Un itinerario che unisce arte e magnificenza architettonica alle bellezze di una natura discreta, ma intima e intensa. Iniziamo a esplorare l’Istria slovena, 46 chilometri di territorio sloveno dislocato lungo la costa mediterranea e, naturalmente, al suo interno, partendo da Pirano, a 25 chilometri a sud di Trieste.
Pirano sulle note di Giuseppe Tartini
E lo facciamo omaggiando il grande violinista Giuseppe Tartini (1692-1770), che qui ebbe i natali – pur essendo di origine toscana da parte di padre – e che qui visse quando tutta la regione faceva parte della Serenissima.
Sotto Venezia, spostandosi tra la stessa città veneta e Vienna, Tartini affinò la sua straordinaria virtù di violinista e si esibì nei principali teatri da concerto d’Europa. Un esempio di musicista vero e anche di filantropo, dato che più volte propose di affiancare, nell’educazione giovanile e soprattutto per i bambini poveri, un percorso musicale al normale percorso scolastico.
Tartini fu per anni faro illuminante di Pirano, dividendosi tra mecenatismo, buone azioni e, naturalmente, esibizioni e concerti. A lui la comunità piranese dedica ogni estate un omaggio di respiro internazionale con il Festival Tartini: decine di concerti di giovani musicisti, e non solo, ospitati in suggestive location, soprattutto all’interno delle chiese e dei palazzi storici che impreziosiscono questo centro sloveno.
Con grande emozione abbiamo assistito ad alcune sonate eseguite da giovani violiniste provenienti dall’Europa orientale nel chiostro della medievale e affrescata Chiesa di San Francesco, cuore piranese della fede religiosa. È stato eseguito persino il celebre Trillo del Diavolo, composizione che ha contribuito a rendere immortale nella storia della musica classica il divino Tartini.
Ancora oggi spartiti e sonate del violinista sono conservati in apposite teche nella sua Casa-Museo, che fa capolino sull’omonima piazza davanti al porticciolo di Pirano. Qui cimeli, oggetti personali, strumenti della quotidianità e, ovviamente, strumenti musicali raccontano, meglio di tanti libri, la vita di Tartini e della moglie, con la quale ebbe sempre simpatici battibecchi, anche pubblici, tanto da far guadagnare alla coppia il soprannome di “Socrate e Santippe”.
Tra chiese, vicoli e mura: l’anima di Pirano
La visita a Pirano si arricchisce con i tanti monumenti storici, tutti dislocati tra viuzze d’epoca – suggestive e simili ai caruggi genovesi – e la parte superiore di questo promontorio proteso sul mare.
Alla Chiesa di San Francesco si aggiunge quella di San Giorgio, splendida costruzione barocca con immagini del Santo e di altri personaggi della storia cristiana. Poi il complesso di San Giovanni Battista, con il battistero, ci porta indietro nel tempo, agli albori del Medioevo.
Infine saliamo sulla rocca, tra mura merlate, piccoli torrioni e aperture dalle quali un tempo si poteva avvistare e colpire il nemico invasore.
Capodistria, uno scrigno tra Bisanzio e Venezia
Da Pirano a Capodistria, altro scrigno della storia religiosa e civile slovena. Città di antiche origini e centro fiorente in epoca romana, deve al periodo bizantino e soprattutto a quello veneziano alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi.
Iniziamo dal Palazzo Pretorio, in stile gotico veneziano, situato nella storica Piazza del Duomo, oggi Piazza Tito, e attualmente sede dell’amministrazione comunale. Poi incontriamo il massiccio Palazzo della Loggia, risalente al Medioevo e successivamente ampliato durante i secoli della dominazione veneziana.
Interessante anche il Ginnasio Gian Rinaldo Carli, dedicato al pensatore, economista e intellettuale capodistriano, vicino agli illuministi milanesi e spesso presente nella vita culturale della Milano settecentesca, dove affinò teorie considerate progressiste per la sua epoca.
Carpaccio e la Cattedrale, i tesori di Koper
Il vero simbolo di Koper, Capodistria, è però la Cattedrale dell’Assunta e di San Nazario, le cui origini risalgono al Medioevo e che è sede della diocesi locale.
Dopo essere saliti sul campanile, alto 54 metri e custode di una delle più antiche campane della Slovenia, risalente al 1333, possiamo godere di una visione a 360 gradi che, meglio di ogni descrizione, illustra la storia e la conformazione dell’abitato.
Entriamo quindi nel magnifico monumento architettonico, più volte modificato e ampliato nel corso dei secoli. All’interno ci attende un capolavoro assoluto dell’arte pittorica: nella testata del transetto si trova la pala d’altare di Vittore Carpaccio, Madonna in trono con Bambino e i Santi (1516), nella quale San Nazario tiene in mano un modello della città, una delle più antiche rappresentazioni di Capodistria.
Altre opere legate a Carpaccio arricchiscono la chiesa e testimoniano il profondo legame tra questa terra e la grande tradizione pittorica veneziana.
Dall’olio al tartufo, i sapori dell’Istria slovena
Terminiamo la nostra visita dell’Istria slovena dando spazio alla natura e ai suoi prodotti.
In primo luogo assaggiamo le primizie locali, ormai note ben oltre i confini sloveni: in particolare l’olio extravergine di altissima qualità della tenuta olearia Gramona, nei pressi di Portorose, centro di eccellenza turistica soprattutto per il settore termale.
Poi passiamo alla “caccia” al tartufo nei boschi vicino a Padna, villaggio dell’entroterra immerso tra dolci colline boscose che ricordano molto la nostra Toscana.
Le Saline di Sicciole, dove la natura incontra la storia
Ma l’apoteosi della natura la offrono le Saline di Sicciole: una vasta distesa di ambienti salmastri, importante area naturalistica e luogo di sosta per numerosi uccelli migratori, tanto da essere diventata un’eccellenza dal punto di vista avifaunistico.

Qui gli uccelli transitano, ma molte specie si fermano e vivono grazie al clima mite anche durante l’inverno, evitando così di proseguire la migrazione verso le coste del Nord Africa.
Ancora oggi sono numerosi i salinai che durante la primavera e l’estate soggiornano negli storici casolari e lavorano alla raccolta del sale. I cristalli vengono fatti emergere e raccolti secondo tecniche tradizionali prima delle successive lavorazioni.
Questo elemento è prezioso da sempre: già sotto i Romani e poi, soprattutto, durante il Medioevo e sotto Venezia e gli Asburgo, le attività legate all’estrazione e al commercio del sale – molte delle quali piranesi – hanno prodotto considerevoli fortune.
Oggi il sale trova spazio anche nella cosmesi e nei trattamenti per il benessere. Ne abbiamo la prova recandoci alla Lepa Vida, una spa naturale all’interno della distesa delle saline, dove ci sottoponiamo a bagni di acqua salata raccolta in apposite piscine e, in particolare, a massaggi a base di fanghi salini.
Una sensazione di estrema piacevolezza, distesi su un lettino all’aria aperta, mentre il disco rossastro del sole tramonta all’orizzonte.
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