grandi star del pianeta, aver lavorato per emittenti importanti e aver accompagnato intere generazioni, senza per questo considerare risolti tutti i problemi della propria esistenza.
Oggi restano le registrazioni, le interviste, gli aneddoti e i ricordi di chi lo ha ascoltato, ma soprattutto la testimonianza di un uomo che ha contribuito a rendere la radio un luogo di incontro tra artisti e pubblico, in un periodo in cui la voce dello speaker poteva diventare parte della vita quotidiana di milioni di persone. Il suo soprannome richiamava una leggenda destinata a navigare per sempre. Federico, invece, il suo viaggio lo ha compiuto davvero, attraversando Paesi, epoche e generazioni!
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